PostScoliosi (Precarietà 9.0)

#1

Pensavo
alle finestre degli ospedali.

Pensavo.
a quando avrei pianto.
a quanto avrei potuto o dovuto
piangere.

Poi pensavo.
Alle cose che van via
quando si muore:
non poter più fare
non poter più scegliere
non poter più scegliere di essere.

Pensavo poi alle mie giornate
incollate
pagine complete
a quanto non amo quel che faccio
quello che scelgo
di fare
chi scelgo di essere e per chi.

E l'insoddisfazione
è la deformazione delle ossa
che mi rende più bello
il petto.

Pazzesco: guardare l'orizzonte e perdersi
quel che
la curvatura vieta
violenta.
Pazzesco: credere di fare lo stesso gioco
con la
schiena
di un uomo.

Innamorato della mia povera presunzione
brindo e fumo
alla gioia di non aver perduto nulla
mai nulla
ringrazio Dio e bacio l'amore
trionfante sull'orizzonte che bastardo trema
per la luce
della mia burbera sbuffata.

#2

Io nun piango pe' quarcuno che more,
non l'ho fatto manco pe 'n genitore
che morenno m'ha 'nsegnato a pensare,
non lo faccio per un altro che more.

Io nun piango quanno scoppia 'na guera,
er coraggio de’ l'eroi stesi in tera,
io lo premio co' du' fiori de serra,
ma nun piango quanno scoppia 'na guera.

lo piango, quanno casco nello sguardo
de' 'n cane vagabondo perché
ce somijamo in modo assurdo
semo due soli al monno.

Me perdo, in quell'occhi senza nome
che cercano padrone,
in quella faccia de malinconia,
che chiede compagnia.

Io nun piango quanno 'n omo s'ammazza,
il suo sangue nun me fa tenerezza,
manco se allagasse tutta 'na piazza,
io non piango quanno 'n omo s'ammazza.

Ma piango, io piango sulle nostre vite,
due vite violentate.
A noi, risposte mai ne abbiamo date,
ecco perché la sete...

lo piango,
so tutto er tempo che ce resta e me ce sento male.
Domani, se non sbajo è la tua festa,
la prima senza viole.

#3

Le finestre degli ospedali
spettegolano:
e se le guardi zittiscono
colpevoli.

A.

1 commento:

Slider ha detto...

Passavo... per un saluto...
come sospettavo il mio bar-sport non è l'unico in giro.