Certe persone non le capisco.

Sto ragazzo.
Un po' secco, scuretto, strane spalle che sembrano attaccate ad una gruccia.
Che vuole.
Non lo so.
Mutu si aggirava disperato ieri sera per il campo. Voleva giustizia, o solo voleva litigare.
E questa cosa non la capisco.
Ma come. Hai trovato la casa dei tuoi sogni, una vera famiglia che condivide ogni tua abitudine e un maestro di morale e valori veri come Fabio Capello. Perchè tutto questo nervosismo, perchè!!!
Eppure non credo possa lamentarsi della qualità delle attrezzature torinesi, bene o male si sa hanno l'organizzazione migliore. Non ci pensa il caro Mutu a chi, per procurarsi ben meno che gli effluvi di sanguigna purezza juventina, è costretto a luoghi scuri, anfratti maledetti, vicoli suburbani dove la legalità è ombrata di misteriosi scambi.

Eppur si muove.

Alla Juventus ieri è mancato poco. Poco perchè non fosse il consueto spettacolo di sportività e valore agonistico (sano) di cui è immancabile protagonista. Me ne cruccio: ora li sentirete i maliziosi insinuare che è impossibile che perdano. Contro la Roma. E' impossibile che riperdano 4 a 0 contro la Roma. E' impossibile che Totti rifaccia quello sgarbo immemore. E' impossibile.
La colpa è dell'angelo caduto, il redivivo e luciferino Del Piero che scivolando nell'orgoglioso tentativo di scalfire l'unicità de iddomineiddio (vedi post precedente) veniva precipitato nei gironi dell'Ade.
E Caronte lo vide assegnando un calcio di rigore. Falso, perchè non c'era e mellifluo perchè non gliene frega niente a nessuno (forse a me sì).

Ma il dubbio più lacerante durante tutta la partita di ieri sera è stato: cosa vogliono Cerqueti e Sandreani. O meglio qual è il loro lavoro. Polemicamente sarebbe facile ricordare gli esimi colleghi dei succitati qual valore difendono nella lotta quotidiana al deficit culturale e morale che par loro congenito. Vero.
I giornalisti soffrono, piangono, si struggono quasi le Mamme di Toto Cutugno -che dio l'abbia in gloria. Senza dubbio alcuno. Sarebbe ingiusto e ingiustificabile indulgere a sì vigliacca tentazione. Non lo farò.
Bensì azzarderò una complessa ermeneutica del commento calcistico.
Cerqueti e Sandreani volevano prima di ogni cosa, con tutto il cuore, con tutta l'anima ricordarci: che siamo ad agosto e i giocatori sono stanchi per i carichi elevati di lavoro. L'idea di usare per 200 volte parole diverse al fin di dire il medesimo concetto sbalordirebbe Quineau. Eppure non è solo questo, se può sembrare soprattutto questo.
A un certo punto la loro maliarda retorica ha insinuato il potere dell'immaginazione: e se Frank Zappa inondava i suoi spalti con mirabili e sinuose insinuazioni melodiche, ecco la coppia mistica della Rai inneggiare al gIUoco del calcio. Ah. Quando rivedremo le moglie le fidanzate e i bambini (interessante la promulgazione di una tanto attesa verità: la donna non esiste) allo stadio e certe scene smetteranno, ah sì che smetteranno di farci riflettere!!
Ma.
Per favore.
Dopo cinque minuti cinque.
Un paio di risse e le solite coreografiche cariche in casco blu.
E tiravo un sospiro di sollievo. Casa dolce casa.

Amore, ti prego. Spegni la luce. Voglio dormire.

Tralascio il culto sì vituperante dei suddetti commentatori al rigore concesso dall'illustre arbitro Rocchi ("forse dubbio"..Pascal lo dimostrò, dubitare conviene mon amour).
Non se ne addolori il referee: con la Juve è capitato a tutti.
Eppure il cuore, timido, sussurra: basta,
basta dire che il gobbo Alex,
gobbo di nome e di fatto,
è per antonomasia sportivo, educato, docile e mansueto.
Un Dolce Remi sotto la neve ad imperitura memoria.
Deo gratias.

Aquilone
sì ben cantato dagli Alunni del sole
si è alzato in volo ier sera
e lo farà ancora.
L'odore acre delle foglie
sui viali agostani
annuncia l'autunno a venire.

Chapeau.

A.
(juventusromadueadue)

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