Chiusura


In ritardo, sì, in ritardo col rischio di perdere gli affezionati clienti.
La saracinesca brontola di ruggine,
pesa oltremodo
il cielo nelle pozzanghere.
I capelli radunano i pensieri
e l'umidità è una strega che cerca di rubarli.

La settimana è iniziata oramai da diversi giorni
e il Bar dello sport è rimasto silenzioso,
ad ascoltare. Forse.
Forse no, il Bar dello sport non era veramente chiuso.
La saracinesca era sollevata da terra
il minimo spazio
necessario
per l'aria o una formica.
E io dentro.

Cercavo qualcosa, qualcosa tra i vetri dei bicchieri bassi e squadrati
e le tazzine opache di zucchero, invincibile zucchero.
Il biliardo è solo una traccia sul pavimento, l'ho dato via da un po'.
Per aggiungere un tavolino da pranzo, anche se poi
a pranzo ci mangio da solo. Quasi sempre.
Cercavo nei vecchi tovaglioli a fantasia floreale e nei giornali stantii,
cercavo anche negli specchi o nell'acqua, raccolta, nel lavabo, fredda.
Cercavo infine nella mia pancia e nelle mie gambe,
dove sempre la stanchezza si fa più sentire. La mia stanchezza nella pancia.
E nelle gambe.

Ora ho riaperto. Senza trovare nulla.
Mi sono accorto di aver perso tempo, di aver trascurato Zoro e il suo furore contro
il razzismo, il gol di Tommasi al rientro, la Juve e il Milan massacranti palle anime e divinità,
l'Inter di Recoba (sì, va be') e i racconti caleidoscopici dei padrifigli dell'euro,
inventori di una Fiorentina spumeggiante. Di una Lazio di cuore.

Ho perso queste cose.

Vere. Sì vere.

Come la faccia di Padovan, inutile mostruosità tribale,
sfregio a qualsiasi concettualizzazione trasparente,
ovvietà di un confine africano
disegnata con matita e righello,
la sua faccia:
Signor zoro, la prego, sia antirazzista sul serio.

E Baldini che racconta, Baldini l'allenatore toscano,
che racconta il razzismo degli africani contro i bianchi. In Africa.
Piaga inenarrabile. Degno di arresto, Baldini. E di sputi in faccia, Baldini.

Meglio la Roma allora, l'amata, la desiderata Roma,
di cuore, di testa,
sul campo lascia due punti e le certezze di un Liedholm pensiero antico:
in 10 si gioca meglio. Vero.
In 10, senza Cassano si gioca meglio.
Chi.
Non.
L'ha.
Visto.
Ha dato a Cassano il voto del miglior giallorosso.
Bene.

In questo momento. Ne scrivo
e mi rendo conto
chiaramente:
meglio tornare a cercare.

Ora, ora che ne scrivo,
chiedo un aiuto al tempo. Sia clemente.
Mi restituisca tutte le ore
buttate vie e negate ai sorrisi della mia anima.
Le riponga sul banco, vicino al latte freddo.
Le ore che cerco, le ore belle,
in cui le gambe e la pancia si sollevino
di sereno e tiepido
piacere.
Salute a tutti.
Whiskey, per il freddo.
Per il freddo. Oro.

A.

4 commenti:

manuel ha detto...

Freddo... che freddo. Sai, non sono abituato al freddo, no, non mi abituerò mai!
Comunque un Whiskey lo prendo volentieri. Anzi, se hai un Jameson, mi fai un piacere. In Irlanda mi hanno dato pure il diploma di assaggiatore ufficiale della Jameson, ah ahah, tra gli assaggiatori c'ero io e due ispettori Derrick con tanto di barba incolta, che grasse risate mi son fatto.
Dicevo, il freddo, che brutta bestia, ma lo sai che a certe persone rallenta la circolazione del sangue, sicuramente è successo a quelli che dallo stadio urlavano contro un ragazzo di colore. Sulle persone Ignoranti ha proprio un brutto effetto.
Chissà cosa gli circolava nelle vene mentre urlavano, forse azoto liquido?
Io non capisco proprio.
Non capisco perchè la stupidità trova sempre tanto spazio tra le pagine dei giornali e sui titoli dei Tg.
Non capisco perchè un giorno si polemizza contro una squadra internazionale, il giorno dopo quella stessa squadra viene processata a causa dell'Ignoranza di una ventina di persone che non sanno che urlare contro un giocatore di colore è razzismo.
Bisognerebbe processare la nostra cara Società, che ancora oggi, nel 2005, permette che l'Ignoranza faccia la Voce Grossa e abbia sempre tanto spazio, mentre lascia che la cultura, che genera rispetto, rimanga dietro l'angolo con la paura di essere fuori luogo.
Lascia proprio un buon sapore questo whiskey... eh eh faccio un altro giro, grazie.
Non c'è coerenza, non c'è la cultura del rispetto, oggi si cresce come "amici di maria", si cresce sicuri di diventare famosi, ci riescono tutti no, è facile fare soldi così, si, e spenderli lo è ancora di più. Oggi lo sport ve va più di moda è: Fai le scarpe al tuo vicino!
Sto andando fuori tema, va be, al bar si viene per parlare di tutto un po', almeno qui si può spaziare da un piano all'altro del mondo, o no?
Si, credo proprio di si, il bar è un luogo sacro, un luogo dove si può stare soli anche in mezzo a tante persone, un luogo dove si parla senza la pretesa di trovare delle risposte.
Il bar è il bar.
Mi puoi segnare i due whiskey, te li pago lunedì appena prendo lo stipendio ok. Grazie ciao.

Antonio Sofia ha detto...

grande manuel..
non ci crederai forse
ma ho il jameson sul comò della mia camera.
il mio preferito.
:-)
buon tempo.
A.

lonewolf ha detto...

leggo e penso:

"non immagini quanto mi sento vicino a te"

poi

mi ricordo la persona che sei

e sorridendo mi rendo conto

che più che immaginarlo

lo sai

:-)

un abbraccio

caro

Antonio

manuel ha detto...

Grazie per essere passato dal mio blog (mi hai scoperto!!! ah ahah)
Un saluto da un amico.