La tutina

Come promesso.. oggi è sabato e parola ad Alessandro Aimi!
A.

Ciao! Ecco un nuovo racconto sui tavolini del Bar.
E inoltre. Oggi Vi aspetto sulle frequenze , per chi è di Roma, di Radio Città Aperta, 88.9 oppure via internet al sito www.radiocittaperta.it.
Dalle ore 13.30 alle 15.00 solo il Sabato per Sandrone punto e virgola.

Per ora.. buona lettura!

La tutina

L’avevo vista lì in vetrina. Certo come tutti gli indumenti indossati dal manichino sfila via senza grinze. Un pezzo unico. La provo. Non chiedo neanche il prezzo. Ammazza, quanto è difficile indossarla . E’ un pezzo unico. Mi guardo allo specchio. Sembro Mazinga Zeta. Le spalle ben disegnate. Il logo della triumph in bella vista. Lasciala sempre aperta, mi dice il commesso della numero tre. Forse è meglio , penso io, non toglierla mai, tanto è complicato infilarla. Prova pioggia però superata. Sono griffatissimo mentre sfilo sulla corsia di emergenza del GRA in barba ai chips de noantri.

Che fico. Arrivo in ufficio. Però capisco che c’è qualcosa che non va. Una tipa, la barbie babbiona, la signorina silvani del polo tecnologico, mi ronza intorno.

Ammazza Aimi che tutina. Bella eh. Eh sì.. Io ho quella del Tucano..
(n.d.r. Tucano = marca scrausa da bancarella).

Cerco affannosamente un pezzo di ferro, una zampa di coniglio, grattarmi le palle di fronte a lei non è così educato, ma avrei dovuto farlo.
Invece no. Non uso scaramanzie questa volta. Eppure ne sono esperto. Mai mettere il cappello sul letto, metro, non scendere col piede sinistro dal letto, non versare il sale e non piangere sopra il latto versato. Ma forse mi confondo. Sono altri detti.

Arrivo trafelato in ufficio il giorno successivo. Casco e cellulare si intrecciano, mentre gli occhiali si animano e si imbizzariscono sul naso. Fa caldo. Non piove. Sfilo la tutina. Gesti abituali. E invece no. Mentre mi risuona nell’orecchio

Che bella tutina. Io la compro dal Tucano. Chissà quanto costa quella lì. Ma dove l’hai comprata...

ma fatte i cazzi tua. Penso io. E invece... Un gesto inconsulto. L’appoggio sulla sella e mentre la lascio mi dico stronzo. Ci sono le marmitte lì, coglione. E la tutina si avvampa, prende fuoco e fa fumo. Bestemmio in aramaico, la lingua originale, come originale era la mia tutina un pezzo unico. Più unico che raro, ora rarefatto. E avvampato tra le fiamme. Cazzo la tiro su. La osservo. È lacera ed il mio portafogli ora contuso.

Preso a schiaffi. Non ho più la mia tutina. E sono un coglione. È colpa mia. Ma mi rieccheggiano le parole profetiche. Che bella tutina. Mortacci tua. Sta stronza. Ed io ci sono caduto. La porto su. È in coma, la tutina. La indosso. Ora sembro mazinga zeta alla fine del cartone. Quando fatto a pezzi riferisce improperi in giapponese al robot di turno.
Mi ha rovinato la giornata. Però sono un bastardo. E quando incontro la cozza più ambita del tiburtino. Glielo dico. Certo che porti una sfiga pazzesca. La mia personalissima rivincita. Detta davanti a tutti. La prossima volta grattatevi le palle. Quando arriva lei. Che ci rimane male, ma sogghigna, porta sfiga sul serio. Cito il marchese del grillo. Occhio che ve secca li cojoni.

Il giorno dopo la indosso, reduce. Sembro un reduce. E piove, governo ladro, ed adesso più che mai, e l’acqua passa tra le ferite. E la marmitta fuma, fuma brandelli di euri rimasti e devastati sullo scappamento.

Alessandro Aimi

3 commenti:

Antonio Sofia ha detto...

grande alessandro!
complimenti per i racconti - sto ricevendo ottime opinioni - e..
bellissima trasmissione!
qui al Bar ti abbiamo ascoltato e ti ascolteremo ancora!
al prossimo racconto!:-)

A.

Anonimo ha detto...

grande alessandro, ma grandissimo sproloquista, che è anche più bello!!
io l'ho visto dal vivo, è bellissimo!

lo sproloquista.

ps
ma mi posso fa i complimenti da solo?

Anonimo ha detto...

siccome so che alessandro è permaloso, volevo dirgli che anche lui è bello.
lo sprol.