Ciao Agostino


Un'esplosione in cielo
che smette ogni respiro
coppie innamorate
nel giorno della festa
sul ponte aspettano
le mani del bambino
indugia fino all'ultimo
a difesa dai gran botti
senza riguardo
di spalle una donna
s'aggiusta le calze
oltre i vetri chi guarda
solo spera
nel perdono del sonno.


In memoria di Agostino Di Bartolomei, scomparso suicida il 30 Maggio del 1994.
Oggi, mentre il Calcio stenta a trovare giustificazioni,
la Nazionale era in campo civettuola.
E nessuno ha parlato di lui.
Forse è meglio così.

A.

Leggoscrivo (La storia di Ellychan)


Molti mesi fa,
il barista era triste e solitario.
Aveva un bicchiere solo,
le bottiglie sempre ridotte al fondo,
Un piattino, anzi due
che uno lo lasciava sempre sporco.


Guardava il mondo attraverso il rubinetto,
aveva scoperto che poteva spiare di lì
per questo il barista
aveva sempre due profonde occhiaie.


In quei giorni poi
il barista scriveva e scriveva soltanto.
Cercava una storia, trovava una storia
e pensava a un modo per farla leggere,
farla passare per il rubinetto
senza perdere neanche una parola.


Così radunò presso il Bar,
con un annuncio, sì un annuncio qualsiasi,
radunò presso il Bar gli idraulici più bravi del mondo.


Li aspettava teso, tesissimo
da dietro il vetro li spiava
e tremava perchè al barista
in quei mesi
la gente faceva paura.


Un sorso, un sorso ancora
e un sorso soltanto.
Cantando le gioie del vino,
un Porto, un Porto viola e confuso,
aprì dopo diverse ore.


Erano rimasti in pochi,
in pochi davvero.
Li fece entrare tutti,
mandò a comprare bicchieri e bottiglie nuove,
posò i suoi scritti su ogni tavolino e li servì
con generosità e gratitudine.


Tra quegli idraulici,
a cui il barista legò i suoi destini,
brillava per la tuta all'ultima moda
e lo stile impeccabile del tesserino
una donna: riportava in dorati caratteri l'effigie,
Ellychan per la Terra, Shoen per lo Spazio.


Il barista la notò dormire al tavolino
dietro una tenda di bottiglie svuotate.
Gli si avvicinò e scorse
un suggerimento intagliato nel legno:
cambiare rubinetto.


Capì molte cose, il barista,
e cambiò non solo il rubinetto.
Aprì il Bar a tutti, questo Bar,

e con amore
si dedicò a una storia bella
quella con Laura che
è il capolavoro della sua vita.


Ellychan torna ogni tanto al Bar
e ora è il barista a ricordargli spesso
del suo talento prezioso:
quello di saper leggere tra le righe,
sopra le righe,
dietro le righe,
anche a fianco delle righe, a destra e a sinistra;
quello di saper scrivere righe meravigliose.


Per questo da oggi al Bar dello Sport
c'è Leggoscrivo,
che rimanderà alle efficaci, illuminanti recensioni
di questa geniale amica.
Mai stata un idraulico:
era solo un ineccepibile, inesorabile, imperscrutabile
travestimento. Lei può :-).


A.

L'uovo e i gemelli



C'era un uovo, un uovo consegnato in piena notte.

Me lo trovai tra le mani, un uovo bianco, bianco.


Raccontavano i due gemelli davanti a una spuma, o gassosa, o gingerino, chissà.


Sì ma poi lo passasti a me, l'uovo e lo tenni al caldo fino al mattino.
È vero, io ero stanco, avevo sonno e paura di schiacciarlo, no, non volevo.


I due gemelli si somigliavano in tutto tranne che nella muscolatura:
stassa barba rossa e folta, stesse mani tozze,
la voce bofonchiante come in una pentola,
ma uno straordinariamente forte
l'altro smilzo e leggero da far tenerezza.


Non riuscii a dormire, non riuscii a dormire senza far sogni.
E diglielo, diglielo che sogni, al risveglio avrei voluto tenerlo io.
Ma era già mattino, che disdetta eh. Il mattino dopo una notte di sogni meravigliosi.
Non sono invidioso, sono contento per lui, è mio fratello. Gemello, poi.



I due gemelli indossavano delle camicie molto vistose
a quadroni in tessuto pesante, anche d'estate,
le scarpe bizzarre, a puntagli stivaletti in coccodrillo rosa,
sottolineavano le loro scelte, o le esitazioni dinanzi a una
pozzanghera buia.



Che ne abbiamo fatto poi? Io ho continuato ad accudirlo di notte, l'uovo.
E io di giorno, lo guardava riposto in una cesta di vimini. Nelle mani no, poteva rompersi.
Ha le mani dure e ruvide, se ti tocca il viso sembrano di legno, devi provare.
No, sta' fermo. Mi vergogno. Le ho così dalla nascita, dure, ruvide, grandi.
Io invece ho i piedi così. Strano vero? Qualcosa deve essere andata storta in cielo.
Ancora con il cielo? Ma quando crescerai. Queste mani e questi piedi sono così. E basta.


Guardandoli si aveva l'impressione
di essere dinanzi a degli specchi bugiardi
nell'impossibilità di distinguere
il riflesso e il riflesso,
i gemelli ridevano scuotendo il capo,
sempre scuotendo il capo in alto e in basso.


Ma raccontagli dell'uovo, cosa è successo dopo, dopo qualche giorno.
Una sera, era sera quindi l'avevo io l'uovo, una sera lo vidi dondolare.
Davvero! Mi chiamò gridando Dondola! Dondola! E quando lo vidi dondolare..
Ci può credere, signor barista, appena lo vide dondolare cadde svenuto, tramortito.
Non avevo mai visto un uovo schiudersi. E soffro di pressione bassa.
L'uovo si stava schiudendo e mi sentivo il petto gonfio, gonfio di aria.
Come se l'avesse respirata tutta. tutta l'aria nel mondo, anche io mi sentivo così.


I gemelli pagarono la loro spuma, gazzosa o gingerino, chissà.
Pagarono e iniziarono a cadenzare il suono secco dei loro tacchi.
Avevano lo stesso passo ma disegnavano ombre assai distinte.
Nei pressi della porta si voltarono a guardarmi
e sorrisero dietro la barba rossa, folta.
Rimasi un po' a pensare ai loro stivali.
Chissà, forse era nato un coccodrillo rosa.


