Il colore dei soldi (è degli orizzonti)


Milanjuvetreauno.
Il campionato
è riaperto.
Eh sì.
Signora mia
siamo sotto al cielo.

Quello che si deduce dalla classifica è
che.
Chi aveva denaro da spendere
sta raccogliendo i primi frutti.
Subito.
Ora.

Curiosa questa storia del denaro.
A volte non funziona.
Sono tante le squadre costruite coi soldi e che raccolgono poco.

Troppo poco. Troppo facile. Nominare l'Inter. O la Roma per certi versi - se si pensa che Totti gli è nato in grembo..

Se fosse.
Una conditio sine qua non, il denaro.
Condizione necessaria e non sufficente direbbe un matematico.

Ma dov'è il discriminante, cosa rende un investimento globalmente efficace o
potenziale oggetto di sberleffo (non me ne voglia il Moratti way of buy).
Quale
la maestria che forma l'oro
in coppe pregiate l'oro
e aggiunge oro
all'oro..

ori. allori.
desiderata dei più.
ricchi.

Ricchi per desiderare dunque,
ma cosa
cosa per essere?

Mi rispondo. Provo.

Che sia l'entusiasmo, o pur soltanto la serenità, di uno stipendio certo, di una progettazione limpida e ambiziosa,
di una gestione societaria trasparente e unita nella persecuzione degli obiettivi.
O che sia forse l'allenatore, Frida, Picasso, Geppetto a seconda
dell'opera, del materiale
dell'ispirazione. Scultore dal pregio ad secula seculorum.
O che sia il tifo, quello unico di questo stadio o di quell'altro, tutti unici tutti passionali tutti meritevoli di un grazie che sa di potere.
ricambiare.
le offese ricevute.

Perchè partiamo dal punto fermo: coi soldi, i calciatori bravi ci sono.

Sembra che dunque Fiorentina, Milan e Juve abbiano i soldi per i calciatori bravi ma anche qualcos'altro che le rende al momento più forti, distanti.
dal resto. del resto.

Gli altri guardano.
Si guardano per capire. Cosa c'è. Come fare.

C'è chi cerca i soldi e ha il tifo: si guarda allo specchio e si scopre brutto.
C'è chi ha i soldi e il tifo: si guarda allo specchio e si vede un assassino. alle spalle.
C'è chi allo specchio si vede bello e non ha i soldi e non ha il tifo.
C'è chi si vede bello allo specchio e ha o i soldi o il tifo, e con l'uno prova a guadagnarsi l'altro. A comprarsi l'altro.

Gli altri.
Guardano Miln e Juve. E Fiorentina.
Dal basso guardano, almeno per ora.
Che gli ingredienti son tanti, ma alcuni sono più ingredienti degli altri.

Perchè partiamo dal punto fermo: coi soldi, i calciatori bravi ci sono.

Intanto la Roma vince ancora
questo mi rimane da dire
e io
che so bene dov'è la mia passione
e a chi affida il proprio cuore

spero in orizzonti
tersi
diversi
orizzonti.

Bentornato Damiano Tommasi.

A.

Un petalo su San Siro


Vincere.
Un po' mi zittisce.

No, non durante la partita, allora l'unico desiderio che sento è quello di essere là allo stadio.
Perchè esser della Roma fuori da uno stadio è camminar con la testa mozza.
Poco reale.

Eppur mi zittisce.

Ieri si è sfatato un tabù decennale. La Roma ha vinto a Milano contro l'Inter, o con l'Inter meglio.
Ieri, opinione mia, si è palesata l'inettitudine di Roberto Mancini alla conduzione tecnica di una squadra senza alcun senso.
Ma è esplosa anche l'arte del Francesco Totti più vero, uomo, calciatore, supereroe.
Un perla la sua che ti fa odiare il soffitto di casa. Alzando gli occhi vorresti il cielo, abbassandoli vorresti le bandiere. Spingendoli avanti vorresti veder l'abbraccio dei giocatori festanti piccoli, piccoli da tenerli in una mano.
E le facce addosso, intorno chiare, limpide dei compagni di giochi. Che a esser tifosi si rimane belli. Energia del desiderio.

Poi.

L'euforia non riverbera.
a lungo.

Dopo.

Intorno
ogni cosa
s'addensa di cera
la logora apologia del credibile.

La partita finisce al novantesimo, forse.

Ma la gioia
si posa lieve sul cuore.

La sua leggerezza, forse.

È un pregio delicato
la presenza di un petalo
che colora il palpito
e dosa il respiro.

Per poco, forse.

Per questo scelgo il silenzio.
Credo.
Per goderne la presenza
senza scalfirne
l'intima fibra

che sa di sogno

che sa di buono.

Ce ne saranno altre, forse.

Di sicuro ce ne saranno altre.

A.
(interromadueatre)

Errore




Io vi odio
porte
rettangoli di un'unica
aurea
visuale

che mi perdo
che perdo
nel debito
d'ossigeno
e stanco
vi odio

e odio le reti
odio
quelle candide fitte trame
a meschine effigie
l'ombra
io odio l'ombra
i ganci cui si avvinghia
gli anelli odio i piccoli
anelli
e l'ombra
consueta piacevole tensione
l'ombra

io
vi
odio

pali legni madornali
e l'imperfezione
appena accennata
dell'errore
mi schiaccia
perfetta
mente
schiaccia

eppure

le maledizioni
mi muoiono in gola
e la maglia che indosso
contiene carni allegre

eppure

l'animo musica
temperature calibrate
e la voce intona
paradisi scongiurati

che se io fossi
soltanto una sfera
cercherei il vostro viso
per un bacio appassionato

e pure

per un piacere sospeso.

