Io, salto l'uomo


La Roma chiude la porta in faccia a Cassano e Bozzo.

Io non avrei voluto finisse così.
Ma non per Cassano, me ne rendo sempre più conto.

Sono cresciuto coi cartoni giapponesi e lì ste storie bene o male si aggiustano.

Ma l'umanità sorprende, sempre.
Violando senza alcuna fatica persino le più semplici linearità dell'infantile.

Uno come Cassano, scritto e riscritto, detto e ridetto, fa sognare un po' tutti.
E non per come usa il pallone, me ne rendo sempre più conto.
Bensì per quell'ansia di sembrare belli quando si è sfigurati.
E' ahimè un Calcio umoristico, in senso pirandelliano: una signora imbellettata oltre la decenza
che non fa ridere, ma causa un dolore al petto.

Dunque Cassano alla porta e i tifosi divisi.
Io con chi.
Sto.

Questa volta sto con la Società. Tempo fa pensavo avesse sbagliato mostrando mancanza di
lungimiranza e professionalità: ma come a uno come Cassano fa arrivare il contratto in scadenza?
E poi dopo aver fatto una proposta se la rimangia?- cosa cui il talento non manca di attaccarsi dall'alto del suo spessore.
Attenzione.
Il cucciolo coi soldoni ha spesso proclamato di aver potere. Coi soldoni ha pensato bene di comprarsi una faccia, una faccia capace di trattare con supponenza, maleducazione, aggressiva derisione chiunque. gli calpestasse i preziosi piedini.

A me i meridionali non stanno simpatici. Non mi fanno mai ridere.
E io sono un meridionale. Che ha molto a cuore quel che ha vissuto e che ha nella sua anima.
Inesorabilmente inflitta nell'anima la pietà per una situazione sociale MOSTRUOSA.
Non è luogo il nostro bar per parlarne. forse.
Tuttavia una cosa è certa: l'impatto che il presunto genio di Barivecchia ha avuto in questi anni sui bimbi è stato tremendo. So bene che non deve far l'educatore, nè che è colpa sua non potersi rivelare mediocre e avido come tanti altri.
Ma è qui che manca qualcosa: la straordinarietà che uno vorrebbe nel sangue di chi non aveva e con la fatica, col talento cosiddetto, con la fortuna anche, adesso ha e molto.
Allora.
Anche io mi son fatto da solo.
Anche io son venuto via da Terronia.
E anche io ora ho più di prima.
Come tanti altri.
Però non ho il suo nome e il suo potere di essere un esempio da seguire.
E il suo esempio è quello di uno che non ha mancato mai di ribadire. Coi soldi mi compro pure tua madre. A chiunque. gli calpestasse i preziosi piedini.

Insomma la Roma ha temuto:
che dandogli la certezza di altri dollaroni il caro nostro avrebbe continuato a rendersi inimitabile più per irrequietezza che per le prodezze sportive.
Bizzarria del reale: nudo. Ora che non si sa bene dove mangerà e quanto, Antonio è silenzioso, corretto, si allena e non rompe. Anzi. al massimo si rompe che fortuna o sfortuna, tant'è.
La Roma ha temuto:
che il contratto ricchissimo cui ambiva non valesse un investimento.
E' così.
Come dar torto a una gestione (pre)occupata di risanare e che non può tenere giocatori solo per non rischiare nel cederli ad altre società - cosa che candidamente ammettono Galliani e Moggi, per poi regalarsi Abbiati e sancire che controllano tutto in due e il mercato di ostruzione vale per tutti ma non per loro.
Cassano se c'è un aspetto secondo cui ha FALLITO è quello tecnico.
Non è stato in grado di esser decisivo, è stato incostante, abulico, grasso, irritante, lento, tatticamente inutile, rissaiolo, disattento, pretenzioso. In tutti quei momenti, tanti, in cui non era genio.
Quelli in cui era genio facevano innamorare. Ma di una potenzialità.
Che chi ha soldi in mano da gestire deve valutare oculatamente.