A.

Chris Cunnigham Day (Videoforum 2.0)

Un occhio lucido
disincantato
immaginifico
mostra quel che
può essere
in quel che è.

Buona visione,
felice ascolto
al Bar dello sport.

Portishead . Only you



Bjork . All is full of love



Aphex Twin . Flex




A.

Il Volo


Un racconto
duro, delicato

in aria sospeso
un volo lungo. è già.
la moto giace al bordo della strada.
l'autista della multipla ha le mani trai capelli. e balbetta.
veniva sembrava un missile.
Penso. tranquillo. ero distratto. me la sono cercata. ma non sono ancora atterrato sull'asfalto.
Poi lo schianto. Il corpo si fa molle. il casco ancora rotea in aria.
la notizia corre veloce. sono morto. ma li osservo.
chiamano mia moglie. un silenzio.
i miei figli. il Silenzio.
quella mattina ci sono proprio tutti.
c'è chi parla del più e del meno. di come sia pericoloso al giorno d'oggi. affrontare il traffico. dei pirati della strada.
e di come correvo. senza fiato.
sono morto ma li osservo.
capisco solo ora quanto siano diverse le persone che conosco.
ambienti e culture diverse. impegni diversi.
qualcuno neanche si conosce.
ma sono lì.
e perchè.
ancora li sento.
qualcuno fuma.
qualcuno si accende una canna.
qualcuno ha lo sguardo appeso.
e tutti intorno a cercare i parenti più stretti.
che sono ormai pochi.
non è questo che volevo.
ora no.
ho sempre odiato le falsità.
un funerale non è una festa.
non ci dovevi venire se proprio anche prima non mi sopportavi.
invece ci stai. Però
adesso fammi il piacere levati dalle scatole. tanto la tua figura l'hai fatta. ora vattene.
un bambino prende la mano di una bambina, progetto di donna.
si abbracciano.
cerca nello sguardo un conforto che arriva immediato.
ora posso andare.


(foto tratta da Daily Drink)

L'importanza


Mio fratellino Alessandro,
qui al Bar e nella sua stanza
pensa parole preziose.

Diventano parole.
Chè nessuno si senta fino in fondo solo,
gli uomini non esistono
al singolare
sotto la coperta del cielo.
A lui, il mio grazie di tutto.

A me, Luigi e Nunzia la gioia di averlo
come fratello,
la gioia di essere fratelli e volerci bene.
A.

Vivi, vivi normalmente cm gli altri,
un giorno t accorgi ke potrebbe finire tutto
tutto qnt ciò ke tu neanke apprezzavi
fino a quel momento
sta x sfuggirti
li qnd sei sull'orlo del baratro
capisci qnt t piace vivere
Vita da cani,
vita da pazzi,
vita da falsi innamorati magari:
ma sempre vita!!!
alcune xsne + d altre
qlle a cui tieni d +
in quel momento
nel momento più difficile dlla tua vita,
t sn vicino molto vicino
tu vivi i momenti più brutti cm i + belli...
Poi t accorgi ke qnd ttt è finito
nn t rendi conto + d cs è + importante x te
l'amore,
l'amicizia,
nn riesci a capire
allora decidi d sospendere ttt
sia 1 ke l'altra
fai passare un po' di tempo
fai ordine nlla tua vita
e scopri ke quel sentimento forte
ke tu sentivi x 1a certa xsna
nn c'è +... si è dileguato nel nulla...
Ti senti cm 1a merda,
la peggior razza d animale
visto slla faccia della terra
tradisci ttti
nexuno t capisce se nn le xsne
ke t cnoscono meglio
l'amore se ne andò
l'amicizia anke...
o al- nn è + forte cm prima
e lì in quei momenti
scopri d exere solo
a lottare contro il mondo
e le sue difficoltà
poi cosa accade?
Trovi un'altra xsna
nel deserto cm te
approfondisci il rapporto
ma senti ke nn c potrà mai exere
niente di costruttivo
e d serio
e qst t solleva molto
In tutto questo 1a cosa è sempre rimasta:
La musica!!!
Grazie Musica!

L'ho scritta col cuore...
Ciao ciao!!!

Alessandro Sofia

14 anni fa: Falcone, Pasolini e le nuvole


Quando è morto Falcone
non avevo ancora il Bar,
ero piccino,
avevo 15 anni.

Che io possa esser dannato
se non ti amo
e se così non fosse
non capirei più niente
tutto il mio folle amore
lo soffia il cielo
lo soffia il cielo
così.
Ieri sera
ho visto un servizio di pochi minuti
che ricordava molto della sua morte,
troppo poco della sua vita.

Ma forse è così
che deve essere.
O così è come
è meglio che sia. Per molti. Troppi.

Ai bambini si è lasciato
raccontare l'attentato, l'omicidio,
nel servizio di pochi minuti

ai bambini si è chiesto di essere il coro
di una tragedia. Possibile,
o no.



"La mafia non è affatto invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine.Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni"
A 15 anni
avevo dato il mio primo bacio,
iniziavo a conoscere il rock
e giocavo a pallone all'Oratorio vicino casa.
Mi sceglievano tra gli ultimi,
ma piano piano diventai un buon difensore.
Correvo tanto.
Lo sapevano.
Correvo tanto.
Il magistrato, sua moglie le scorta
morivano,
e io correvo.
Ahh ma l'erba soavemente delicata
di un profumo che da gli spasimi
ahh tu non fossi mai nata
tutto il mio folle amore
lo soffia il cielo
lo soffia il cielo
così.
Mi sono indignato allora,
dopo aver chiesto a mio padre
di spiegarmi cosa era accaduto.
Certi perchè non cambiano mai peso,
rimangono leggeri
una foglia secca
galleggia
e condanna al tempo che passa
il cuo colore
la consistenza delle sue fibre
nessun odore rimane e
l'ombra ferma sul fondo
affoga.


"Si muore generalmente perché si è soli
o perché si è entrati in un gioco troppo grande".