A.

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Nel bar.
Alcune foto.
Sopra il flipper.

A.

Domenica allo zoo



Ieri i servizi televisivi sembravano fatti a uno zoo.

UNO ZOO.

I tifosi erano animali
a muoversi irrequieti
dentro una gabbia..
sotto osservazione la gabbia.

In televisione le care voci della cronoca ansimavano
alla ricerca dell'episodio da esacrare, della notizia da vendere,
del giudizio da sentenziare.

Io nella famigerata sud ci sono stato tante volte. Passando sempre del bel tempo, anche nella sconfitta, conoscendo persone con cui scherzare, chiacchierare, stare insieme.
Idem sui forum, idem nei siti personali.
C'è molta più passione e verità di quella che invece è la sottolineatura della stampa e dalla televisione.

Presenti.
ma mai analizzati,
mai contestualizzati,
nelle complicità di certi rilievi, di certi esempi, di certi linguaggi
l'odio, la rabbia, il travestimento infame del conflitto.

Questo permette ai reali interpreti della violenza
di far passare i propri contenuti.

Ho visto l'esultanza di Totti.
aldilà della pregevolezza estetica più o meno condivisibile
per me è stato un miracolo.
Inneggiare alla vita dove sembra sia fissato
il confine
dell'amorpossibile.

Ho visto uno
alla Domenica Sportiva
preoccuparsene
un giornalista fighettino con gli occhialini
uno che prima di accarezzare una testa d'uomo
penso si infili un guanto.

Ecco questo mi fa schifo:
di canio è un biricchino perchè finanzia i nazi,
inneggia agli scontri,
provoca,
offende
NEL NOME DI UN PRECISO IDEALE POLITICO
- il che è diverso, per me, rispetto alla stupidaggine di un qualsiasi pur eccessivo agonista,
è in malafede e sa dare UN TERRIBILE RIFERIMENTO SOCIALE ai ragazzi che si rasano lil capo e tatuano le svastiche.
per questo è un birichino, perchè no, innamorato della maglia.

So bene che totti agli europei ha sputato e blabla:
direttori dei quotidiani nazionali chiesero il suo ritiro immediato dal portogallo con volo speciale. l'assoconsumatori 5 milioni di euro per danno al'immagine italiana.
eppure.
Totti ha dovuto ammettere qualcosa che non si ricorda..e io che lavoro sui video sono pronto a prendermi un fulmine addosso se non è vero che là c'è una profondità di campo ignorata in malafede. forse ho torto. forse in questo mondo sto morendo fulminato.
Mai sfidare il cielo.

Poi Totti inscena un parto
perchè diventerà padre
(e io dedico a chi amo quel che scrivo,
penso sia degno per ognuno dedicare quel che per sè ha valore)
e risulta
al dottorino sinistrabene
sia indecente.

miseria.
miseria.

Guardate, guardatemi
io son tifoso della Roma, sembra che sto discorso sia riferito a difendere Totti.
No, io lo amo come un bambino.
E questo è un altro discorso.
Da adulto non ne faccio nè santo nè esempio.

Però,
occhio.

Il problema non è relativo a romalazio,
il problema è sociale, politico. E anche giudiziario (certe inchieste sulLe organizzazioni neonaziste..guarda caso..sono sempre così silenziose).
è gravissimo.
O forse no.

Nell'italia della prescrizione
mi avessero detto che sarebbe andata così
qualche anno fa
chissà
potevo rubare anch'io.

A.

10



solo un capitano solo un capitano solo un capitano solo un capitano solo un capitano solo un capitano solo un capitano solo un capitano solo un capitano solo un capitano solo un capitano solo un capitano solo un capitano solo un capitano solo un capitano solo un capitano solo un capitano solo un capitano solo un capitano solo un capitano solo un capitano solo un capitano solo un capitano solo un capitano 10.

Lacrime


Ancora su Leandro.
Scrive lonewolf, amico lupo.
Amico. e basta.

Ci tengo inoltre a fare i miei auguri a Francesco Totti e a sua moglie per il bimbo che ad ore verrà al mondo.
Cose preziose. Di cui parlare

con pudore, delicato pudore.
lacrime.



Parlare di calcio
ventiquattro ore prima del derby
a Roma…
no, proprio non me la sento
troppo incerto è il futuro
meglio parlare del passato
anche se recente…

certo, il passato recente non sembra essere granché
per i mesti e avviliti calciatori giallorossi
però, almeno ai miei occhi
una piccola
piccolissima
perla
c’è…

giovedì sera
accendo distrattamente la tv
convinto che, come sempre, la spegnerò prima di subito
un po’ di zapping
Celentano, Lara Croft, Elisa di Rivombrosa…
e chi sono questi che giocano a calcio?

Tromsoe
piccola città di sessantamila anime
quasi tutte dislocate su un’isola
nel profondo nord della Norvegia
praticamente
l’ultimo avamposto umano prima del polo nord

in quella regione
forse ci vive Babbo Natale
e, pure se in anticipo
magari ci scappa un bel regalo…

campo infame
tracce d’erba
e fango da vendere
freddo
freddissimo

la palla sembra indemoniata
e ballonzola sfuggente sul terreno viscido,
in campo sembra esserci una sola squadra

i calciatori vichinghi sembrano essere di un altro pianeta
veloci, potenti, determinati
mentre i giallorossi, più tecnici e meno guerrieri
sembrano soffrire molto le continue scorribande

mi chiedo cosa pensino
i numerosi africani e sudamericani in campo
annegati nelle sabbie mobili
di una gelida tundra
che più che somigliare ad un prato
mi ricorda una limacciosa palude

