L'ombrellino della Sud

Come si fa a dare la notizia di una morte.
E' qualcosa di paradossale, complesso, ai limiti del falso.
Perchè la morte, una morte, non si può dire.
Quel momento, l'ultimo, precedente alla fine del respiro, al blocco del cuore, al cedimento dei pensieri, quel momento straordinario di vita piena condensa evidentemente l'essenza più piena. prima. del niente. di niente.

Si nota l'assenza di chi non c'è più.
L'assenza si vede.

Nella curva della Roma una signora portava con sè un ombrellino. E chi, come me, mai abbonato, ha potuto però entrare nell'immenso cuore del tifo romanista, cercava lei come riferimento, come ricordo da portar via al presente, una presenza materna in un alveo di assoluto spaesamento e pulsante tensione.

Luisa, la signora dell'ombrellino giallorosso credo di averla vista anch'io.
Quando volevano convincermi delle brutture, o della stupidità malevola, della mia passione, un cuore estraneo e familiare rassicurava di possibile.

La signora Luisa non la conoscevo, no, ma sapevo di lei e del suo amore per la Roma.
Che la ricambi adesso.
Che sia Magica sul serio.
E riesca a far comparire altri sereni sorrisi come il suo
ad attendere
ogni domenica
il calcio di inizio.

A.

2 commenti:

momyone ha detto...

:*)

Massimo Lanzi ha detto...

Luisa era un ex insegnante di scuola elementare. Ha ritrovato in curva suoi ex allievi e bambini cresciuti con Lei.
Seguiva la Roma come una sorella maggiore, senza mai esasperare questa sua passione. Nelle trasferte era colei che tranquillizzava l'ambiente, sempre molto agitato. Una parola per tutti, e sopratutto, sapeva ascoltare, e lo faceva con il cuore. Quanti ragazzi, sbandati hanno ricevuto un suo consiglio, quanti ne ha indirizzati ad una vita più normale.
Tutti, Noi di curva gli volevamo bene, punto di riferimento visivo , con il suo ombrellino che esibiva anche quando c'era il sole, proprio per dirci e per dira alla squadra, che Lei c'era, come sempre.