Ora ho il mio Bar
e ho abbandonato il Sud.
L'ho lasciato triste e doloroso
non vedrò mai
la mia schiena andar via
come la mia terra
mi ha visto.
Non penso che tornerò
per sentirla dire
com'è stato
guardarmi
diventare
sempre più piccolo
sparire.
Il derubato che sorride
ruba qualcosa al ladro
ma il derubato che piange
ruba qualcosa a se stesso
perciò io vi dico
finché sorriderò
tu non sarai perduta.
Mio fratello aveva 3 anni,
mio fratello non c'era ancora.
Mia sorella aveva 12 anni,
mio padre aveva 41 anni,
mia madre aveva 40 anni,
non c'era il mio gatto.
La televisione brillava in cucina
e cadenzava il masticare comune.
Le nostre voci erano ancora basse
o solo lo sembravano.
Prima di essere un uomo
ero un figlio,
ancora per un po'.




"Ci troviamo di fronte a menti raffinatissime che tentano di orientare certe azioni della mafia. Esistono forse punti di collegamento tra i vertici di Cosa nostra e centri occulti di potere che hanno altri interessi.
Ho l'impressione che sia questo lo scenario più attendibile se si vogliono capire davvero le ragioni che hanno spinto qualcuno ad assassinarmi".


Ma queste son parole
e non ho mai sentito
che un cuore, un cuore affranto
si cura con l'udito.
E tutto il mio folle amore
lo soffia il cielo lo soffia il cielo
così.
Di tutto questo
non capivo niente.
O forse no.
Guardavo i cartoni animati
e qualcosa capivo:
il bene, il male
la speranza di resistere
di diventare grande
di pilotare un robot
e di salvare il mondo.


"Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni.
Questa è la base di tutta la moralità umana."*

A.

*J. F. Kennedy. Citazione che Giovanni Falcone amava spesso riferire.
Brani tratti da Che cosa sono le nuvole (clicca per ascoltare), testo di P.P.Pasolini,
e dal sito In memoria.

Niente di personale


Niente di personale.
Lo so.
E non ho di che lamentarmi.
So anche questo.

Forse qualcosa dovresti dire,
però.
È vero, non finirà il mondo,
forse.
Quando l'ho saputo mi è sembrato di
avere il corpo per aria
e la testa
la testa sott'acqua.
Fai ridere,
sei davvero stravolto.
Scommetto che non hai dormito
e per una cosa simile.
Non ho dormito
non è questo il punto.
Riesco a capire,
ma sento a prescindere.
Ti conosco,
eppure mi sorprende sempre
la tua perturbabilità.
Vorrei difenderti ma non lo vorrei.
Pensi che sia dovere, vero?
Il mio dovere, soltanto quello.
Non credo tu abbia torto,
è il mio dovere, ma forse non basta, no.
È il tuo dovere, giusto.
Credo che sia quello che devi fare,
niente di più. Perchè ti agiti.
Riposare, dormire, mangiare.
Senza preparazione non riuscirei
a farlo. E la preparazione è densa.
Una crema, un budino.
Sono continuamente impegnato a
A stringere gli occhi.
Hai una ruga profonda
dove comincia il naso.
Sei divertente.
Tu parli troppo, mi distrai.
E non fa ridere, quindi smettila.
Hai ragione, è solo il mio dovere.
Se hai altro da dire, parla di te ora.
Nessuno mi ascolta,
se parlo di me.
Per questo ti farò una domanda ancora.
Ma non subito.
Non ho altro tempo,
se mi fai aspettare tremo,
se tremo sbaglio
e se sbaglio tu soffrirai, e molto.
Cosa vuoi che ti dica.
Va' avanti.
E non cercare ricordi inutili
per ricompormi il viso.
Ti ho detto di non ridere,
devo procedere.
Ho preso tutto, c'è il sole.
Scendi pure e guarda.



Volerò.


A.
(foto di Ian Saudek)

Sigur Ros Day (Videoforum 1.0)

In silenzio
resistere,
non volare via.

Buona visione,
felice ascolto
al Bar dello sport.

Svefn-g-englar



Untitled #1




Glosoli



Vidrar vel til loftarasa



A.

SerieTv(In)Dipendenza


Io guardo la televisione,
sembrerà strano ma quando chiudo il Bar e torno a casa
con la mia amata donnina guardo la televisione.
Strano? Strano sembri strano.


Abbiamo amato il Cinema io e la mia bella
lo abbiamo amato nelle storie, nelle maschere,
nelle sue poltroncine rosse e nei suoi profumi
l'abbiamo raccontato, spiegato, ripreso


il Cinema una galassia intera di parole tra cui scegliere
per creare un autore, ammazzare un autore,
per essere un occhio generoso o un orecchio sordo
per poter perdere di vista la stanza intorno.


Amiamo il Cinema ma ora il Cinema sembra così lontano.
Sale in abiti da sera quando esco per comprare il giornale,
pellicole a sorseggiare il caffè e io, io sto stappando del vino.


Non ci incontriamo più perchè i piedi sono in scarpe di cemento
perchè l'aria è resistente come quella del deserto
perchè le spalle dolgono e la gola brucia
perchè non c'è tempo che non sia tempo per.


Ho perduto il cinema, forse, abbiamo perduto il Cinema
io e la mia bella orfani della celluloide adescati da una scatoletta,
facile quando offre dolci caramelle gentile all'ingresso della camera
e nulla ti chiede, nulla ti chiede in cambio. Forse.


Così guardiamo la televisione ed è uno sguardo appassionato,
tenero per pudore, famelico per ingordigia.


Cosa guardiamo, cosa. I film durano troppo
è baciare un braccio e non arrivare mai alla spalla.
Viziati dal ritmo, bacchettati dal colpo di scena
io e Laura siamo il pubblico pasciuto delle serie tv.
E chi se ne frega.


Poca gente al Bar, è sabato e uno finisce a parlare di sè.
No. Non è questo il punto.
Mi preme affermare l'esigenza di un seriedipendente
come tanti altri, troppi. Forse non abbastanza.


Mi sono accorto che questa televisione d'appendice
ha un potere affabulatorio straordinario,
trame scritte con maestria plautina in cui la battuta e l'orrore
danzano un lungo valzer, le ombre sorridono ammirate,
le luci sorseggiano vanesie e nel mondo ogni esistenza ha un posto,
un senso, pezzi di un puzzle straordinariamente ordinario.


Ma ancora questo discorso non è arrivato al suo perchè,
e ho ben detto. Nessun tempo questo mondo consente
che non sia un tempo per.