eppure la partita si mette bene
uno a zero
e non era certo meritato

infatti, quasi me lo sentissi
trascorsi neanche cinque minuti
ecco lo svarione difensivo
ed è tutto da rifare

che tristezza

secondo tempo
la Roma sembra più determinata
ma non si passa
pure la traversa ci si mette…

poi
al minuto sessantasette
entra in campo
il numero 25 giallorosso
reduce da un infortunio
con la sua faccia da indio
Leandro Cufrè

un giocatore come tanti
un terzinaccio all’antica
ma con un cuore grande
e grinta da vendere
sempre

la Roma prova a vincere
e rischia anche di perdere
poi l’azione che non ti aspetti
il taglio in diagonale
la palla sui piedi di Cufrè
al limite dell’area
tutto spostato sulla sinistra
contrastato dal difensore avversario
spalla a spalla
qualche passo
ed ecco il tiro che risolve la partita
di sinistro
ad incrociare sotto il sette

la partita finisce
e Leandro
l’uomo
corre dai compagni
infangati
poi si gira verso il massaggiatore
lo abbraccia
e sul suo volto
da duro
scendono lacrime di commozione…

ecco
la partita diventa solo un contorno
del risultato
non m’importa quasi più

il piatto forte della serata
è l’uomo
vero
che piange per la gioia
che ha lottato e vinto per la sua squadra

un piccolo miracolo
in diretta dal passato
uno scorcio del “mio” calcio

quello vero…

Eminem/Nemico


Like toy soldier.

Il giorno prima.
Arruolati, nervosi, infamati.
Rabbia, voglia di spaccare. Tutto.
In pezzi. Le facce. In pezzi. Le ossa.

Si
va.
No.
ancora. no.

Domani ricordo domani.
Il giorno delle più ubriache sonnolenze
colori banalmente familiari
come il nome di dio
imparato
presto
prestissimo.

E ci saranno i buoni e ci saranno i cattivi
ovale
lo stadio conterrà entrambi
uovo pieno
pieno uovo
di contraddizioni
chi ama chi
chi odia chi
chi ammazza cosa
oggettivo impaziente l'immagine dell'occhio che spacca
le facce
le ossa.

A volte.
domani.

A volte
domani
è un giorno
pesto
livido
amaro di notturno
pelle
trascinata
su pelle
trascinata
su pece
trascinata
fino a esser
nera
la pelle del cielo.

Quando un calcio di inizio
porterà movimenti
movimenti
di facce
di ossa
movi menti
di facce e di ossa

like toy soldiers

come soldatini giocattolo

noi

loro

e in mezzo

rabbia.

rabbia del precario
rabbia del segnato

tempo della rabbia
tempo

90, 89, 88

fino a zero

quando
ogni attesa sarà

solo
speranza assonnata.

Domani.

l'anno scorso
una mano schifosa
mente una mano

innalzava effigi di
autocastrazione
che se non sai
amare
se non sai amare
tagli

tagli

domani
l'anno scorso

ci si regalò falsi sudori
leccati
leccati dalla vergogna
una
volgare
stretta

di mano
se non sai odi / a / re
tagli
tagli

like toy soldiers

come soldati giocattolo

ritmo

tremo

arruolato nervoso infamato
rabbia, voglia di spaccare
tutto
tutto è il tuo nemico
tutto
da fare in pezzi.

Colori per tenersi incollati
all'impronta di un nome
per sapere
chi sei
soldatino
di plastica
soldatino
giocattolo
uguale
uguale
a tutti gli altri uguale.

nemico.

A.

Leandro, dell'umanità pesante


Sottile.
Un ago.
Deciso.
Un ago.
Appena arrivato sotto pelle. Un ago.
E poi.
La curva mirabile, un tessuto teso, in volta scura,
la scelta di una traiettoria sola e una soltanto.

La palla in rete.

Una volta mi è capitato. Era il trofeo Violante.
Violante Saverio un mio amico.
Aveva organizzato un torneo al mio quertiere, a Bari, che il pallone gira ovunque e per tutti, anche per me quindi, che genio non sono, a Bari.
Avevo 17 anni. Il campo quello di un oratorio, in cemento, setteesette.
Eravamo in finale, c'era un sacco di gente, e perdevamo dueauno.
Poi presi palla dietro il centrocampo, io terzino sinistro che ha sempre giocato col 7.
Mi gridavano. Mimmo il macellaio è a terra! Si sta allacciando una scarpa! Avanza.
Progressione. Mimmo si rialza. Enorme.
Lo scanso, lo dribblo, lo supero, procedo.
Il centrale mi viene incontro, sono in zona tiro. Ancora verso l'interno, io terzino sinistro non mancino,
ho solo un movimento. Veloce. E all'interno. Lo salto, lo passo, lo dimentico, procedo. Ascolto.
Mi gridavano. Tira! Tira!
Ero in corsa. Col destro. Tirai.
La palla rimase bassa. Ezio, occhi azzurri, tanti soldi, scuola calcio, si tuffò in presa plastica. alla sua sinistra.
Quando la palla era già passata. Io ero in ginocchio. Incredulo.

Io, terzino sinistro, non mancino, amavo la maglia numero 7.
Mai stato uno di quelli "bravi". Studiavo, lo sapevano tutti, studiavo tanto.
"U' f'losofe".

Realizzai il dueadue e poi il treadue lo fece Angelo, il più forte.
Tifoso della Lazio, Angelo. Tifoso rispettabile.
Da Bari partiva in Fiat 500 quasi ogni domenica.
Rispettabile, Angelo, tifoso innamorato.

