Aria



Aria.

Settimana prima del derby.
Ma da un po' non scrivo. Nonostante le tante emozioni di questi giorni.
Tristezza, abbattimento, rabbia.
Per la sconfitta della Roma con l'Empoli.
Ma è un campionato strano, storto, scivoloso: la Samp perde ad Ascoli. E un ragazzino perde l'occasione per tagliarsi una mano e farne una scultura all'impulso reciso. Di essere un delinquente. La signora genovese probabilmente si riprenderà senza danni dal suo razzo. Ma si può rimanere senza danni dopo aver sentito la propria faccia calda di sangue? Una donna che a 57 anni va in trasferta è innamorata. E una donna che ha un viso deturpato è un'innamorata ferita, terrorizzata, indebolita. Nelle gambe. Nella testa. Maledetto il giorno in cui.
Sei nato. Forse no. È troppo. Forse no. Non è troppo.
Se fosse morta. Pochi centimetri. Sarebbe morta.

Aria.

La Roma perde ad Empoli ma non riesco a parlarne.
Il momento della Roma è troppo spesso interpretabile con un determinismo tipicamente giornalistico: se non fai x, è ovvio, ti troverai a subire x. Se invece farai y allora, certamente, otterrai y. Mi chiedo come mai non tutti fanno y. Mi chiedo come mai ancora non si arrivi a un campionato con 20 vincitori a pari merito. I conti non tornano.
E persino la situazione di una società di Pallone deve essere interpretata senza esser privata della complessità in nome della faciloneria. Della stregoneria.
I giallorossi sembrano tristi e sfiancati. Sembrano timorosi, vacillanti, timidi.
Disinteressati per alcuni. Incapaci, scarsi, vigliacchi per altri.
Non riesco. A capire. Io. Invece non ho le idee chiare.
Però mi accorgo sulla rete. Della tempesta di infamie per la società e per i calciatori, a voce troppo alta. Soddisfatte. Adrenaliniche. Voci. Che accatastano rancori e deliri sui colori della Magica. Voci. Riverbero di presunzione e mediocrità
del pensiero. Affamato.
solo di riflessione.
Credo che non proverò a capire. Non proverò a spiegarmi. Cosa sta accadendo.
Ma ci sarò a tifare. In coppa. Al derby. Sempre.

Aria.

Derby, aconra, non ancora.
Domenica sera la lazio troneggiava su tutti i canali. Un modo particolare di inaugurare un silenzio stampa che sa di grammofono.
E parlava. Di Canio. Parlava lui, l'intelligente, acuto, leale Di Canio. Che parla di guerra. Che parla di guerra per il prossimo derby.
Io lo voglio scrivere. Perchè solo questo posso fare.
Di Canio è una vergogna per chi guarda e per chi ascolta. Per chi lo intervista e per chi lo sostiene.
Di Canio dovrebbe tagliarsi quel braccio infame. Una macchia scura. che domenica ostentava in amabil conversazione con i viscidi retori del Calcioparlato.

Viva l'italietta delle bambine nude.
In cui il pudore è rosso. rossopomodoro.

Aria. Per favore.

A.

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