Non voglio arrivare a nessuna clamorosa affermazione,
nè cercare un finale a sorpresa,
solo confidare al mio baretto assopito dallo scirocco,
la mia sottile debolezza:
non ce la faccio a sopportare i cattivi,
neanche nelle serie tv.


Forse per questo mi duole il fianco, forse per questo
mi dicono che sembro sempre incazzato col mondo.
Ho scelto che esistano il bene e il male e non so quando è accaduto.
Ma l'ho fatto io, non mi è capitato,
l'ho fatto per difendermi forse
o solo perchè ordinare le cose permette di sentirsi più forti.


Sembra.
Non è.


Nelle serie televisive il cattivo non è solo il cattivo,
neanche nelle serie televisive si corre un azzardo simile.


E mi sono svegliato un giorno pensando
che persino un Padrino ha una donna che lo ama,
persino un omicida forse è tenero con il suo cane.


Quali li equilibri nel mondo,
cosa guardare per non vedere il balletto compiaciuto dei destini
perdurare oltre i titoli di coda.


Oltre i titoli di coda c'è sempre un altra puntata,


pochi passi dopo la sorgente
c'è un rivolo che affluisce e rinforza il letto
di quello che sarà un fiume.


Ci si incontra, si arriva a confondere le vite
e le storie si arricchiscono di pagine, capitoli, puntate.


Le serie televisive accompagnano questo semplice desiderio,
un'eterna familiarità nei volti, negli spazi,
emozioni e legami, repulsioni e parrucche,
rivincite, cadute,
buoni e cattivi si promettono un futuro


e la Terra lo attende sonnecchiando giocosa
vuol proprio sapere
come andrà a finire.


A.

L'uomo buio (Cara dolce Kyoko)


Ieri pioveva
solo sul Bar.
Era notte e lo pensavo così,
isolato da una tenda di schegge,
cercare il sonno, difendere i sogni.

Il mio Bar la notte ospita un uomo scuro,
scuro che a guardarlo sembra
un pezzo una sagoma un ritaglio
del buio.

Caro Soichiro,
anche oggi posso dirti
sono felice.
Godai è un bravissimo marito,
mi fa sentire amata come
solo tu
sapevi
farmi sentire.
La piccola dorme e
mi regala
desideri:
è incredibile come esser madre
ti fa scoprire
quel che ancora non è
e vorresti fosse
la bellezza del mondo.
Un'ombra, poco più di un ombra
siede al mio posto, nell'angolo del bancone
da cui si sente meglio la radio,
lì arriva un sottile spiffero fresco,
per una finestra incrinata dagli anni.
Ricordo.
Ci siamo allontanati
da scuola
insieme
la prima volta in silenzio
guardavamo i riflessi
scomporsi sotto i piedi il cielo
al riparo di un ombrello timido
ti tenevi lontano
io invece provavo a
stringermi a te.
Scrive, scrive lettere d'amore
con calligrafia sincera
alla moglie che lo vide morire.
Le raccolgo al mattino
e le conservo fino alla sera.
Poi chiudo il Bar e
cade ancora
la prima goccia di pioggia.
Guardo attraverso i vetri.
Il tuo goffo cane bianco
si è accorto dei miei occhi
e ha smesso di cercarti nelle nuvole.
Ho smesso anche io,
le nuvole sono
più sincere dei vetri.
Eccola, arriva.
Puntuale con una piccola busta.
Godai aspetta col cane poco distante
e la bimba nel passeggino.
Mi saluta con un cenno gentile.
Kyoko è minuta, sorride senza
sgualcire il viso.
Gli consegno le lettere di questo mese.
Le legge.
E sul Bar piove, solo sul Bar.
Ciao marito mio.
Tra poco leggerò le tue parole.
Saranno descrizioni del Paradiso
o solo storielle del tuo eterno fluttuare?
Credo tu sia bellissimo,
anche così.
Da qualche minuto
siamo sulla strada di casa.
Kyoko ha lasciato la sua lettera
alla finestra del Bar,
Godai, guardandola tornare,
ha sorriso.


E delicatamente la carta scivola
all'interno senza bagnarsi,
mentre io aspetto solo
che smetta.
Smetterà.
A.

Fintoseta


Mi scusi.
Prego.
Posso chiederle un'informazione.
Mi dica.

Un appartamento in vendita,
nella zona.
Pensavo alla casa,
alla casa in cui vivo
così bella
così generosa
così poco mia.
Sai Antonio,
penso che la compreremo.
È inutile pagare un fitto di 600 euro
al mese è inutile
quando poi quel che paghi
non ti appartiene è inutile
pagare per non avere nulla
e una cifra così alta, Antonio, è inutile.
Un mutuo, la soluzione è un mutuo,
non lo sai?
Ora lo fanno a tutti.
130000 euro. Costava così
tanto così
poco così
decisero di provarci.
Un prestito
e tante, tantissime agevolazioni
su tutti i muri.
Lo dicevano tutti.
Era soltanto giusto.
E poi lui, lui l'uomo di casa
uno stupendo maschio a contratto indeterminato.
Con lo Stato, per giunta.
Antonio, sai,
siamo andati in banca.
Una banca bellissima
profumata e compita,
aveva un cappello rosa pieno di piume
sul capo,
e ci ha offerto un thè
un thè che sapeva d'India più degli indiani.
La banca parlava sottovoce
così le eravamo seduti
a meno di un passo,
una voce così sottile e delicata
da ricordare
il posarsi lieve d'un'ape
che non inclina il suo fiore.
800 euro al mese.
per 30 anni.
tasso agevolato.
288000 euro.
più del doppio.
più del possibile.
per un solo triste stipendio tristemente fermo
fermo a tempo indeterminato
uno stipendio dallo Stato,
uno stipendio sicuro e sincero.
Tu non avrai mai
altro
al di fuori di me.
Antonio.
Non la compriamo più.
Serve anche un anticipo
subito
13000 euro sull'unghia.
E io, lo sai,
le unghie le ho sempre divorate
con ingordigia.
Se non quando la farmacista mi promise
un pacchetto di Zigulì.
Rosa, alla fragola,
rosa, anche loro.
La mia casa non è mia,
ma l'amo.
Mi addormento guardando il soffitto
e mi chiedo se sarà ancora lì
al mattino,
se sarà lì ancora.