Fui espulso. Ma ci stava, ci stava bene.
E per quell'estate i bambini più piccoli del mio quartiere mi guardarono diversamente. Per quell'estate mi chiedevano di calciare un rigore, appena arrivato all'oratorio, mi chiedevano di giocare.

Ieri Leandro Cufrè è rientrato dopo un grave infortunio. Ha trovato una Roma appassita da settimane difficili, di chiacchiere amare, di sconfitte desolanti.
Servito da Alvarez ha stoppato a seguire e nonostante un norvegese provasse a spingerlo verso l'esterno, dopo una breve irresistibile corsa, ha calciato. Nello specchio.
Credo, quando vedo queste cose. Credo al Calcio. Credo alle sue miracolose sorprese.
E non mi interessa ora che potrebbe essere minimale soddisfazione questa vittoria nella terra gelata dei fiordi.
No, non mi interessa. Cufrè ha avuto un momento di umanità pesante. Di quelli che rimangono.
Nella sua anima, nella nostra.

Il derby si avvicina. Allo stadio c'ero, l'anno scorso, in Curva Sud, quando l'infame che blatera di guerra e armi venne ad offendere la gente della Magica. Senza rispetto. Lui.
Irrispettabile. Nonostante i servi della parola.
Di umanità pesante. Rimane. Il suo sfregio alla nostra identità di persone innamorate. E libere.
Perchè quell'apologia insensata, quella macchia di nero che insozza e vomita ignoranza e stoltezza,
non scivola via.

Di Canio è un vigliacco.
Cufrè quel giorno gli andò contro a muso duro.

Leandro, al derby, domenica,
ci sarà.

Che sia.
Bellezza.


A.

Il lupo cattivo


Il lupo è sbarcato in rete.
Come non dargli il benvenuto. Io.
Che i lupi li porto e li porterò sempre sulla mia pelle.
E nel cuore.

Disegni.
Di segni.

Sul banco, tra i giornali, ogni giorno.
Le parole dell'amico Lonewolf.

http://illupocattivo.blogspot.com/

A.

Aria



Aria.

Settimana prima del derby.
Ma da un po' non scrivo. Nonostante le tante emozioni di questi giorni.
Tristezza, abbattimento, rabbia.
Per la sconfitta della Roma con l'Empoli.
Ma è un campionato strano, storto, scivoloso: la Samp perde ad Ascoli. E un ragazzino perde l'occasione per tagliarsi una mano e farne una scultura all'impulso reciso. Di essere un delinquente. La signora genovese probabilmente si riprenderà senza danni dal suo razzo. Ma si può rimanere senza danni dopo aver sentito la propria faccia calda di sangue? Una donna che a 57 anni va in trasferta è innamorata. E una donna che ha un viso deturpato è un'innamorata ferita, terrorizzata, indebolita. Nelle gambe. Nella testa. Maledetto il giorno in cui.
Sei nato. Forse no. È troppo. Forse no. Non è troppo.
Se fosse morta. Pochi centimetri. Sarebbe morta.

Aria.

La Roma perde ad Empoli ma non riesco a parlarne.
Il momento della Roma è troppo spesso interpretabile con un determinismo tipicamente giornalistico: se non fai x, è ovvio, ti troverai a subire x. Se invece farai y allora, certamente, otterrai y. Mi chiedo come mai non tutti fanno y. Mi chiedo come mai ancora non si arrivi a un campionato con 20 vincitori a pari merito. I conti non tornano.
E persino la situazione di una società di Pallone deve essere interpretata senza esser privata della complessità in nome della faciloneria. Della stregoneria.
I giallorossi sembrano tristi e sfiancati. Sembrano timorosi, vacillanti, timidi.
Disinteressati per alcuni. Incapaci, scarsi, vigliacchi per altri.
Non riesco. A capire. Io. Invece non ho le idee chiare.
Però mi accorgo sulla rete. Della tempesta di infamie per la società e per i calciatori, a voce troppo alta. Soddisfatte. Adrenaliniche. Voci. Che accatastano rancori e deliri sui colori della Magica. Voci. Riverbero di presunzione e mediocrità
del pensiero. Affamato.
solo di riflessione.
Credo che non proverò a capire. Non proverò a spiegarmi. Cosa sta accadendo.
Ma ci sarò a tifare. In coppa. Al derby. Sempre.

Aria.

Derby, aconra, non ancora.
Domenica sera la lazio troneggiava su tutti i canali. Un modo particolare di inaugurare un silenzio stampa che sa di grammofono.
E parlava. Di Canio. Parlava lui, l'intelligente, acuto, leale Di Canio. Che parla di guerra. Che parla di guerra per il prossimo derby.
Io lo voglio scrivere. Perchè solo questo posso fare.
Di Canio è una vergogna per chi guarda e per chi ascolta. Per chi lo intervista e per chi lo sostiene.
Di Canio dovrebbe tagliarsi quel braccio infame. Una macchia scura. che domenica ostentava in amabil conversazione con i viscidi retori del Calcioparlato.

Viva l'italietta delle bambine nude.
In cui il pudore è rosso. rossopomodoro.

Aria. Per favore.

A.

Io, salto l'uomo


La Roma chiude la porta in faccia a Cassano e Bozzo.

Io non avrei voluto finisse così.
Ma non per Cassano, me ne rendo sempre più conto.

Sono cresciuto coi cartoni giapponesi e lì ste storie bene o male si aggiustano.

Ma l'umanità sorprende, sempre.
Violando senza alcuna fatica persino le più semplici linearità dell'infantile.

Uno come Cassano, scritto e riscritto, detto e ridetto, fa sognare un po' tutti.
E non per come usa il pallone, me ne rendo sempre più conto.
Bensì per quell'ansia di sembrare belli quando si è sfigurati.
E' ahimè un Calcio umoristico, in senso pirandelliano: una signora imbellettata oltre la decenza
che non fa ridere, ma causa un dolore al petto.

