Calciomercato, vuoto pesante da morire

Stanco, sfiancato, forse fino a rimanerne ammutolito.
La conseguenza di questo inizio settimana, fine calciomercato.

Non ci sono stati colpi, o meglio: nessuna delle minacciate infestanti maligne insinuazioni del giornalaiato nazionale si è concretizzata in notizia.
Risultato che questa mattina i titoli erano già per il mercato di gennaio.
Mostruoso.
Vuoto.
Pesante.

Io mi rendo conto quanto sia difficile mantenere la calma, una passione sana, una adesione giocosa e irrazionale al Calcio. Se niente è come sembra, se nessuno è dove lo vedi, se qualsiasi gesto può essere soltanto frutto di un secondo fine, di una leggerezza, di una terribile strategia dell'accaparrazione. Marionette stupide, non i calciatori. Ma i tifosi condannati al sospetto e all'acrimonia e una falsa, falsa e periniciosa riscrittura dei valori sportivi, no, morali.
C'è chi ha fatto della menzogna e della trama alle spalle un'arte: perchè sia però, occorre una valorizzazione in questo senso. E i sorrisi sornioni, le battute sobillanti il sogno ghignocratico dell'astuzia e della maldicenza sottile, il dimostrarsi potenti. Potenti. Da poter anche fare a meno dell'atto di cui la potenza non è che l'aurora. Nessun'alba possibile, allora. Si può se è Potere.
Si può se il Potere trova servili riconoscimenti al suo minacciarsi atto. E se questi riconoscimenti son pregnanti di parole.

E così si rimane al buio, noi, i tifosi, disarmati e disarmanti, privati della minima certezza simbolica, e cos'è allora il tifo se non un'appartenenza intorno a un'effigie e a dei colori, se non un distinguersi per significati mediati da linee tutt'altro che codificabili nello spazio geografico o storico della primanascita. Togliere i simboli al calcio è ammazzare la sua anima buona. Aborto culturale di cui la vita semplicemente sociale può risentire, risente fortemente.

Stanco, sfiancato, forse fino a rimanerne ammutolito.
A pensare che Mancini avrebbe potuto essere così desideroso di Juve da partire per Milano senza permesso, facendo la voce grossa, ah sì che l'avevan sentita pareva, pretendendo la sua cessione. Mancini, dopo aver baciato la maglia sotto la curva. Tre giorni fa.
Tremevano le gambe. Se così fosse allora. Chiunque può fare qualsiasi cosa e a me non resta chee alzare il tiro. Non mi interessano i piedi che calciano e forse neanche come e dove calceranno il pallone. Mi interessa solo la maglia e soprattutto mi interessa la maglia avversaria. La voglio vedere per terra infangata, offesa, umiliata. E con lei chi la indossa, chi se ne fregia. Non è forse questo, adesso, l'unico gioco possibile?
Il simbolo non è cancellato perchè non è cancellabile: si solleva. A un alto livello d'astrazione. Dove l'ossigeno è rado e si respira male.
Pericoloso. Molto.
E io non voglio. O non vorrei. Che fosse.
Inevitabile come sembra.

nota.
MANCINI ERA A MILANO PERCHÈ IL PADRE STA MOLTO MALE.
Nonostante i dirigenti della Roma lo avessero con discrezione comunicato, la stampa ha pensato bene di continuare inesorabile a speculare su questo suo viaggio.
A tutt'oggi, quando oramai è stato chiarito che il brasiliano aveva necessità di incontrare Veloz, procuratore che si è anche incaricato di provvedere alle pratiche sanitarie necessarie a sostenere il suo genitore, il Corriere, nostra bibbia (ad averne una meglio) insinuava ulteriormente che sì è stato così, ma in fin dei conti poteva essere anche altrimenti, e forse altrimenti è stato.
Da vomitare. Sul serio. Da vomitare.

A.

1 commento:

adriano ha detto...

vero, dannatamente vero!!!