Frullati di frutta


Sono arrivato stamani ed era già qui.
Al Bar, non so se da ieri sera,
ma quando. Ho chiuso, non c'era nessuno.

È piccolo, piccolissimo.
Avrà poco più di sei mesi, così ad occhio.
Parla, però.
E questo potrebbe far pensare
che sia più grande.
Non credo.

Azzurro, tutto azzurro, una tutina in lana azzurra,
gli occhi azzurri, i capelli così sottili e radi da sembrare
l'azzurro della sera quando la sera sta per finire.
Le labbra paion scure da perdere ogni rosso
e la pelle nasconde
le vie del sangue.

Parla, però.
E questo mi fa credere che non sia
un bambino.
Un bambino qualsiasi no, non parla e non viene
al mio Bar.

Che dice.
Ha ordinato. Ha ordinato
un frullato. Così, ho lasciato il Bar
per trovare della frutta fresca.
Mi piacciono i frullati, non me li chiedono spesso,
sembra che si attardino a scegliere il colore dell'abito.
E alla gente non piace aspettare.
Vanesi i frullati senza un pubblico che li apprezzi,
i frullati al Bar dello Sport escono poco
che nessuno li corteggia come vorrebbero.

Gli ho preparato un frullato verde.
I kiwi, sono stati i kiwi.
E ha risposto grazie. Quando gliel'ho portato,
è seduto, no, posato su un tavolino, il più interno del bar,
il bambino mi ha chiesto di aiutarlo a bere.
Il verde dei kiwi sembrava fatto per essere
una corona sulla sua bocca.

Dopo aver bevuto mi ha detto grazie, e ancora.
Un altro frullato, ne vorrei un altro, si può?

Mi sono insospettito. Ma non ho esitato.
Sono uscito e gli ho comprato delle fragole
e una mela.
Un frullato rosso, rosso d'ovatta nello spirito.
Sarà felice la categoria dei frullati, ho pensato,
sotto gli occhi stupiti di liquori e caffè.

Ha detto grazie, di nuovo.
Il rosso delle fragole, gocciolando sulla lana
mi ha ricordato Vivaldi e la primavera.
Ma per poco. Mi ha chiesto un altro frullato.

Mi è sembrato quanto meno scortese,
ma sono tornato dal fruttivendolo.
Scegliendo le pere e le banane più belle.

Un frullato chiaro, chiaro e denso,
le banane lo fan così,
l'ha bevuto dalla mia mano
e la punta del naso
si è macchiata della luna.

Stava per parlare. Ancora.
Ma l'ho fermato. Con l'indice
gli ho tolto il frullato dal viso
e ho assaggiato. Buono, gli ho detto.
Sì, lo è.

Dopo questa risposta si è fatto silenzioso.
E ora mi par chiaro.
Quando stasera chiuderò il Bar andrà via
e non lo vedrò mai più.

A.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Mi ritrovo a commentere questa poesia, io, io che in materia sono una vera ignorante, io, commento. E' proprio vero, quando una cosa ti entra nel cuore non c'è bisogno di grandi gerghi di sapienza per dare una tua opinione. Ho letto solo questa di poesie e mi sono soffermata, mi è venuta la pelle d'oca, molto semplice, interessante e nuova, dovevo lasciare i miei complimenti, bellissima! Linda.

Antonio Sofia ha detto...

grazie mille :-)
mi impegno, è una mia passione e cerco di fare del mio meglio.
non sono molti gli spazi che la vita lascia all'imamginazione.
Li difendo e li amo, cerco di viverci un po'.

A.