Dunque Cassano alla porta e i tifosi divisi.
Io con chi.
Sto.

Questa volta sto con la Società. Tempo fa pensavo avesse sbagliato mostrando mancanza di
lungimiranza e professionalità: ma come a uno come Cassano fa arrivare il contratto in scadenza?
E poi dopo aver fatto una proposta se la rimangia?- cosa cui il talento non manca di attaccarsi dall'alto del suo spessore.
Attenzione.
Il cucciolo coi soldoni ha spesso proclamato di aver potere. Coi soldoni ha pensato bene di comprarsi una faccia, una faccia capace di trattare con supponenza, maleducazione, aggressiva derisione chiunque. gli calpestasse i preziosi piedini.

A me i meridionali non stanno simpatici. Non mi fanno mai ridere.
E io sono un meridionale. Che ha molto a cuore quel che ha vissuto e che ha nella sua anima.
Inesorabilmente inflitta nell'anima la pietà per una situazione sociale MOSTRUOSA.
Non è luogo il nostro bar per parlarne. forse.
Tuttavia una cosa è certa: l'impatto che il presunto genio di Barivecchia ha avuto in questi anni sui bimbi è stato tremendo. So bene che non deve far l'educatore, nè che è colpa sua non potersi rivelare mediocre e avido come tanti altri.
Ma è qui che manca qualcosa: la straordinarietà che uno vorrebbe nel sangue di chi non aveva e con la fatica, col talento cosiddetto, con la fortuna anche, adesso ha e molto.
Allora.
Anche io mi son fatto da solo.
Anche io son venuto via da Terronia.
E anche io ora ho più di prima.
Come tanti altri.
Però non ho il suo nome e il suo potere di essere un esempio da seguire.
E il suo esempio è quello di uno che non ha mancato mai di ribadire. Coi soldi mi compro pure tua madre. A chiunque. gli calpestasse i preziosi piedini.

Insomma la Roma ha temuto:
che dandogli la certezza di altri dollaroni il caro nostro avrebbe continuato a rendersi inimitabile più per irrequietezza che per le prodezze sportive.
Bizzarria del reale: nudo. Ora che non si sa bene dove mangerà e quanto, Antonio è silenzioso, corretto, si allena e non rompe. Anzi. al massimo si rompe che fortuna o sfortuna, tant'è.
La Roma ha temuto:
che il contratto ricchissimo cui ambiva non valesse un investimento.
E' così.
Come dar torto a una gestione (pre)occupata di risanare e che non può tenere giocatori solo per non rischiare nel cederli ad altre società - cosa che candidamente ammettono Galliani e Moggi, per poi regalarsi Abbiati e sancire che controllano tutto in due e il mercato di ostruzione vale per tutti ma non per loro.
Cassano se c'è un aspetto secondo cui ha FALLITO è quello tecnico.
Non è stato in grado di esser decisivo, è stato incostante, abulico, grasso, irritante, lento, tatticamente inutile, rissaiolo, disattento, pretenzioso. In tutti quei momenti, tanti, in cui non era genio.
Quelli in cui era genio facevano innamorare. Ma di una potenzialità.
Che chi ha soldi in mano da gestire deve valutare oculatamente.

E' chiaro oramai.
A me Antonio Cassano non mancherà.
Ne ho piene le tasche di solmaresiendimend, io. Che mi faccio il culo, che se sbaglio tremo, che se perdo il lavoro non ho una casa.
Il meridionale simpatico, in cui la sincerità e la spontaneità ricordano quella esaltata dal Rousseau del buon selvaggio, è per me l'emblema dei problemi che attanagliano il Sudditalia.
E il regalo che il Sudditalia ignorante e negletto fa a se stesso.

Che iddomineiddio lo accompagni e possa trovare giusta gloria.
Cassano e l'amato Sud.

Io guarderò altrove. Per evitare le lacrime.
Con un dribbling, io, salto l'uomo.

A.

L'ombrellino si è chiuso - dal blog di Massimo Lenzi



Un altro sincero affezionato ricordo da un blog amico.

Ci sono persone belle
e quello che riguarda loro
non può che portare il cuore
ad ascoltarsi battere.

http://semprealseguito.splinder.com/post/6002805#comment http://semprealseguito.splinder.com/tag/radio_roma_blog

A.

L'ombrellino della Sud

Come si fa a dare la notizia di una morte.
E' qualcosa di paradossale, complesso, ai limiti del falso.
Perchè la morte, una morte, non si può dire.
Quel momento, l'ultimo, precedente alla fine del respiro, al blocco del cuore, al cedimento dei pensieri, quel momento straordinario di vita piena condensa evidentemente l'essenza più piena. prima. del niente. di niente.

Si nota l'assenza di chi non c'è più.
L'assenza si vede.

Nella curva della Roma una signora portava con sè un ombrellino. E chi, come me, mai abbonato, ha potuto però entrare nell'immenso cuore del tifo romanista, cercava lei come riferimento, come ricordo da portar via al presente, una presenza materna in un alveo di assoluto spaesamento e pulsante tensione.

Luisa, la signora dell'ombrellino giallorosso credo di averla vista anch'io.
Quando volevano convincermi delle brutture, o della stupidità malevola, della mia passione, un cuore estraneo e familiare rassicurava di possibile.

La signora Luisa non la conoscevo, no, ma sapevo di lei e del suo amore per la Roma.
Che la ricambi adesso.
Che sia Magica sul serio.
E riesca a far comparire altri sereni sorrisi come il suo
ad attendere
ogni domenica
il calcio di inizio.

