Il raffreddore


Come ogni sabato il racconto di Alessandro.. e dalle 13.30 la sua trasmissione Sandrone punto e virgola su Radio Città Aperta! (A Roma sulla frequenza 88.9).

Il raffreddore

Sono cagionevole. Come quei bambini che sudano e si raffreddano. Faccio ridere così grande e grosso col naso rosso e che tossisco a più non posso. E ho fatto la rima. Ma non respiro e la mente si annebbia. E divento nervoso e non capisco perchè mi capiti sempre nei momenti meno adatti. E quando non posso stare a casa senza fare nulla.

Ho il corso di inglese. L’insegnante parla a voce bassa e le mie orecchie non sentono quei suoni gutturali. Osservo i miei colleghi di corso. Li conosco a memoria. Conosco a memoria le loro reazioni, scommetto entro quanti secondi chi dirà cosa, mentre io con il naso goccialante bagno i fogli di muco. Finisce il corso e vado a casa, viaggio della speranza. Arrivo e mi ficco sotto le coperte. Un brodino per cena. Un film in dvd, inebriato dal paracetamolo, mi sdoppio e mi osservo dall’alto. Quasi assistessi ad un funerale. Il mio.

Chi di voi non ha mai pensato al proprio funerale. L’eterna rivincita. Tutti sono buoni con il morto. Tutti intorno alla vedova a consolarla. I bambini con la faccia appesa. Eh si. Era un bravo ragazzo, sempre i migliori se ne vanno. Ho la febbre alta e vaneggio. Penso e ripenso ai miei guai. A come mi caccio in imprese impossibili, che però mi danno la forza di sopravvivere. Ho comprato una macchina nuova, e mi convinco di averne bisogno. Non riesco a risparmiare. Quasi un affronto alla vita. Spesso penso che se ho problemi sono vivo ed i guai arrivano solo nei momenti di quiete. Sarà una scaramanzia. Ma tutti i guai mi sono sempre arrivati inaspettati. Per questo penso sempre al peggio e mi convinco del pessimismo. Ma ho la febbre alta. Il film va, una boiata.

A casa sanno che quando sto così mi devono lasciare stare. Mi passa, coperto. I brividi salgono e non respiro. Mi concentro su di me. E seguito a volare. Alto, mi osservo. Sono coperto fino agli occhi. Sabato un bel gesto. Lo dovevo. Spesso non ho dimostrato il mio amore, distratto, dandolo per scontato. Ed invece no. Ora che sono morto, un bel ricordo, l’ultimo. Si che era bravo. Un pò irascibile. Si accendeva come uno zolfanello ma poi si spegneva in una battuta. Si, arrogante e presuntuoso. Classista ma intelligente. Mi crogiolo nei complimenti. Se non me li faccio da solo.

Sudo, ora. Ho sete. Mi alzo. È da poco passata mezzanotte. Dormono tutti qui. Ognuno nel proprio letto. Riccardo avvolto nel lenzuolo, il viso angelico del diavolo sopito, alessandra, abbracciata al pupazzo, sognerà dei blue e di meneguzzi, o forse di quel bambino del centro estivo che le scrive una valanga di sms. Annalisa, stanca morta, mi è accanto e sembra ancora più piccola di quello che è. Vado in cucina. Come un lupo nella steppa.

Latte, ho voglia di latte. Provo a respirare. Un refolo di aria passa ed è oro per me. Latte e miele, il rimedio della nonna. E poi i fumenti. Si mi piacciono. Avvolto nell’asciugamano respiro fumi balsamici. Ora sono cosciente. Ora sono di nuovo io, non mi osservo più.
E' passato il raffreddore.

Alessandro A.

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