Casca il mondo, casca la terra


Giro giro tondo
casca il mondo.

La Roma manda a casa la Juve.
La Roma ha vinto.
E festeggia con ludica semplicità
la gioia di un lavoro ben fatto.
Aria elettrica all'Olimpico.
E coscienza di un'impresa sportiva
solo in parte.
Chè la Juve è un taglierino
alla gola dei sogni. Una lingua bruciata
dal ghiaccio.

Roma e la Roma
fanno il girotondo
e mi chiedo se
l'orco, l'orco appena abbattuto
non fosse necessario
a marcare la coesistenza
a far convergere l'intenzione
a incarnare identità e opposizione.
Ogni cosa in sè.
Triste. Vero. L'orco. Serve
a tutti.

Si imbelletta, si alza sui tacchi
alza la voce, sentenzia le vittime
impicca con le menzogne
sublima le intenzioni del suo stomaco vorace.

L'incubo di svegliarsi
senza l'orco.
È l'incubo che il girotondo
esorcizza:
invocata la sua protensione
a imporsi
richiesta di forza
più forza e più forza ancora
sia più giovane e più blaterante
più sfrontato, sfacciato, volgare
l'orco che ci dà speranza
di ammazzare l'orco.

La Roma batte la Juve. Perdendo 1 a 0.
Guardo i gagliardetti, le sciarpe,
sulla parete del bar
e mi ricordo quando la Roma ha battuto
la Juve, 2 a 2 il risultato, a Torino: era lo scudetto.
E le lacrime e la testa fasciata
dalla maglia
a soffocare
l'enorme silenzio della vittoria.

La partita è stata dura
questo rinfranca:
l'orco era davvero un orco.

Guardo un bicchiere in controluce.
amo i bicchieri bassi e larghi,
quelli consumati e non più trasparenti.
Bicchieri di orgogliosa forgia
sopravvissuti al tempo
e che non dan più da bere.
Non li porgo ai clienti
ansiosi di trasparenze.
Ma li conservo comunque al banco.
Guardo uno di questi bicchieri controluce.
Proietta un'ombra definita
sul mio viso. Non divide la luce.
Non produce arcobaleni,
la forza.

Tenace di speranza dunque
arride il giorno al trionfo romano.
Eppure la velocità ci costringe
a ricordi con preferibile scadenza.

Senza paura di non tornare a sorridere
ripenso alla tensione, ai gesti offensivi e violenti
della partita di iersera. E mi stanco
nel formular parole.

Lo sguardo teso al vuoto, l'idea di colpire al buio,
terribile messa in scena di una follia naturale.
O innaturale, se fossimo bestie.
Ma siamo poco meno degli angeli
e aggrappati alla consistenza dell'aria

resistiamo al peso.
Di una parziale essenza: colpire
per non esser colpiti, l'idea e la grotta
coincidono.
Con un pugno contro il muro,

allora. La mano mi farà male
per qualche giorno. Però dimenticherò
l'uomo e il suo girotondo. Piano. Piano.
Temendo,
tremando,
di cadere.
Piano piano
temendo
tremando
di volare
e poi cadere.
Ancora. Vivo.
Risparmiato dal sole.

A.

1 commento:

Giosp ha detto...

Intanto grande Roma x avere eliminato la Juve!!!
Poi speriamo che l'Inter stasera passi, e che magari vada pure in finale... possibilmente con il Palermo, la Roma del 2006 fa + paura della Juve...