A.

Eroe Nazionale

Fine settimana da Nazionale.
Eeeh, che quando c'è la Nazionale il bar si riempiva sempre..
Quando c'erano pochi televisori e neanche qua ne avevamo uno..
però ce lo portava sempre qualcuno. Così da poterLa vedere tutti, o quasi.
Che a qualcuno la Nazionale gli pareva na roba da conservatori, a qualcun altro ancora soltanto l'interruzione del campionato più bello del mondo..

Un link al bel racconto di un caro amico.. http://www.ozoz.it/ozblogoz/modules/news/article.php?storyid=1099&page=0

La Nazionale continuiamo a vederla.
C'è gente, ancora, cambia la maniera però di guardare.
Prima fermi, fissi, bloccati a chiedersi forse prima di ogni cosa come ce li avevano messi nella scatoletta i calciatori e il campo e le porte e poi pure tutti i tifosi..E poi..sarebbero tornati a colori? O avrebbero pagato quel momento di celebrità cedendo ogni singolo scalino dell'iride? Per sempre.. Chissà se ne valeva la pena, l'avrebbero saputo soltanto al 90esimo.
Un patto col diavolo, quella scatoletta.
Ora non si viene per la partita, si capita qui al Bar e ci si guarda intorno disorientati perchè appen dentro, si nota l'assenza dei consueti focolai disparati. Quelli che parlano di calcio solo quando vincono, quelli che parlano di calcio solo perchè perdono, quelli che parlano di calcio solo come forma del Potere da combattere, quelli che parlano di Calcio come religione. Tra questi, io. Nessuno dei gruppetti al suo consueto posto.
Testa verso l'alto, un unico ventaglio segue la partita. Scorrere. A colori scorre, adesso.
Qualcuno in effetti non è interessato, e per lui sarà una giornata come le altre: c'è da scommetterci non tornerà. Ma chi ama il bar dello sport, i bar dello sport, non potrà non rubare qualche scampolo, perchè forse quella Partita, quella Nazionale, era tra le cose da ricordare per quel giorno. Dimenticate.
Sì, questo contraddistingue le partite della Nazionale ora. Quelli che iniziano non son quelli che finiscono. Una sorta di ricambio costante dinanzi allo specchio a 22 pollici, un ballo, una quadriglia cadenzata dalla cena che aspetta, aspettava, dall'appuntamento già fissato, dalla lenta e compassata inconsistenza di quel pallone poco avvezzo a baciar le bandiere.
Eppure strappati, accennati, schizzati con velocità d'impressione, indugiano dinanzi allo specchio a 22 pollici a cercare almeno uno dei 22 che gli dia un valido motivo. Per rimanere. Perchè sia Nazionale.

Sabato è accaduto poi qualcosa di strano. Non c'era la voce dell'improbabile aedo di turno.
Silenzio degli scioperi che ti lasciano senza possibilità. Di bestemmiare contro l'insipienza del commentatore, o solo di dimenticare in che Italia vivi.
Silenzio dello sciopero che investe il tifo della possibilità di dire, ad alta voce, con la voce più alta, quello che pensa, quello che vuole, quello che ama, quello che odia.
E Toni sabato era odiato, offeso, invitato a tornarsene nei salotti fiorentini. Lui, traditore era padrone della scena in video, sbagliando occasioni su occasioni, in audio, tra gli insulti organizzati ad hoc dalla curva palermitana.
Che dire. È il suo mestiere, d'altra parte qualcosa ci guadagna a calcia' e a farsi pigliare a parolacce. Vero.
Ma che dire. Dlla maglia azzurra allora. Niente. Si è vinto. Si va ai mondiali grazie anche ai gol di questo dinoccolato lungagnone. E crederemo ancora una volta di esser più forti, quelli che vincono quando vince il più forte. Chissà. Se è così.
Andiamo senza alcun patema in Germania, per un girone raccattato con fortuna non irrilevante ( eppur ci furono piagnistei e raccomandazioni), e anche per i gol di sto ragazzo che si sarà ben ripreso da 90 minuti di inviti irriguardosi, se non altro per le coccole e il sostegno della restante Italia calcistica. Eppure a Palermo quanto ci sarà stato.. Ma poi. Non sono quegli stessi tifosi che la stampa esalta quando parla del CALORE DEL SUD, del COLORE DEL SUD, del CANDORE DEL SUD.. non sono gli stessi che riempiono gli stadi mentre si sa, altrove, ci si è imborghesiti? Occhi aperti. Anzi orecchie.
Nel mio bar si sentiva un intonatissimo coro. E non era per Toni.
"SLOVENO RAZZA BASTARDA".
Ecco. Forse è ora di farsi domande. Su quali siano le equivalenze del Calore/Colore/Candore.
Del Sud che ama. Ignorare. La sua ignoranza.

Si va ai Mondiali con un gol di Zaccardo. Vero. Non ha toccato palla Zaccardo, ma mentre guardavo il replay dell'autorete asciugando i bicchieri, lui aveva già fatto il giro del campo osannato dalla gente che aveva finalmente il suo. Eroe.

A.

Hanamichi Sakuragi: più umano dell'umano


Ebbene sì. Oggi niente caffè. e Propongo un delicato grappino.
Che vuol dire fuori di metafora?
Che per un attimo il pallone sarà più elastico, più pesante, più voluminoso.
Sarà un pallone da basket.

No, di basket non sono un esperto.
Ne conosco le regole.
Quindi perchè.
Perchè in questi giorni, in grave ritardo dovuto all'età senza dubbio,
sto seguendo con passione e coinvolgimento
le gesta di uno dei più grandi sportivi dell'epoca moderna.
Hanamichi Sakuragi.

