L'ammazzacaffé


Si lavora tanto questi giorni,
c'è una fiera qui nella piazza vicino al Bar dello sport.
Arriva gente in continuazione, volti sconosciuti,
bocche senza voce, desideri in buste chiuse.

La sera arrivo a casa davvero a pezzi.
Ma è bello così.

In queste occasioni trionfano i pettegolezzi.
Che a pensar male si piglia sempre dice il detto.
Ma si dice anche "Fa' bene e scorda, fa' male e pensa".
Così quando mi perdo nei miei pensieri,
me ne distolgo poi con vaga colpevolezza.

Il bar: un sogno per me. Ascoltare le facce, guardare le parole.
Ogni cosa si muove, ogni cosa si muove però con la sicurezza
di una messa in scena ripetuta e ripetibile.
Che se in quel momento chiudi gli occhi, che sarà mai,
vedrai domani.

Al Bar dello sport, la mattina mi piace far trovare qualche quotidiano.
E un giornale di annunci.
Per informarsi e se è il caso, per parlare di qualcosa che non sia
tanto importante da ammazzare un caffè.
Per quello vendo gli amari.
E quando c'è silenzio, o si ragiona di cose serie,
se ne vendon di meno.

Non che non mi piaccia si discuta con passione,
nè sono tanto venale da difendere a spada sguaiata
il mio favoloso mercato dei liquori (adoro comunque
sentirmi chiedere un Caffè Borghetti. almeno quanto odio i cocktail.
tanto da non servirli mai, i cocktail).

A volte faccio un esperimento: sfoglio i giornali prima dell'apertura
e posiziono le pagine di ogni quotidiano sulle notizie che mi incuriosiscono.
Piccole trappole da barista ; in ascolto come un cacciatore pavido ma deciso,
attendo la mia preda canterina.

La reazione dei miei clienti alle notizie è sempre abbastanza eclatante:
il cacciatore non torna mai a casa a mani vuote.
Eppure in questi giorni un sottile imbarazzo attanaglia i presenti.
Forse perchè la fiera è talmente dilagante nella sua festosa lente
che ogni sguardo è distante e i miei titoli invisibili
da lontano, da vicino.

Ho provato con la Juve vincente sull'Inter, ma si sapeva, e ho
compreso immediatamente il cuor ferito dei sognatori precari,
i sognatori a progetto e senza tredicesima,
i sognatori infoiati contro l'assoluto e divisi nel parziale
per cui brilla ostentata forse l'unica certezza
quella di non essere in grado di violare la Vecchia Signora.
Innamorati e delusi, umiliati in pubblica scena,
i nemici della zebra si deprimono silenti. No, non è andata.

Allora, schivando la frivolezza calcistica,
e non imponendo attenzione sulla Roma che quello sì è amore
che mi si legge in viso,
ho provato con la politica.
Nulla. Peggio che con la Juve. Qualcuno ogni tanto si arrischia,
ma dopo aver parlato fugge via. Temendo una ritorsione della carta forse,
predicatrice di inchiostro e servitù ampollosa,
disdegna i calici più intraprendenti.

Ma poc'anzi qualcosa di diverso.
Un uomo ha gridato.
Fermo, bloccato, piantato al centro del Bar,
attirando l'attenzione dei festaioli di passaggio.

Un uomo ha gridato e ho subito cercato di carpire
quale fosse stata la notizia. A suscitare un urlo sì tremendo.
Quale giornale. Quale pagina. Quale trappola.

L'uomo ha gridato una parola. Una soltanto.
Poco comprensibile, ma da tutti riconosciuto, il suono profuso.
"Adesso". L'uomo aveva gridato e guardato tutti i presenti.
Poi senza alcun timore, si era avvicinato al banco a chiedermi
un Lucano (secondo solo al Borghetti nel mio gradimento).

Approfittando del brusio e della tensione,
ho aggirato il banco e raggiunto il tavolino dell'urlatore.
Disteso e sincero, il giornale degli annunci mostrava
la foto di un orologio d'oro, un orologio antico.
E non c'era alcun bisogno di farsi domande.
Quell'orologio senza lancette era chiaro, chiaro e luccicante,
quell'orologio non sapeva l'ora.

Dopo quell'episodio.
Altri si sono avvicinati al giornale degli annunci.
E altri hanno gridato.
Gridato "prima", gridato "poi", qualcuno ha gridato l'ora esatta,
qualcun altro l'ora di nascita del proprio figlio, qualcuno, particolarmente nervoso,
ha gridato all'arbitro di fischiare la fine.
Ma tutti poi mi hanno chiesto un amaro.
La fiera continua e credo che a fine giornata avrò finito le mie scorte di liquori.

Se tutto va bene con gli introiti di questa fiera
potrò comprarmi una bellissima canna da pesca.
L'ho vista alla bancarella in fondo, in fondo prima dello zucchero filato.
Sperando ci sia ancora. Sperando che nessuno l'abbia già portata via.

A.

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