Che t'innamora


Che meraviglia.

Avevo il cuore in esplosione ier sera.
Nel petto non stava fermo
e tribolavo solo al pensiero che qualcosa
lo spingesse su per la gola
strozzando la puerile
ma densa
felicità del momento.

Passavano i minuti
a stento.

E dentro di me la certezza che era una partita
magica
in cui le traiettorie possibili si erano circoscritte
all'armonia del gesto tecnico
al piacere del gioco sportivo
alla soddisfazione inestinguibile dell'attesa fedele.

Ieri sera la Roma non ha solo battuto il Milan,
mostrando affiatamento, sapienza tattica (Spalletti un gigante!)
pervicacia e desiderio di vittoria.
Ieri sera la Roma ha saputo restituire ai suoi tifosi
sogni tridimensionali
sogni policromi
abbandonando la triste depressione
che un mondo di ombre e uomini di carta
aveva saputo imporre.

A un tifoso gli si può chiedere di esser razionale,
di mantenere i piedi per terra, di non esasperarsi
per il calcio.

Ma quando sono proprio gli eroi che il tifoso si sceglie,
coloro cui affida la speranza di un sublime senza funzione,
quelli che sostiene, ama,
e difende - per avere qualcuno
cui volere semplicemente bene, forse -
quando questi eroi sanno dirgli, dimostrargli

sì che è solo un gioco, e un gioco di soldi e poteri,
sì che è meglio che pensi alla vita di merda che fai..

il dolore è atroce, improvviso,
il dolore è un dolore bambino.

Poi vedi il pallone realizzare un capolavoro
come ieri sera è stato.
Allora puoi che credere di aver fatto bene
a resistere, a non ascoltare quell'esempio ridotto a sottocultura prezzolata
che alcuni infami interpreti
innalzano a vessillo.

Grazie Roma,
si cantava ieri sera.

Ma la domenica di ieri, questa vittoria straordinaria,
non può esser privata di altri ringraziamenti.

Grazie a Francesco Totti, inesauribile profeta in Patria.
Grazie a Luciano Spalletti, maestro sapiente.
Grazie a Mexes, a Chivu, a Cufrè.

E a Mancini.
Guarda la curva, Amantino.
Guarda i tifosi.
Guardaci.

Che t' innamora.

A.

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