Il protagonista di Slam Dunk è davvero un guerriero senza tempo, un personaggio policromo e tutt'altro che banale nell'empireo di quegli sportivi a due dimensioni, geniali interpreti che rimangono impressi nella memoria forse non per le proprie vittorie, ma sicuramente per la carica di emozioni che suscitano, infiammano fantasia e realtà.
Hanamichi gioca per amore della sua bella, orgoglioso della sua improbabile chioma rossa; svetta nei rimbalzi con la forza dirompente di Ken Shiro per poi svilire ogni cosa con un commento egoista, presuntuoso, invidioso. Straordinariamente umano Hanamichi Sakuragi quando parla, quando si agita, quando piange.
Questto capolavoro dell'animazione si inserisce splendidamente in una tradizione di anime dedicati allo sport ricca di opere significative: Rocky Joe, i tanti del baseball, Holly e Benji per il calcio, le pallavoliste cugine, Gigi la trottola.
Ma ha il pregio, forse colto in parte dall'iperrealismo del pugile Rocky, di produrre una dinamica, dialettica relazione con un personaggio mai piatto, mai "vincente", mai saggio forse.
Assolutamente sfaccettato Hanamichi Sakuragi commuove per la piccolezza del suo animo, le cui declinazioni più immediate però paiono poter essere sovradimensioni dell'agire/pensare in nietzchiana memoria. Hanamichi conosce, riconosce e trasmette il bene e il male più basici, attingendo a una concretezza per niente istintiva.
E attraverso questa tensione, sempre improvvisa graffia la sua faccia rotonda, quella che indossa nei momenti in cui gli vorresti chiedere in ginocchio: ti prego sta' zitto; la sua faccia così capace di spiazzare ogni benevolenza ha un che di magnetico perchè FA RIDERE.
E allora alla sua Aruko gli vorresti dire: lasciati conquistare non vedi che ti ha già preso il cuore?
Meraviglie del'lanimazione nipponica. Più umana del'umano.
Hanamichi Sakuragi, sono con te.

A.

De-(in)formazioni di un ex cliente

Adriano che posso dirti.
Non devo giustificarmi.
Avevi scritto corbellerie.
E non ti avevo censurato, ma avevo chiesto di inserire le fonti delle notizie che davi.
notizie sbagliate perchè nulla era accaduto su SKY24 che tu attaccavi, ma su Primo Canale.
Non si può far colpa a Primo Canale di aver dovuto ospitare un ictus in diretta.
Nè infantilmente prendere a pretesto la diffusione di questo documento per sostenere la necessità di una moralizzazione dell'informazione televisiva. Questa tua sarebbe censura, caro adriano. La tv può essere criticata e corretta nella programmazione, nelle sue voci in tutto quello che meglio si può suggerire che sia. Ma spegnerla, o meglio, farla spegnere, lasciarla in mano a reazionari come te che vogliono decidere cosa si può vedere e cosa no, non è assolutamente accettabile. per me. E' oscurantismo.
Non è accettabile mentre è assai pericoloso passare sottovoce la malafede di certi pressapochistici atteggiamenti.
Una critica seria richiede rigore.
Una scrittura matura richiede riflessione.
Il problema nasce quando un singolo individuo scambia il proprio sistema di valori per un sistema universale e universalizzabile.
E molto spesso chi opera in questo senso non ha capacità di analisi, non si dedica a studiare le cose di cui blatera, sceglie la via dell'impressione e della banalità.
Perchè ci sarebbe da discutere sulla verginità della rete informativa online che tu evochi contro sky, rete dove le decapitazioni viaggiano sulle postazioni di chiunque desideri eccitarsi con una testa mozzata. Mah. Non difendo Sky, non attacco la rete. Queste non sono premesse di un approfondimento. Sono leggerezze da studentello delle superiori assai creditore di calci in culo. E scusa la franchezza.
Tornando a noi.
Ti ho scritto una mail in cui ti consigliavo soltanto di mettere dei link che avvalorassero le tue posizioni. E l'ho fatto gentilmente, col sorriso. Perchè non posso dirti di ragionare di più su quello che scrivi ma posso stabilire che non si possono dare informazioni in base alla propria emotività. Nè attraverso questo blog costruire un mondo che giustifichi il ruolo che scrivendo ci arroghiamo.
Il POST L'HAI CANCELLATO TU.

Per me se uno va via così non è una perdita rilevante.
I bar sono belli anche per questo.
Datti tempo adriano. che a sparare cazzate son buoni tutti.
Ciao.
E non pagar nulla alla cassa. Offrivo io.

A.

La mia collaborazione finisce qui

Mi spiace dover prendere atto che anche a questi bassissimi livelli le cose funzionano esattamente come dovunque. La mia collaborzione col Bar dello Sport finisce qui dopo che il gestore di questo blog ha censurato un mio precedente post in cui non c'era una sola affermazione falsa; il post è stato censurato solo ed esclusivamente perché facevo i nomi, che qui ripeto, di Ilaria D'amico, di Sky e di Aldo Biscardi, quali sciacalli televisivi. Sciacalli per aver speculato in maniera miserrima contro la Roma e il finto avviso di garanzia a Sensi (Ilaria D'amico), sciacalli per aver speculato sulla morte di Scoglio, riproponendola in Tv in maniera a dir poco disgustosa e aver dato in diretta Tv la notizia della morte del professore quando la famiglia non era ancora al corrente del fatto (Aldo Biscardi). Questo dicevo, ho detto e ripeterò fino alla fine e nessuna censura potrà impedirmi di dire certe cose. Caro Antonio, questa è deontologia professionale; non so se tu hai un'entratura con l'Ordine dei Giornalisti, ma se loro violano i loro stessi codici, io che ringraziando Dio non sono un giornalista ma uno scrittore, certe cose le dico. E nessuno potrà tapparmi la bocca.

