Quell' Ancòra traditore


Dopo aver dedicato una vetrina a Giuseppe Rossi, 13 anni negli States e giovanili nel Parma, ora stella del Manchester United (curiosa storia in cui una famiglia usa il pallone come garanzia di un legame culturale con lo stivale lontano),
non resta che raccontare il mercoledì di Campionato appena trascorso.

La Roma. La lascerei per ultima.
Prima parlerei del tonfo della Fiorentina, delle stentate vittorie di Inter e Milan, del pari della Juve che suona come un 2 a 0 per i bianconeri, tanto hanno impressionato anche col Chievo.
Potrei soffermarmi ulteriormente su tutti questi illustri protagonisti
ma in fin dei conti oggi ai tavoli non si parla che dei giallorossi risorti e assunti in cielo.

Dunque via al panegirico: la squadra di Spalletti impressiona per tenuta e convinzione, un pressing alto, altissimo, da impressionar e il portiere avversario per primo. Triangolazioni e continue variazioni di gioco, contropiede articolato in azioni sopraffine e soprattutto grande voglia di vincere tutti insieme.
Questo il risultato del lavoro di Luciano Spalletti, un grandissimo professionista che, qualsiasi cosa accada nel prossimo futuro, ha dimostrato ampiamente dove erano i torti e le ragioni nella contradditoria compagine capitolina: e il problema non era solo nel ciccione, appena esule a Madrid, finalmente stella di un calcio a misura di riso, maiale e frutti di mare.
In una squadra come la Roma, dove non si può disporre del meglio in ogni ruolo, ci si deve accontentare di avere il migliore di tutti in ogni ruolo: Francesco Totti non ha eguali e continua a dimostrare un talento inestimabile quanto un'umanità orgogliosa e fiera, capace di qualsiasi miracolo.
Capace di qualsiasi miracolo è l'uomo che crede nella buona volontà e in un'ideale che trascenda il misero companatico, per quanto in salsa di miliardi: Francesco sta vincendo una scommessa ad alto richio, sulla sua carriera e sulle sue stesse parole, mettendoci la faccia oltre le gambe, massacrate a ogni partita. Disse Perrotta, Mexes e qualcun altro, due estati fa. E sembrava fosse impazzito fino all'altro ieri.
Invece lentamente la sua fiducia si sta dimostrando ben riposta e il mister Spalletti una sorta di bacchetta magica capace di riportare al loro giusto valore gli investimenti di un bistrattato mercato.

La Fiorentina stessa, con Prandelli, sta dimostrando che, per avere risultati, la classe può essere potenziata, rincuorata, difesa da un'organizzazione di gioco efficace e una tenuta psicologica solida: remare tutti in una direzione, sapendo che nel calcio i ruoli servono a sapere cosa fare, non a limitare responsabilità, a saper cosa non fare.
È adesso una grande Roma e lo è sotto gli occhi di tutti e non solo per i risultati.

Una grande Roma con la certezza che Francesco Totti veste una sola maglia.
Quella giusta.

Un particolare incoraggiamento ancora a Perrotta e Mancini: il primo abdica per un guaio muscolare dopo un mese giocato a livello Mondiale; il secondo a suon di gol e sudore può scoprirsi compreso e difeso dagli stessi che han dubitato del suo buon volere, seminare per poi raccogliere, evitando improbabili alberi dagli zecchini d'oro.

I giallorossi si contenderanno un posto in Champion's con i viola e con il Livorno, che però appare in caduta.
La Fiorenina non tema. Se non andrà in Champion's sarà soltanto una cosa normale, giusta, inevitabile.

Prandelli in questi giorni sembra temere gli avversari meno dei suoi calciatori: a guardare cambi e formazioni negli ultimi match, potrebbe esser lui l'anello debole di un progetto serio e limitato probabilmente solo dalla realtà. Non è poco, non me ne vogliano. Ancora a più sette, senza dubbio. Ancora più sette, suona male. Una parola di troppo.
Tradisce.

Buon proseguimento a tutti.

A.

Nessun commento: