Noir



Con passi lunghi raggiunse il bancone.
Non abbastanza.
Sangue.
Nero. E sottile. Dietro di lui.

Acqua. Solo acqua.
Naturale o gassata?
Rubinetto.

S'abbeverò con ingordigia, urtando col gomito una tazza, imprecò.
La testa reggeva un berretto velluto,
il cappotto cammello assorbiva ogni riflesso.

Gli chiesi, senza dubbio, se stava bene. Una mia ossessione.
Sorrise. Dal naso liberò un vento, piegava ogni cosa intorno.

Se ne andarono alcuni clienti. Le loro ombre incaute
incespicavano nel sangue vicino alla porta. Un cenno di scuse.
Nero. E pesante.

Passai all'uomo un fazzoletto.
Il legno del bancone resisteva, timido ai segni delle dita,
all'incisione dura delle unghie, mi chiedeva aiuto,
calde e piene, voraci e decise, quelle mani imbizzarrite.

Rosso. Rosso. Ancora. Rosso. Fuori dal bar,
l'auto della Polizia affermava certezze.
Rispondevano a tono
le gocce di un rubinetto inclinato: niente,
non avevo saputo insegnargli alcunchè.
Asportava acciaio dal lavabo sconcio,
in dubbi costanti e simmetrici.
Sta' zitto.

Rimasi fermo. Rimanemmo immobili finchè
la porta del Bar non si schiuse.
Entrò senza esitazione un cane.
Raggiunse le gambe dell'uomo.
Quello si chinò, l'accarezzò in un solo movimento composto.
Poi cadde disteso.

Lo portarono via.
Il cane no,
andò via da solo.

A.

2 commenti:

Luigi ha detto...

bellissimo mi ha molto colpit ma chi ere questan persona?

Antonio Sofia ha detto...

rimarrà un mistero nella mia fantasia!
sono storie che mi invento e sono molto felice che questa ti sia piaciuta!
un abbraccio :-),
A.