E' chiaro oramai.
A me Antonio Cassano non mancherà.
Ne ho piene le tasche di solmaresiendimend, io. Che mi faccio il culo, che se sbaglio tremo, che se perdo il lavoro non ho una casa.
Il meridionale simpatico, in cui la sincerità e la spontaneità ricordano quella esaltata dal Rousseau del buon selvaggio, è per me l'emblema dei problemi che attanagliano il Sudditalia.
E il regalo che il Sudditalia ignorante e negletto fa a se stesso.

Che iddomineiddio lo accompagni e possa trovare giusta gloria.
Cassano e l'amato Sud.

Io guarderò altrove. Per evitare le lacrime.
Con un dribbling, io, salto l'uomo.

A.

4 commenti:

lonewolf ha detto...

sperando che la telenovela
sia finalmente giunta al termine
mi fermo un attimo a pensare
non tanto a Cassano
di cui riconosco il talento tecnico
ma sospetto l'inconsistenza agonistica
e nemmeno alla Roma
in quanto società per azioni a scopo di lucro
saprà sicuramente meglio di me
nelle persone dei propri amministratori
qual'è la strade economicamente più vantaggiosa e sostenibile

bensì penso al nostro povero calcio
dove anche i nani si sentono giganti
e perdono di vista il mondo che li circonda
dall'alto dei loro (troppi) privilegi

e la gente la domenica va al mare
o resta in famiglia
e se le giochino da soli 'ste partite
tanto Blatter ha scoperto adesso
che i tropi soldi uccidono lo sport
che la gente ama gli idoli non i mercenari
che si vinca o si perda
il tifoso vuole sognare
e vedere gente che lotta

altrimenti tre euro per una partita
rigorosamente in digitale terrestre
pisolando sul divano
sono pure troppi

fermate il mondo del calcio
voglio scendere...

Massimo Lanzi ha detto...

In occasione del funerale della Sig.ra Luisa, ho incontrato ragazzi 40 enni, che con me diedero vita al mitico CUCS. Parlando con loro e rapportandoli al calcio di adesso, ho avvertito un senso di inadeguatezza.
Il calcio adesso, è per oinionisti improvvisati, che si professano tifosi solo quando c'è Batistuta o Totti o Emerson che giocano per la la loro squadra.
Il passato,le sconfitte, a Noi, vecchi rimbabiti da stadio, ci ha forgiato, anzi ci ha inconsapevolmente aiutato ad amare ancora di più questa squadra, che è e sarà per sempre l'espressione più sana della sua Città. Ecco perchè mi sento inadeguato per questo calcio.
Non mi interessa il dover sempre vincere, mi interessa invece ritrovare quello spirito che legava la squadra, anche se mediocre, con la tifoseria.
Su Cassano, basta. Non è un giocatore della Roma, vada dove vuole.

Antonio Sofia ha detto...

totalmente assolutamente d'accordo con massimo. anche comprendendo lone e condividendo molte cose.
è lo spirito. la passione che sento vacillare. ovunque.
io tiferò sempre con l'amore nel cuore: indipendentemente dalla vittoria, ancor più nella sconfitta. mi sento felice e appassionato di Roma.
bisogna ricucire questo strappo.
in qualche modo.
grande max, grazie.

A.

lonewolf ha detto...

comprendo e condivido in larga parte
tra quei ragazzi quarantenni negli anni '80 c'ero anch'io
quindici anni di curva
e quasi cento trasferte
senza mai appartenere in pianta stabile ad un gruppo
che la massificazione non ha mai fatto per me
nemmeno allo stadio:-)

c'ero quando all'olimpico esisteva ancora il parterre
c'ero quando Falcao era l'ottavo re di Roma
c'ero quando Bruno Conti (:-)) si fermava sulla pontina per autografare le foto di due "disperati" che lo inseguivano, sciarpe alla mano, su un 127 d'annata
c'ero quando si giocava al flaminio
c'ero quando hanno demolito la sud
c'ero al tre a zero del derby di Mazzone
c'ero al 5-0 di juve roma
c'ero col liverpool
c'ero a Madrid per lo 0-1
come a vedere il padova di Lalas

c'ero
non ci sono più
non mi riconosco più
non li riconosco più
amo in silenzio
soffro in silenzio
non torno

non torno più...

:-(