Novantesimo minuto..senza recupero

Piove. Da due giorni.
Piove su Firenze. E non mi è difficile ricordare, in questa estate umida e nervosa,
il grande Paolo Valenti di un tempo che fu.
Cuore viola. Lo si scoprì il giorno della sua scomparsa.

Dopo di lui in tanti hanno narrato le gesta dei bipedi arzilli nell'occhio della sibilla che guardava al futuro: è questo il pallone, meraviglioso arcano nelle cui traiettorie la vita di pedestri impavidi e più o meno aggraziati si consuma. O si consegna alla memoria dei prossimi decenni nella voce degli aedi.
Novantesimo minuto era l'atto che concludeva il canto.
E' nel momento della morte che tutta una vita si significa: tragico Pasolini amante del Calcio.
In Novantesimo minuto avveniva la definizione di una paradossale coincidenza: quel che era compimento nel presente era la predizione stessa. Attraverso le immagini narranti e i volti paciosi dei giullari la predizione della sibilla roteava all'indietro. Nel presente. Configurando il meraviglioso impercettibile desiderio del pronostico. O solo la rassegnazione per avere sempre saputo. Chi avrebbe vinto. Ma di non averlo saputo segnare. Sulla scheda.
Non averlo saputo dire. Prima. Al sabato pomeriggio, al bar dello sport.
Infame reminiscenza platonica intrisa di umorismo. La vecchia signora si trucca da fanciulla e desta ribrezzo, come quel dannato pensiero: lo sapevo, lo sapevo sarebbe accaduto.
E poi i gol. Uno dopo l'altro. Senza altra distrazione che non fosse la linea bianca del campo immersa in un verde che sapeva di salute.
Soventemente disarmonica ma ben accolta, la geniale arringa del giullare a mezzo busto, sudato, sgualcito, spesso "inriportato" nel crine. A intrattenere con considerazioni serene, adulanti, straordinariamente ovvie. Tra le righe sottile di una fronte alta, alta, altissima.
E poi i gol. Uno dopo l'altro. Lanciati a raffica come dardi, come frecce , come una scarica di mitragliatrice. Difficile scansare l'urto di tanta essenziale bellezza: movimento, velocità, forza.

Non è stato più così. Dopo Paolo Valenti.
Non è stato così con gli altri di cui fare il nome mi pare inopportuno.
Ora che Novantesimo non c'è più voglio decidere io quando. Si è concluso.
Perchè sia quello vero.

Nel momento della morte tutta una vita si significa.

E per me Novantesimo finì quel giorno che tutta l'Italia scoprì che il buon Paolo Valenti tifava Fiorentina. Seranamente con lui, nel cielo di Firenze, volò tutto un mondo.

Non può essere quella di queste settimane la fine.
Non c'è stato alcun recupero. Io lo so. Io c'ero.

A.

3 commenti:

adriano68 ha detto...

Non ci resta che la domenica sportiva. Boicottiamo Buona Domenica, facciamo un sacrifico, aspettiamo fino a sera x vedere i gol... oppure guardiamoceli su internet, magari il giorno dopo.

Antonio Sofia ha detto...

grazie per il commento prima di tutto :-)..sì io ho preso le partite via adsl a 48 euro tutto il campionato..ciao ciao bonolis..
alla prossima!A.

lonewolf ha detto...

c'ero anch'io
e, se mai servisse, posso testimoniare
recupero non ne fu concesso
e la partita finì proprio a quel novantesimo minuto
in cui si cantava con rispetto
di un gioco
che era pure una fede
e un'emozione
preziosa...

non è più stato così
non sarà mai più così
il grande circo mediatico
balla le sue danze
con le sue coreografie
e ci lascia orfani
di un rito
magico
unico
ineguagliabile

e nel vedere uomini veri
atleti vigorosi
che furono un tempo eroi
trasformati
(e lautamente pagati per questo)
in uomini sandwich
di sponsor sempre più invadenti...

beh
penso che sia triste constatare
come al mondo ci siano più persone desiderose di facili ricchezze
che eroi

mi chiedo
nella nostra società di immagini
e di plastica
quanti
e quali
di questi uomini
segneranno epoche
come fecero i Mazzola
i Corso
gli Eusebio
i Pelè

quanti saranno eroi
e non saranno solo una merce da comprare
griffata su zaini e astucci
al pari dei wrestler
dell'uomo ragno
delle ninja turtles
o di yughi oh...