X


È arrivato ieri sera, sulla chiusura.

Stavo giusto abbassando la saracinesca, poggiata, sì come al solito,
tanto chi viene a rubare da noi, nessuno, al Bar dello sport
possono rubarmi solo il cuore ma quello lo portò con me.

Mi scusi non avrebbe ancora un minuto?

La domanda fu ripetuta due volte. La prima, completamente mangiata dall'acciaio in caduta.
Libera.

Non avevo minuti purtroppo. E il silenzio cui la domanda era stata costretta nella sua prima istanza sbiadiva, terribile, nella sentenza già pendente sulla sua formulazione posticcia:
la bocca del bar
oramai la bocca di un muto.
E noi due parole inascoltabili.

E ora?

Apro la mattina, presto, molto presto, mi spiace.

Sprofondò. Ma lentamente. Adagio si scompose
senza negarsi alcun movimento
mi mostrò una discesa perfetta
culminante nella posa di un indiano, bizzarro indiano al bordo del marciapiede.

Guardai la saracinesca e vi notai una sostanziale affinità.

Tornerà domani?

Non so.

Ha fame, sete? Cosa le serviva?

Sa, io ho paura di votare e lei doveva raccontare la mia storia.

Capisco. Che altro avrei dovuto dire di lei. Nel mio bar.

Sarei giunto dopo aver letto tutti i quotidiani e i settimanali politici,
dopo aver visto centinaia di ore di dibattiti.

Notevole.

Sì. E avrei pianto. Perchè io ho paura. Di votare.

Che paura ha. Si sta preparando in maniera così assidua che non può sbagliare.

Sa. Io non ho mai votato finora.

No? Come mai? Credo sia un dovere. Quanto meno così si dice.

Io sono andato nel mio seggio, ho consegnato i documenti
e impugnato una matita.

Bene. E poi?

Poi ho scelto.

Allora ha votato.

No, ho sempre sbagliato.

Si è pentito delle sue idee passate? Chi non.

No, dopo il primo tratto della X, mi sono sempre pentito. Così,
ho sempre annullato le mie schede.

Non pianga.

L'uomo scoppiò in lacrime. Doveva avere quasi sessant'anni.
Chissà se c'era nel 46.

Non pianga.

Io piango la mia miseria. Questa volta devo riuscire a votare.
A completare quella X. Non so, se potrò farlo ancora.

Si alzi, vedrà che questa volta ci riuscirà. Sta studiando così tanto.
Non potrà sbagliare.

Lo aiutai a tirarsi su. La giacca grigia e la cravatta gialla erano
troppo piccole, mentre le scarpe marrone si baciavano consumate verso l'interno.

Non sbaglierò.

Senta, ora qui, due isolati più giù c'è un altro bar. Andiamoci. Le offro da bere.

No, no. Non importa.

Si sente bene?

Sì. Ma lei. Racconterà la mia storia? Anche se non sono neanche riuscito ad entrare?

Certo, lo farò. Ma perchè non torna domani, non torna a dirmi altre cose.
Altre parole. Lei è interessante. Torni pure.

Domani. No, il giorno giusto era oggi. Oggi ero stanco e speravo di incontrarla.
Avevo deciso di buttarmi al fiume.

E ora? Ora tornerà a casa più tranquillo? Non dica idiozie.

Sono riuscito a incontrarla, sono sereno.
Lei racconterà la mia storia.

Lo farò.

Adesso mi dica. Per il fiume. Devo girare a destra o a sinistra, lì in fondo
dopo il bivio.

Se n'è andato senza aspettare la mia risposta.
E credo sia stata la sua salvezza.

A.

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