Desiderio,
puntellato di argentolacrime,
il cielo rinchiuso
è una sciarpa fintoseta
scivola scivola
è scivolata via
dal collo di un qualsiasi aprile.
A.

webradio80



Ladies and Gentlemen
il barista è lieto di presentarvi
gli amici di WEBRADIO 80!
A.


Chi siamo, ma soprattutto… perché


Siamo un trittico. Barba occhi capelli tutti insieme.
Ma diversi.
C’è Riccardo Mameli, il web jay famoso, C’è Mauro Bazzucchi. Il politico, diplomatico. C’è Alessandro Aimi, il mediano, dai pieni buoni.
Riccardo.
Difficile scrivere un profilo del mio migliore amico.
Ci conosciamo da ben 30 anni.
Iniziammo insieme, tra una partita della Roma, ed un corso di ceramica, la nostra avventura.
Ci siamo scambiati di tutto. Dalle scarpe alle moto. Dagli insulti alle frasi romantiche.
Un nostro sogno era proprio quello di fare qualcosa. Meglio se insieme. Qualcosa di duraturo.
Something to remember.
La radio. Passione comune. E poi gli anni 80. il decennio che ci ha visto alla ribalta.
Riccardo inizia a trasmettere in una radio, Radio Centro Idea, già alla fine del nostro vezzoso decennio. Si districa tra vinili e chiacchiere. Sa coinvolgere le persone in pista e si afferma come dj, il migliore, prima del suo pianerottolo, poi del suo condominio. Ora sta facendo carriera, e nel suo Rione, il XX, non si parla d’altro.
Riccardo, attualmente , come del resto il sottoscritto e il Bazzucchi, presta la sua opera al servizio di Radio Città Aperta.
E’ proprio in questo ambiente, sano, che ti incontriamo il buon Mauro. Giornalista, e perdigiorno, novello Mister No.
Mauro.
Ha una trasmissione , anni 80, di successo a Radio Città Aperta.L’ho scoperto, incontrato, da attento ascoltatore.
Anche Riccardo è sulle sue tracce. Mauro sa di anni 80, anche se è più giovane di noi. Racconta aneddoti, ha materiale. E ne è entusiasta. Ci chiama maestri. E come non cedere di fronte a tali lusinghe. Io e Riccardo, siamo piacioni, dentro e fuori. E Dopo questa serratissima corte, cediamo. Gli illustriamo il nostro progetto. Una radio sul web. Si ma. Solo anni 80.
L’investitura ufficiale avviene in quel di Ascoli. E si. Perché a parte la musica anni 80, un’altra passione ci accomuna.la stramaggica Roma. E lo portiamo in trasferta con noi. Un privilegio che Mauro apprezza. Ed anche noi lui. W l’ammore.
Così nasce il progetto di webradio80. un sito. Spero di interesse. Musica e cultura anni 80, musica , vezzi e capricci del decennio. Ed una radio. Spero piacevole.
mmmmm… Forse dimentico qualcosa, o qualcuno. Come direbbe Umberto Tozzi.
Eh. Si. Ma rimediamo subito.
Alessandro
Lavoro con i numeri, ma giuoco con le parole. E le uso, spesso, come coriandoli di spine, direbbe Pelù.
Non sono famoso. Ma sono certo che prima o poi finirò su un giornale. Sicuramente nella pagina dei necrologi
Riccardo ha sponsorizzato la mia presenza a Radio Città Aperta. Quindi prendetevela con lui. E prendetevela con lui anche se trovate traffico sul GRA.


alessandro aimi

Si cercava ora non so


La precedente segnalazione al momento non trova più conferma nella pubblicazione del bando online.
Per evitare un'informazione scorretta il Barista ha scelto momentaneamente di cancellare il post.
In caso di un nuovo aggiornamento avrò premura di comunicarlo qui, davanti al solito caffè.

Rimane un semplice in bocca al lupo.
Comunque. Sempre.
A tutto il mondo lì fuori.

A.

Zeroazero


Si dice che questi siano giorni bui.
No, non si può far credere
una menzogna simile,
non ora che non un occhio indugia
a guardare.

Si dice che in questi giorni un gioco
stia morendo.
Ma nessun gioco muore
se rimane qualcuno che ricorda
come si fa.
A far nascere un bel ricordo.

Non un bel ricordo i versi che seguono.
Quando la violenza
la divorai da solo
e ne feci parole contro.
Era Milan-Roma. Ma forse era tutto il mondo.
Petrolio assetato di scintille.
Non difficile sentirsi così.

Eppure non sono i giorni della giustizia
i giorni bui.
Questo lo so, si sappia.


Maledette le vostre facce, maledetta quella vostra voglia di sentirvi migliori.
Sia maledetto quel volto serio che a stento trattiene il godimento del giudizio.
Maledetta la menzogna con cui sporcate il mio cielo.
Maledetto il lenzuolo su cui replicate il vostro respiro.
E sia maledetto quel giorno che vi sorride perché siete feccia.

Maledetta l’ombra che vi accompagna, schiacciata sotto il peso delle vostre parole.
Maledetto il vostro odore di vivo, che mi impone il ritardo della vostra scomparsa.
E il vostro occhio sia maledetto, pronto a fissarsi nel mio
per punire. Maledetto il mio silenzio.
Maledette le schegge di cui ho paura.

Maledetta la fogna dove bevi,
maledetto il denaro con cui spasimi di corpo,
maledetto tuo figlio, sia maledetto
che ti guardi vivo,
mentre muore.

Maledetta quella rabbia che dispensi brutto muso,
che dispensi e mi alimenta,
infetta saliva per me che ho accettato
l’aria che mi doni.
Io lebbroso, mi costringi all’inchino.

E siate maledetti voi che non amate
le parole di una pietra
che si scaglia contro il vetro
e ammazza
chi mente e giudica. Senza processo.


A.

Canta che ti passa..

Anche questo, facciamo anche questo sul Pianeta Terra..









A.

L'orzata (o Del Fiordifragola perduto)



Difficile mi si chieda un'orzata.
Lo sciroppo bianco, denso
talmente dolce da lasciare
sul collo della bottiglia
una rappresa patina di zucchero.
Era mia nonna, ricordo,
ad avere l'orzata,
e l'amarena e la menta.
Se fai il bravo,
dopo il sonnellino del nonno,
te ne verso un bicchiere.


