Vero

E che succede?
Il direttore non scrive più?
No, il direttore non scriveva perchè dopo tanti mesi si è preso una settimana di seria aggressiva nullafacente vacanza.
Il direttore, o meglio, il vostro gentile e affezionato barista, aveva bisogno di qualche giorno di quiete e non scherza se vi dice:
prima della testa era il corpo tutto a necessitare di requie.
Che lo stress parte da qui su, dietro gli occhi, e avvelena il sangue generosamente offertogli dal cuore. E ogni nervo ne risente. Poi. Dopo poco. Nell'ansia di fermarsi. Non si ferma mai.

Così son giunti questi giorni in cui il bar è stato comunque a perto nelle mani dei fidati venturieri.

Non si è chiacchierato molto, ho visto. Ma è giusto sia così, quando c'è silenzio a volte si riflette. A volte. Perchè altre volte, ancor meglio, ci si sposta nelle teste che non son la nostra. E si immagina. In questo giorni ho provato a fare anche questo. Sto finendo il mio secondo romanzo e la cosa migliore è non riflettere. Altrimenti sul foglio rimane
solo una macchia di caffè.

Avrei però voluto scrivere qui di alcune cose. Importanti. Per me quanto meno.
Come accennavo alla cara momyone nei commenti, avrei voluto scrivere di due storie, una calcistica l'altra no, almeno in superficie.

La prima. Quella del Grande Torino. Una storia che non so e vederla in tv, raccontata in due sere, non penso mi abbia aiutato a conoscerla. Però.
Però è stato bello credere di poter essere meno lontani da un qualcosa che la memoria condivisa postula: vero, è stato.
La vicenda del Toro, così lo chimano i suoi tifosi, ha avuto negli ultimi mesi giornate tristi, tristissime. e non credo, senza timor di sembrar penosamente realista, che il prossimo futuro sarà tanto migliore.
Non perchè l'attuale dirigenza puzzi di riciclo come altre (vedi il caro Delinqu/Presid Ente Lotito). Quanto perchè non
c'è
spazio.
Per nessuno.
Questo mi pare orrenda mente. Vero.
C'è rimasto poco pochissimo da spartire della cara Storia. Rimane forse la bellezza di una domenica sovversiva in cui il pallone, improvvisa mente cubico, potrebbe regalare sprazzi di ottima sceneggiatura. E probabilmente è per quello che siamo qui. Al bar dello sport con la difficoltà di dover parlare anche di altro. Non calcio. ombra. Triste solombra.
non c'è spazio, dicevo.
Non c'è spazio per un piede pesante come quello del Toro, una maglia dal colore denso e profumata di inesorabile passione. Torino è una città bella. Se vista con gli occhi di una nuvola che non sa. Torino pare bella. E se provi a scendere là dal cielo, ed entri nei suoi caffè, allora è davvero splendida.
Quella città segnata da 4 lettere che ne han cancellata tanta anima, 4 lettere. Penosamente Dure.
Juve(ntus)/Fiat. In latino,se la memoria non mi inganna dovrebbe essere "e sia giovinezza".
Incredibile quanto poco nascondano le parole se le ascolti.
Così condannati a rifletterSi nell'eterno incubo di un presente di sprezzate sperequazione.
Fiat/Juve(ntus).
Il caffè sembra sciapo allora.

Una nota ancora, un piccolo livido viola sul fianco, ho urtato contro la storia di una famiglia emigrante, vedendo lo sceneggiato. E mi son chiesto se la storia, mi scuso, la Storia di questo calciatore di Casoria, trapiantato nell'affetto caldo di Valentino Mazzola, fosse vera. Le difficoltà, lacenranti le asprità, del quotidiano nel diversocielo.
Son passati decenni e io, diversa mente io, sono emigrante. Una parola scomoda. Acquerello per lo studente fuori sede, per il campione della mondanità solmaressendimend un tempera leggera, olio e olio grezzo per chi qua viene a lavorare. qua vuol dire Qua. Io sono a firenze, ma non è poco nord. No, per niente.
E allora ancora 4 lettere, come sopra già detto, è semplicemente Vero.
L'Italia è spezzata in due. e ognuna delle due parti, a grattarne un po' la faccia, si sbriciola.
Erosione, stancante, sfinente. A volte. Vero.

Dell'altra storia parlerò nei prossimi giorni.
Tornerò al lavoro. Ci sarà più tempo per i nostri caffè.

Ma un consiglio.
Leggete questi versi.
http://www.ozoz.it/ozblogoz/modules/news/article.php?storyid=1040
Sono di Claudio Arzani, un caro amico, poeta.

A.

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