Sake


Un pugno sul banco.
E al rumore segue
la certezza che sia lei,
una coperta estesa fino alla fine del mondo
lo sguardo familiare con cui si presenta.
E io sono felice. Di rivederla.

Non so molto di lei,
leggera, ma come quercia.
Indossa sempre la stessa
divisa a stento contenuta sul petto,
ben modellata sui fianchi, a cui pende,
decisa e serena, una katana decorata
quanto antica, un occhio per guardare,
uno per ascoltare,
coperto sempre dai suoi capelli
rossi, non tutti rossi i capelli, neri, neri e rossi
sull'occhio sinistro i suoi capelli lisci, sottili
e il bianco che la pregierebbe nuda
controluce traspare la circolazione fiera
d'un sangue vermiglio.

Poi lei sorride, con un graffio.
E vado a cercare la sua bottiglia,
bottiglia che la prima volta m'affidò,
in una sacca di tela grezza:
contiene il suo sakè, e non beve
se non bevo anch'io.
Caldo, caldo ci piace il sake,
e dopo averne bevuto più d'un bicchiere
seduti, seduti al primo tavolo vicino al banco,
capita che io le racconti cosa accade.
Tra me e gli orizzonti a me prossimi
cosa accade, e lei ascolta, mi ascolta,
una mano alla katana distesa,
in riposo, sul legno.

Si alza, a una mia pausa,
solo a un mio silenzio.
Si alza e fa un inchino.
Prima di qualsiasi domanda.

Ricambio l'inchino.

Sta per andar via.

Ripongo la bottiglia,
scompare il suo delicato incedere
tra luci e ombre,
scansando le une e le altre.

E la bottiglia nella tela grezza s'empie,
s'empie fino alle timidezze del collo:
come intonsa, quando tornerà ancora.
Tornerà.

Entra un cliente.
Mai quando c'è lei.

A.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ohi Tò :)

Sto leggendo "Dance dance dance"... E' fichissimo!!

Ellychan

Markdeca ha detto...

antonio ciao.......
ti prego quando hai tempo mi dici come o dove devo andare per inserire un tag board come il tuo??????????????
se vuoi puoi dirmelo tramite un commento su www.marcodecarne.blogspot.com
M. ;) :-) :()