Un semplice insegnante tutta la vita #1


Chiedo scusa,
a chi mi viene a trovare,
chiedo scusa per questo improvviso e
apparentemente immotivato silenzio.

Spero che non si sia rotto

nulla.

Sono rimasto fuori dal Bar per qualche giorno e non c'è stata vacanza.
No, perchè io al Bar mi riposo, respiro bene, meglio.
Nessuna vacanza e la primavera segue il suo corso
senza troppe domande. Preferisco così.

Non sono venuto al Bar nonostante tante cose da dire,
c'è sempre qualcosa che urge sia detto, discusso, un pensiero
qui al Bar la parola s'annida
appannando le superifici
fredde dei vetri e aspettando solo un dito
che vi incida altra forma.

In questi giorni ho preso alcune decisioni
e le decisioni forse sono più delle parole
chè si pongon di traverso
tra il desiderio e i congiuntivi
o un tulipano sfiancato ma non morto.

Come dice il grande maestro Onizuka
voglio.
essere.
un.
semplice.
insegnante tutta la vita.

Possibile? Non lo so, tanta strada è stata fatta in
direzione diversa. E poi io ho già un lavoro,
quello però posso conciliarlo con gli studi.
La passione, la testa non mi mancano.

Se la scuola di specializzazione
non sia oramai al tramonto,
e cosa sarà dopo, mi chiedo.
E se
gli insegnanti di storia e filosofia
non siano già tanti,
troppi. Ma forse no.

Onizuka, però, non si faceva queste domande.
Era tutto nella pelle,
negli occhi nelle mani nelle labbra,
nei muscoli delle gambe nell'altezza
della voce

nel potere
essere autore.
Di ogni scena.

Che non sia questo il cuore di un insegnante,

il punto di partenza
di ogni sincero desiderio?

Di ogni tendere a.

A cosa.

Un orzo, un orzo con della buccia d'arancia.
Come il caffè, meno del caffè, più del caffè.
Non so.

La felicità può esistere?

Temo di sì.

A.

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