Ricordo di Franco Scoglio

Non ho molto tempo ora (sintomatico simbolico)
per cui di corsa (simbolico sintomatico)
lascio qui il mio pensiero, il mio ricordo di Franco Scoglio.

Non mi stava simpatico ma era
uno dei tanti cattivi di questo enorme teatrino
senza cui
i buoni non sanno che faccia avere.

Esagerato, magniloquente, presuntuoso
e forse incapace.
Faccia voce gesti.

Bah Franco caro, non ti ho mai potuto dire quanto mi sembravi stronzo.
Ma ora, a sentirti morire così, con la parola strozzata in gola,
mi è passata la voglia.

Non ci sei più, Professore. Di colpo.
E penso che sentirò la tua mancanza.

Così è.

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Sport/2005/10_Ottobre/04/perrone.shtml

A.

Vero

E che succede?
Il direttore non scrive più?
No, il direttore non scriveva perchè dopo tanti mesi si è preso una settimana di seria aggressiva nullafacente vacanza.
Il direttore, o meglio, il vostro gentile e affezionato barista, aveva bisogno di qualche giorno di quiete e non scherza se vi dice:
prima della testa era il corpo tutto a necessitare di requie.
Che lo stress parte da qui su, dietro gli occhi, e avvelena il sangue generosamente offertogli dal cuore. E ogni nervo ne risente. Poi. Dopo poco. Nell'ansia di fermarsi. Non si ferma mai.

Così son giunti questi giorni in cui il bar è stato comunque a perto nelle mani dei fidati venturieri.

Non si è chiacchierato molto, ho visto. Ma è giusto sia così, quando c'è silenzio a volte si riflette. A volte. Perchè altre volte, ancor meglio, ci si sposta nelle teste che non son la nostra. E si immagina. In questo giorni ho provato a fare anche questo. Sto finendo il mio secondo romanzo e la cosa migliore è non riflettere. Altrimenti sul foglio rimane
solo una macchia di caffè.

Avrei però voluto scrivere qui di alcune cose. Importanti. Per me quanto meno.
Come accennavo alla cara momyone nei commenti, avrei voluto scrivere di due storie, una calcistica l'altra no, almeno in superficie.

La prima. Quella del Grande Torino. Una storia che non so e vederla in tv, raccontata in due sere, non penso mi abbia aiutato a conoscerla. Però.
Però è stato bello credere di poter essere meno lontani da un qualcosa che la memoria condivisa postula: vero, è stato.
La vicenda del Toro, così lo chimano i suoi tifosi, ha avuto negli ultimi mesi giornate tristi, tristissime. e non credo, senza timor di sembrar penosamente realista, che il prossimo futuro sarà tanto migliore.
Non perchè l'attuale dirigenza puzzi di riciclo come altre (vedi il caro Delinqu/Presid Ente Lotito). Quanto perchè non
c'è
spazio.
Per nessuno.
Questo mi pare orrenda mente. Vero.
C'è rimasto poco pochissimo da spartire della cara Storia. Rimane forse la bellezza di una domenica sovversiva in cui il pallone, improvvisa mente cubico, potrebbe regalare sprazzi di ottima sceneggiatura. E probabilmente è per quello che siamo qui. Al bar dello sport con la difficoltà di dover parlare anche di altro. Non calcio. ombra. Triste solombra.
non c'è spazio, dicevo.
Non c'è spazio per un piede pesante come quello del Toro, una maglia dal colore denso e profumata di inesorabile passione. Torino è una città bella. Se vista con gli occhi di una nuvola che non sa. Torino pare bella. E se provi a scendere là dal cielo, ed entri nei suoi caffè, allora è davvero splendida.
Quella città segnata da 4 lettere che ne han cancellata tanta anima, 4 lettere. Penosamente Dure.
Juve(ntus)/Fiat. In latino,se la memoria non mi inganna dovrebbe essere "e sia giovinezza".
Incredibile quanto poco nascondano le parole se le ascolti.
Così condannati a rifletterSi nell'eterno incubo di un presente di sprezzate sperequazione.
Fiat/Juve(ntus).
Il caffè sembra sciapo allora.

Una nota ancora, un piccolo livido viola sul fianco, ho urtato contro la storia di una famiglia emigrante, vedendo lo sceneggiato. E mi son chiesto se la storia, mi scuso, la Storia di questo calciatore di Casoria, trapiantato nell'affetto caldo di Valentino Mazzola, fosse vera. Le difficoltà, lacenranti le asprità, del quotidiano nel diversocielo.
Son passati decenni e io, diversa mente io, sono emigrante. Una parola scomoda. Acquerello per lo studente fuori sede, per il campione della mondanità solmaressendimend un tempera leggera, olio e olio grezzo per chi qua viene a lavorare. qua vuol dire Qua. Io sono a firenze, ma non è poco nord. No, per niente.
E allora ancora 4 lettere, come sopra già detto, è semplicemente Vero.
L'Italia è spezzata in due. e ognuna delle due parti, a grattarne un po' la faccia, si sbriciola.
Erosione, stancante, sfinente. A volte. Vero.

Dell'altra storia parlerò nei prossimi giorni.
Tornerò al lavoro. Ci sarà più tempo per i nostri caffè.

Ma un consiglio.
Leggete questi versi.
http://www.ozoz.it/ozblogoz/modules/news/article.php?storyid=1040
Sono di Claudio Arzani, un caro amico, poeta.

A.