Fuorigioco


Oggi sono al Bar, anche se è domenica pomeriggio.
Guardo la partita, la Roma: i giallorossi sembrano un po' stanchi,
speriamo bene.

Fuorigioco. Giusto, c'era.

Non sono giorni sereni, come potrebbero esserlo.

Fuorigioco. Oltre ogni difesa, solo davanti al portiere, aspettando.
Il pallone. Senza portarlo con sè, senza cercare di superare un avversario, aspettando.
Il pallone solo, dinanzi al portiere, solo e senza alcun sudore.

Come esser sereni.
Sperando che nessuno ti veda cercare
l'ombra e scansare il rumore
per poter difendere un vantaggio di perla.

Sperare che accada qualcosa, sempre qualcosa da un'altra parte,
che nessuno del pubblico si interessi a questa misera zolla verde
oltre ogni desiderio, solo un misero pezzo di terra tra i tanti,
che avete da guardare, cosa.

Come poter essere sereni quando
dall'altro lato del campo,
proprio dall'altro lato
fischiano un fuorigioco. Alla punta, all'attaccante avversario
la sentenza di non poter
andare avanti.

Fuorigioco.
Invece ti nascondi o misero,
ti nascondi detro un viso liscio un cuore livido,
e sai che per segnare un gol dovrai aspettare
una svista, un errore e la complicità dei tuoi.

Cosa accadrà a Siena, nulla. Solo una partita.

Ma qualcuno s'annida altrove,
si traveste di allusi pragmatismi e sa
come arrivare al risultato, ignorando il gioco.
Ignorare il gioco per vincere a un gioco.
Come si fa a rimanere sereni
mentre sottili sagome brune
s'insinuano nel futuro.

Nelle liste del Cavaliere

s'adombrano

molti giocatori in fuorigioco.

E ho una tremenda paura
che non si riesca a distinguerli,
vederli nel momento in cui
parte il lancio.

Perchè oltre la difesa si può
essere. Ma non
al momento del lancio.
Al momento del tocco in avanti,
no.

L'azione è veloce, le valutazioni fallibili.
Nessuna serenità
possibile.
A giocare col nero si perde sempre.

A.

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