C'era anche il latte di mandorle,
ma quest'ultimo mi è sempre piaciuto meno.
E la mentorzata.
La mentorzata così poco sincera,
non riuscivo a capire se una simile mistura non fosse
abominevole sacrilegio alla purezza dei colori.
La menta colorava di verde acceso
l'acqua fresca,
di verde tenue, impastato,
il latte meno propenso a svilirsi per così poco.
Credo che anche l'amarena, con il latte,
non avrebbe potuto molto più
che suggerire un alone,
un lieve insinuato desiderio
di rosso nel cuore.
Con gli sciroppi si facevano anche i ghiaccioli.
Orzata, menta, amarena, latte di mandorla,
ma anche caffè e cioccolato in polvere.
Immaginavo che qualsiasi sapore
potesse essere nel ghiaccio
e dal ghiaccio sciogliersi sulla lingua.
Dalla lingua, nella gola.
Erano gli anni del ghiaccio blu,
il ghiaccio d'Eldorado,
regno misterioso e nascosto
dove ogni cosa
è d'oro.
Sapore di frutti tropicali, colore del cielo
forma di squalo. Eros, Tanatos
distruzione
piacere
(di conoscerla).
Ancor prima del Calippo superomistico,
il Lemonissimo, il Fiordifragola e il Magic Cola
scomponevano la luce
in Arcobaleni lisergici: cuore docile e nervi d'acciaio,
l'intima essenza del sogno bambino.
Qui al Bar, manca l'orzata,
e mancano i guerrieri dell'arsura,
gli eroi indiscussi del conflitto meridiano,
i martiri della goccia,
i kamikaze del refrigerio.

E nessuno purtroppo nessuno
mi porterà indietro una lacrima
per il bastoncino spezzato
e per la sua rosa,
la sua rosa caduta
bocciolo di biancolatte.
La prego signore,
me la dia indietro,
me la cambi,
con una più bella,
con una più bella ancora.


A.

Samurai Champloo


Un ombra sottile,
quasi solo un pensiero.
Mi hanno aiutato ad aprire,
i due uomini
è bello avere qualcuno all'inizio
del giorno. La donna
non ha esitato, è entrata
per prima, si è guardata intorno
e ha rilassato il petto
su una sedia,
appena sfiorata dal sole.
Uno dei due uomini
è rimasto indietro, con me,
a sistemare la tendina del Bar.
L'altro, pensando di non esser visto,
ha rubato una sfoglia dal vassoio;
ancora caldo il vassoio della mattina
distende le pieghe delle mani,
consola l'aria.
La donna era assai minuta,
bella
stretta dentro petali chiari,
prometteva profumi e colori
senza mostrarli.
Non sono riuscito
a guardarla
per più di un attimo.
Tutto così veloce
nella loro presenza
da farmi girare la testa.
Vuole una sfoglia?
Avrei anche potuto dirlo.
Ma erano già finite.
Al banco ho acceso la macchina del caffè
e non ce n'erano più.
L'uomo rimasto indietro
ha continuato a fissare la tendina
a lungo
forse cercando di ricostruire la strada
dalle strisce che vi filtrano,
forse mettendo insieme tutto il mondo fuori,
come faccio io.
L'altro si lecca le dita
dietro uno sguardo obliquo.
È molto magro, nonostante l'appetito,
i capelli in disordine, i muscoli ben fissi alle ossa,
lo fanno sembrare
un nodoso albero
un albero robusto,
elastico tanto da non soffrire il vento.
Hanno aspettato che il sole fosse alto.
Poi si sono avvicinati al banco,
tutti e tre.
Il Bar aveva già accolto gli abitudinari
cerimonieri del giorno,
intorno come placide piante grasse in attesa
non sospettavano nulla i clienti.
Ancora sporco di zucchero il muso,
me lo trovai prossimo al naso.
In un attimo a un passo.
Le sue dita
mi portarono al mento
l'odore acre dell'erba,
senza stringere,
mi teneva per la gola.
Graffiava
come sabbia brillante
la sua voce roca.
Eppure
non capivo nulla.
Nulla di quel che diceva.
La donna allora con un braccio lo spinse indietro,
l'altro semplicemente sogghignò.
Lo fissavano e
lo fissavano
per quel candore rappreso
tra i suoi baffi radi,
lo fissavano.


Limpida la neve
quando solo il legno è nero.


Dallo scorrere del primo sorriso,
fino al fragore delle risa in cascata,
quello rimase immobile.
Ma poi si scansò.
Evitando di bagnarsi i vecchi zoccoli,
si scansò dal fiume.


A.

Se questo è un uomo




"Tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riviverlo"
(Primo Levi)

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Da l'Unità

Liberia, Save the Children: abusi su bambine da caschi blu e cooperanti

Le bambine della Liberia costrette ad avere rapporti sessuali con chi dovrebbe aiutarle. La denuncia arriva da Save the Children, un'organizzazione non governativa che si dedica alla protezione dell'infanzia. Sotto accusa non solo cooperanti e imprenditori locali ma anche i caschi blu che pretenderebbero dai minori rapporto sessuali in cambio di cibo e denaro.

Secondo il rapporto di Save the children sono soprattutto le bambine liberiane a essere vittime di queste pratiche. Save the Children ha incontrato oltre 300 persone nei campi profughi e ha accertato che gli abusi sono molto diffusi: tutte le persone interpellate dall'organizzazione hanno affermato che riguarderebbero oltre la metà delle bambine ospitate nei campi. Una donna di 20 anni ha raccontato alla Bbc di essere stata costretta ad avere rapporti sessuali con un operatore umanitario. Save the children punta il dito anche contro funzionari governativi e insegnanti, accusati di chiedere rapporti sessuali in cambio della retta scolastica o anche soltanto di buoni voti.

«Questo non può continuare. Deve essere fermato - ha commentato la responsabile dell'ufficio di Londra dell'Ong, Jasmine Whitbread - Gli uomini che usano le proprie posizioni di potere per sfruttare bambini vulnerabili devono essere denunciati e licenziati. Bisogna fare di più per aiutare i bambini e le loro famiglie,perchè vivano senza cadere in questo tipo di disperazione.

Whitbread ha poi lanciato un appello al nuovo governo liberiano, guidato dal presidente, signora Ellen Johnson-Sirleaf, che ha fatto della lotta allo sfruttamento e alla prostituzione una delle sue bandiere. «La nostra esperienza - ha concluso - dimostra che senza pressioni dall'alto nulla cambierà».

