Una giornata storta


Stamani mi sono svegliato
storto.

No, non è che mi sia svegliato di cattivo umore.
Ero proprio storto.

Quando son sceso dal letto ho urtato il comodino,
attrevarsando la porta ho dato una terribile frontata,
e al bagno, come negarlo, ho fatto una pozza. D'oro.

Arrivare al bar è stata un'impresa: il pantalone tenuto in vita
da una molletta gialla, i capelli davanti agli occhi e soprattutto
l'ira invereconda dei passanti costretti a una capocciata nello stomaco
o a imbarazzanti annusamenti di glutei.

Mi sono svegliato storto
ed è andata sempre peggio.
Tirar su la saracinesca, arrivare dietro il bancone scansando spalliere e tavoli,
fare colazione evitando la cascata spietata del caffè,
riporre i bicchieri e le bottiglie, raccoglierne i resti sul pavimento:
un incubo, un'epopea.

Senza dubbio qualcosa di grave mi sarà accaduto nel sonno:
ho provato a ricostruire ogni gesto, ogni pensiero della sera precedente.
Niente di strano: il solito cartone animato, le solite droghe, il solito dibattito
politico. Se non sono morto ancora vorrà dire che o che sono invincibile
o che il mio costume è prassi buona e giusta. O no. Ma non importa, non può essere stato quello. Non è stato il primo giorno nè questa condizione si è manifestata
progressivamente: storto piano piano come per il cedimento di una dannata attrazione turistica. No, che diamine, non è andata così.

Mi sono svegliato storto, ma storto sul serio. E ieri ero dritto impalato,
dritto deciso, dritto come un palo, come un faro, come un tronco, come un naso,
dritto fino al semaforo, dritto anche dopo l'incrocio, dritto rettilineo, dritto poco ingenuo, dritto come il fumo. Il fumo. Ora mi sembra scapparmi dal lato
della bocca. Come un ghigno solo pensato.

Dio mio, i sogni neanche. Non sogno quasi mai sogni cinematografici, i miei sogni sono liste, liste di tegami, liste di canzoni, liste di pesci: inverosimili nel loro protendersi verso il fondo di una classifica rdinale assolutamente infissa al suolo,
solidamente perpendicolare alla Terra.

Niente, niente di strano. Non ricordo segnale o monito che possa spiegarmi
un sì fastidioso cuore diagonale.

Un cliente. Sta sbirciando dietro i vetri, sì siamo aperti. No, che fa,va via. Devo farmi vedere. Agito il braccio, sì sono qui. Prego, buongiorno. Ah, anche lei, vedo ha un problema. Certo, non sai più cosa aspettarti al mattino. Sì, sicuramente una cosa curiosa. Così lei ora rotola. E come si trova? Innegabilmente è molto veloce, ma anche scomodo. Le sue labbra e il suo naso mi sembrano un po', per come dire, sofferti. Ha ragione anche il mio viso è un po' provato.
Sa che le dico? Beviamoci su. No,se ne freghi, mi ascolti. Se ne freghi e sbrodoli pure in terra senza pudore. Controlli solo una cosa. Per favore guardi bene.
Stia attento non ci sia una sagoma sottile, una sorta di tappeto. Perchè io non uso tappeti. E potremmo dover brindare in tre. Alla sua, no, certo, alla nostra. E aspettiamo il prossimo cliente. Chissà, chissà come sarà.

A.

2 commenti:

zoe ha detto...

:D
capitata per caso.
grazie, mi ha messo di buon umore.

Antonio Sofia ha detto...

grazie per la visita!
ora sto con l'influenza ma presto tornerò a scrivere..
torna a trovarmi!
ciao!!!!
A.