Tigre


A Bari avevo una bici.
Me l'avevano regalata gli amici del mio quartiere, a un compleanno.
era nera nera.
ma tanto nera che era rubata.
alle prime ammaccature iniziò a filtrare un giallo fosforescente.
la vernice cadeva striandola
meravigliosamente.
e lei fu la TIGRE.

Poi la Tigre la verniciai col mio amor dell'epoca
usando solo le dita la verniciai
di impasti multicolori la verniciai.
e così bellissima me la rubarono.

finì l'amore
e i miei amici, di scuola questa volta, mi regalarono un altra bici.
era giallorossa come il mio cuore.
meno agile della prima tigre, ma solida e sfavillante
di nuovo era Tigre, la TIGRE 2.0.
Un giorno, all'università,
mentre provavo
l'emozione della rivoluzione cieca e balbettante
anche lei fu portata via.
Ricordo la catena blu. E il vuoto che cingeva e assicurava alle sbarre dell'altrio.

Così i miei genitori mi rimediarono da una vecchia amica un'altra bici.
Era ancora più pesante.
La TIGRE 3.0: rossa e nera, arrancava nonostante la parvenza aggressiva. Non ci siamo mai amati io e lei.
Era un bici affezionata alla parete su cui da anni giaceva, aveva scelto la riflessione, il pensiero, e l'atto la lasciava scossa. Tremava sulle salite, strideva nelle discese.
Così la riportai alla sua ascetica verticale,
mentre il mio amore grande dell'epoca non aveva più parole
e scivolava via pesante
nei riflessi di Roma.

Tornai a Bari e mi comprai la mia prima bici.
Era la TIGRE 3.1.
Perchè la 3.0 era stata solo un precario transito, perchè la TIGRE 3.1,
quasi per magia, recava un marchio di fabbrica sulla forcella, chiaramente segno di un incontro e di un tempo predestinato: 3.1. Era lei.
Bellissima, leggera, spiritosa, debordante di iniziative,sgusciante, altezzosa, sexi, rivoluzionaria, potente,fedele, saggia e coraggiosa. La Tigre 3.1 è stata compagna di quella strada difficile, impervia, devastante verso la serenità del cuore.
Aveva una trombetta, andammo a vivere da soli, io e lei, lei vicino al mio letto che la camera era piccina.
Un giorno m'ammalai d'amor nero
una malattia viscerale e sviscerante:
ero io leggero sulla mia Tigre tanto che lei non mi sentiva più.
Lasciai Bari allora. Per respirare, lasciai Bari.
E lei.

Qui a Firenze non ho una bici.
Ma ho un amor biancolucido.
La mia Tigre ha aspettato il mio ritorno fiduciosa, per mesi.
E ci siamo rivisti, poi, respiravo.
Siamo amici adesso, ancora, io e la mia Tigre 3.1.
Ora lei è a Udine con mio cognato che ha promesso di farla viaggiare
ancora e ancora.
Sono sicuro che lei è felice
come lo sono io.

La mia Tigre 3.1 è stata una bicicletta straordinaria.

A.

3 commenti:

lonewolf ha detto...

grandissimo Antonio
emozionante e vivido
scorcio di vita

grazie
per questa perla
davvero...

:-)

momyone ha detto...

Se Ginaccio fosse ancora tra noi non saprebbe esprimer meglio l'amore per la sua bici ;*)

Antonio Sofia ha detto...

grazie per esserci stati :-)

A.