Il flauto è la primavera


In questi giorni non è facile rimaner calmo.

Il silenzio, silenzio come bisogno e peso di silenzio,
le parole, come urgenza di dirle, di trovarle le parole,

si alternano tra le mani
e sono acqua e olio.

Mi trovo al Bar stasera per prendere qualcosa.
Da portare con me.

Non ho fotografie, le fotografie non le amo perchè.
Sono noci che sbriciolo nell'atto maldestro di
aprire.

Potrei mai conservare lettere, no.
Le lettere sono lenze e ami e adorabili verticali
le lettere sono il freddo fuori dall'acqua
sono, le lettere, uno squarcio nelle gengive
corpo impiccato corpo zitto zitto senz'aria zitto.
Non porterò lettere.

Se scegliessi un bicchiere del Bar
se solo scegliessi un bicchiere solo
le luci di questa sala
si spezzerebbero

(signora mi aiuti son perle vere)

e quel cieco che le segue ogni sera
quel cieco cadrebbe

in lacrime

(mi aiuti signora son vere perle
non ne perda una, non una).

Ecco porterò con me un flauto.
Un vecchio flauto dev'essere è qui.

Devo chiudere, andar via
prima che passi qualcuno.
E' domenica, siam chiusi.
Son felice di averlo trovato.

Porterò con me questo flauto
un flauto di plastica
plastica
trasparente
gialla plastica
senza decorazioni e tutto d'un pezzo
leggero scheggiato un flauto
tremendo

io non so suonare
ma
con questo trovo le note

note semplici semplici note di voce storpia
forse
le mie

ma non so suonare
ho detto
e voglio suonare
dirò

voglio suonare il flauto
voglio suonare la primavera
che s'anima
di terribile incertezza

e tutto il mondo trema
se l'accosto alle labbra.

A.

1 commento:

momyone ha detto...

Che bella... ;)