Nel rapporto redatto dall'organizzazione si afferma che lo sfruttamento sessuale delle bambine di età compresa tra gli otto e i 18 anni sta diventando sempre più comune tra gli sfollati che stanno rientrando nelle proprie case dopo la fine della guerra civile durata anni e l'elezione del nuovo presidente.

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Vorrei suggerire un ulteriore imbarazzante spunto.
Lascio a chi legge la possibilità di farsi un'opinione.
I grassetti, da me inseriti, tuttavia,
non negano i passaggi in cui
al Barista è venuto il vomito.

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Da Peacereporter

Liberia - 14.9.2005
'Al lupo, al lupo!'
'Save the Children' denuncia un quadro reale ma con dati poco attendibili


da Gianluca Ursini

Chi si fosse trovato la mattina del 6 settembre a girare tra i numerosi siti internazionali di informazione, avrebbe trovato una notizia, rilanciata in poche ore dalle maggiori agenzie mondiali. Un rapporto dell’organizzazione non governativa (Ong) ‘Save the Children’ lanciava un allarme: tra il 60 e l’80 percento delle ragazze in età scolare nella capitale liberiana Monrovia erano costrette a ricorrere alla prostituzione per pagarsi la retta dell’anno scolastico. I ricercatori della sezione britannica di ‘Save the Children’ (StC) avrebbero scoperto questa situazione allarmante nel corso di una loro inchiesta più ampia sullo stato del sistema educativo del Paese africano, appena uscito da 14 anni di guerra civile, che ha lasciato l’85 percento della popolazione attiva senza lavoro. Il rapporto della Ong evidenziava come le tasse scolastiche liberiane per un singolo figlio sarebbero costate a un capofamiglia metà del suo reddito annuale, di poco inferiore a 100 euro.

Un problema reale. ‘Save the Children’ ha da poco pubblicato un altro, encomiabile, rapporto sui 60 milioni di bambine nel mondo che non riescono ad ottenere una educazione appropriata, a causa di rette scolastiche troppo alte. Di loro, 20 milioni si accumulano in dieci Paesi dell’Africa subsahariana, dall’Etiopia al Burkina Faso al Mali, alla Somalia, al Niger, al Congo. Il rapporto viene presentato ai leaders mondiali riuniti da mercoledì 14 a venerdì 16 al Palazzo di vetro Onu in New York per il Summit sullo ‘Sradicamento della povertà’. Nel 2000 furono concordati dai membri delle Nazioni Unite dei ‘Millenium goals’ (‘Obiettivi per il millennio’) mirati a eliminare le cause della povertà entro il 2015. Per esempio, si mirava a consentire pari accesso a maschi e femmine all’istruzione primaria, cosa che avrebbe – come sottolineato nel rapporto di ‘StC’ – anche ridotto la quantità di madri in età giovanissima, escluse dal mercato del lavoro. “L’obiettivo di permettere pari accesso a maschi e femmine alla scuola entro il 2005 è stato disatteso – ha scritto ‘StC’ nel rapporto – ma si può ancora raggiungere quello di garantire educazione primaria a ogni bambino entro il 2015, purché vengano abolite, almeno nei Paesi più svantaggiati, le tasse scolastiche”.

Un grido d’allarme. Troppo allarmato.
Intenti lodevoli, come si può vedere. Ma un dato non poteva mancare di colpire per la sua enormità: secondo il grido d’allarme lanciato dalla portavoce britannica di ‘Save the children’, Pippa Ranger, “fino a quattro bambine su cinque a Monrovia vendono il proprio corpo per poter andare a scuola”. “E’ una conseguenza della guerra – dichiarava Erasmus Saidi, uno degli insegnanti interrogati dall’agenzia di notizie Onu, la ‘Irin’ – i loro genitori non hanno soldi per pagare le rette; è un problema serio: se girate intorno gli alberghi di notte, vedrete molte ragazze quindicenni in cerca di clienti. Vedo le mie stesse studentesse per strada a ora tarda, quando dovrebbero essere a casa a studiare, e quando chiedo loro che fanno, mi rispondono “Ci sbattiamo per i soldi”. Parole più diplomatiche arrivano da un preside monroviano, David Brent: “Visto che gli amanti pagano loro le rette, le ragazze si sentono.. obbligate a stare con loro di notte, cosa che potrebbe distrarre la loro attenzione dal ripassare i compiti”. Non tutti però, giurerebbero sulle cifre fornite da ‘Save the Children Uk’. “Io non ho mai visto proiezioni del genere; 80 per cento di ragazze prostitute?”; il telefono da Monrovia rimanda alla redazione di PeaceReporter la voce della signora Gayflor Varbah, dirigente del ministero dell’Educazione liberiano, che sbraita stupita al sentire le cifre del rapporto. “A noi non risulta nulla del genere, non so questi signori inglesi da dove abbiano tratto questi dati… Non è possibile fornire cifre simili: non esistono dati statistici di nessuna agenzia ancora… anzi, ora che me lo dite, devo contattare questi signori per fare una chiacchierata…”
Se Pierino urla: “Al lupo, al lupo!”. “Il nostro intento era soprattutto portare all’attenzione del Summit contro la povertà il problema liberiano – replica a PeaceReporter da Londra Pippa Ranger – andava denunciato adesso, ai Grandi della terra riuniti per il rilancio degli obiettivi del Millennio… comunque in gennaio produrremo un report ufficiale sul sistema educativo liberiano e in quella occasione pubblicheremo dati più scientificamente attendibili…”
Alla domanda se avessero anche foto delle ragazze intervistate, la portavoce di ‘StC’ ha risposto di “no”. “Abbiamo compilato noi il rapporto sulla base delle dichiarazioni raccolte dai nostri colleghi sul campo.. mentre facevano la loro inchiesta sono emerse queste situazioni scioccanti, sulla base di 300 ragazze intervistate, più alcuni genitori e insegnanti”.
Si tratta solo di orfane di guerra? “No, ma abbiamo ragione di credere che il problema non riguarda solo Monrovia, ma tutta la Liberia, e in continua crescita”.
Ma avete basi scientifiche per sostenerlo? “Non è questo il punto della nostro rapporto: da quel che è emerso durante la ricerca sul campo, abbiamo deciso di lanciare un appello, comunque sulla base di centinaia di colloqui…” Quindi, più che altro un grido d’allarme.. Non dati scientificamente attendibili. “Esatto, un grido d’allarme. Non si può definire un'inchiesta scientificamente attendibile. Ma volevamo spronare il Governo liberiano a fare fronte a uno dei suoi problemi più gravi, perché smetta di far pagare rette scolastiche”.

