Un uomo scomodo

Ancora un ricordo di Dino Viola,
nella voce di un amico.
Grazie, Gianlu'!
A.


Roma-Pisa 0-2
il sogno della grande Roma
finì così

ricordo come fosse oggi
il principe Giannini
per tutti noi della curva
Peppe

Lo vedo salire sulla gradinata della “montemario”
scortato a vista dal gigante Sebino

sento il peso dei fiori che depone
nel posto che Dino
l’ingegner Viola
il presidente della grande Roma
ha lasciato deserto
per sempre
suo malgrado

Rivedo donna Flora
coraggiosa e commossa
bagnata da lacrime
di dolore e orgoglio
fresca vedova
di un uomo
grande
che aveva donato
alla città di Roma
sogni
immensi

La grande Roma finì lì
tumulata insieme al suo creatore
e con essa
un pezzo alla volta
morì quel calcio antico
romantico
dove le idee
potevano ancora vincere
sul potere
esclusivo
della politica
e del denaro

Viola era l’artefice
la mente
il cuore
di mille battaglie
sportive, politiche, economiche

Falcao, Conti, Pruzzo, Cerezo, Nela, Ancelotti
Agostino di Bartolomei
quattro coppe Italia
uno scudetto
la disgraziata finale di coppa dei campioni

Viola era un uomo scomodo
disturbava poteri forti
troppo forti
il ciclo finì
vincendo un terzo di quel che avrebbe potuto
e dovuto
in un mondo di altri valori

scesero ombre
venne il tempo degli Andrade
dei Renato
dei Manfredonia

venne il tempo dei Ciarrapico
dei fallimenti
dei tribunali

Ma Viola ormai non c’era più

di lui rimarrà la grandezza
di aver regalato
ai romani
un sogno.

Lonewolf

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