“Io non ci metterei la firma”. “Non si può negare che la situazione attuale sia questa, e purtroppo riguarda parecchi altri Paesi; ma che l’estensione sia così preoccupante, è una cosa che non mi posso permettere di sottoscrivere” rilancia da Monrovia a PeaceReporter un funzionario dell’agenzia Onu per l’infanzia, 'Unicef' da noi contattato. “Lavoriamo parecchio con ‘Save the Children’ e sono ottimi partner, ma in questo frangente ho dei dubbi su come la ricerca sia stata realizzata. L’Unicef a sua volta è interessata a questa tematica, ma non siamo in possesso di statistiche del genere.. Comunque vorrei dire che nel loro rapporto per la Campagna Antipovertà (“60 milioni di ragazze senza scuola..”, ndr) esistono parti molto interessanti, come per esempio quando sottolineano che una educazione paritaria parta anche da una formazione adeguata per gli insegnanti..”
Ciò non toglie che in questo caso non sembra abbiano usato metodi scientifici.. “Vorrei sapere come hanno fatto a produrre questi numeri. Io al momento non so quale sia l’estensione di questo fenomeno e in che misura ne siano coinvolte le ragazze di Monrovia.. Sicuramente esiste il problema, ma non conosciamo l’estensione del fenomeno con esattezza.. si sa purtroppo che è vasto, ma al momento non sottoscriverei queste cifre..”.
In sostanza, ‘Save the Children Uk’ ha sollevato un problema esistente, per il quale è bene trovare subito la soluzione, come dimostrato dal ‘caso Uganda’ ricordato dal loro report: dopo l’abolizione delle tasse scolastiche da parte del Governo di Kampala il numero di femmine iscritte dovrebbe uguagliare in proiezione per il 2007 quello dei maschi; un esempio virtuoso seguito dallla Tanzania nel 2002 e dal Kenya nel 2003, portando altri 4 milioni di studenti sui banchi di scuola. Ma questo non toglie che ogni ricerca che denunci, pur giustamente, una situazione scandalosa debba porsi, come primo obiettivo, quello di essere credibile.


A.

Foglie resistenti


Così sono tornato,
in bianco e nero
violato dal rosso.
Potrebbero esserci problemi, forse,
per la struttura della pagina:
sto cercando di capire, imparare,
non fa mai male.
Ma si passa inevitabilmente
da qualche errore.
Ci starò attento. Come sempre, agli errori,
i miei errori.

Come non commentare.
Cosa sta accadendo in questi giorni.
L'accesa mediocrità dell'uomo
scandisce le sue affermazioni nell'etere
lama tesa a svestire
ogni frase sibila e scompone
pancia molle, pelle morta
deformazioni imbarazzanti
le anime morte al telefono
confessano il piacere
dell'essere immonde.
Poi.
Poi c'è l'invito,
il suadente capovolgimento
del sacrificio,
l'invito a non pagare quel che
sostiene il bene comune
in nome di un'idea pur legittima
evitare di fare quel che è netto
rinunciare al debito da saldare per
un'idea forse legittima
è la ninna nanna dei cuori pavidi
cartofagi di malaffare
vomiteranno il desiderio
di uno zero obeso.
Ancora.
Ancora c'è.
Che sono morti dei soldati
e mi intristisco, tanto.
Perdono la vita,
in nome mio senza che io possa dirgli
non andare.
Silenzio discreto
silenzio conteso.
Silenzio complice o imbecille.
Silenzio e basta
che si sentano solo le lacrime
degli amanti.
Così passa.
Ancora un giorno
e un giorno ancora.
Apro il Bar e mi sento inutile,
privilegio del possibile
a venire,
vivo e senza vergogna vivo
le mie sorprese. Una foglia
schiaffeggiata
dagli improvvisi movimenti dell'aria
che non cade, non cade,
non cade giù.


A.

How they forget (ABDS 3)


Come dimenticano.
Chi dimentica chi.
Cosa.

Semplici
le opposizioni
del mondo.
Ricordo. Chi. Cosa.
Dimentico. No.
Io. Non. Dimentico.

Il Bar cerca sempre
una parola.
Passando davanti al Bar,
al Bar dello sport,
gli specchi si mordono le labbra.
Temendo di aver scelto
quella sbagliata.

Lasciano cadere
una parte
tengono il resto,
sanno
precisamente
distinguere
gli occhi chiusi gli occhi aperti.
Cambiati i colori
nulla si perde
un nuovo colore ancora
da venire
ignoro
piano
piano la forma accoglie
vibra
il tempo
sorride e vende
i suoi preziosi
tappeti.
Al Bar si posano
le dita
si posano mai uguali
sui vetri.
E la trasparenza
le innamora.
Ora
io solo
posso dire
di essere qui.

A.


Particolare fotografico tratto da the Subway series di Justin Makler.

Senza giallo, manca poco


Ci siamo quasi..Visto che faccia soddisfatta?
Il barista si è tanto industriato e ha fatto del suo meglio.
Manca pochissimo.

Grazie a tutti per la pazienza.
E mi raccomando. Tenetevi forte.
Forse qualche affezionato amico noterà l'assenza del giallo vicino
al rosso. Ma non è sbiadito. Per niente. Il giallo vive vicino al rosso, ancora.
A volte però bisogna cercare un'armonia diversa. E io
ci sto provando.

Un caro saluto a tutti,
a presto.

A.

Lavori in corso


Quale perdurante assenza..
Vero.

Sto lavorando al Bar,
voglio dargli colori più leggeri, più luce.

Cambiare
qualche sedia.

È una fatica, speravo di riuscirci in poco tempo,
invece no, finora vani tentativi.

E i giorni passano in noioso
silenzio.

Mi manca scrivervi quel che vedo,
mi manca vedere qualcosa da scrivere.

Ma il Bar merita anche questo,
e sono convinto che riuscirò presto a venirne a capo.

Intanto mi scuso con chiunque verrà e troverà la porta
discretamente accostata.

Passerà forse ancora un giorno, forse due.
O ancora, il volo di un'ape.

A.