Se questo è un uomo




"Tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riviverlo"
(Primo Levi)

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Da l'Unità

Liberia, Save the Children: abusi su bambine da caschi blu e cooperanti

Le bambine della Liberia costrette ad avere rapporti sessuali con chi dovrebbe aiutarle. La denuncia arriva da Save the Children, un'organizzazione non governativa che si dedica alla protezione dell'infanzia. Sotto accusa non solo cooperanti e imprenditori locali ma anche i caschi blu che pretenderebbero dai minori rapporto sessuali in cambio di cibo e denaro.

Secondo il rapporto di Save the children sono soprattutto le bambine liberiane a essere vittime di queste pratiche. Save the Children ha incontrato oltre 300 persone nei campi profughi e ha accertato che gli abusi sono molto diffusi: tutte le persone interpellate dall'organizzazione hanno affermato che riguarderebbero oltre la metà delle bambine ospitate nei campi. Una donna di 20 anni ha raccontato alla Bbc di essere stata costretta ad avere rapporti sessuali con un operatore umanitario. Save the children punta il dito anche contro funzionari governativi e insegnanti, accusati di chiedere rapporti sessuali in cambio della retta scolastica o anche soltanto di buoni voti.

«Questo non può continuare. Deve essere fermato - ha commentato la responsabile dell'ufficio di Londra dell'Ong, Jasmine Whitbread - Gli uomini che usano le proprie posizioni di potere per sfruttare bambini vulnerabili devono essere denunciati e licenziati. Bisogna fare di più per aiutare i bambini e le loro famiglie,perchè vivano senza cadere in questo tipo di disperazione.

Whitbread ha poi lanciato un appello al nuovo governo liberiano, guidato dal presidente, signora Ellen Johnson-Sirleaf, che ha fatto della lotta allo sfruttamento e alla prostituzione una delle sue bandiere. «La nostra esperienza - ha concluso - dimostra che senza pressioni dall'alto nulla cambierà».

Nel rapporto redatto dall'organizzazione si afferma che lo sfruttamento sessuale delle bambine di età compresa tra gli otto e i 18 anni sta diventando sempre più comune tra gli sfollati che stanno rientrando nelle proprie case dopo la fine della guerra civile durata anni e l'elezione del nuovo presidente.

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Vorrei suggerire un ulteriore imbarazzante spunto.
Lascio a chi legge la possibilità di farsi un'opinione.
I grassetti, da me inseriti, tuttavia,
non negano i passaggi in cui
al Barista è venuto il vomito.

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Da Peacereporter

Liberia - 14.9.2005
'Al lupo, al lupo!'
'Save the Children' denuncia un quadro reale ma con dati poco attendibili


da Gianluca Ursini

Chi si fosse trovato la mattina del 6 settembre a girare tra i numerosi siti internazionali di informazione, avrebbe trovato una notizia, rilanciata in poche ore dalle maggiori agenzie mondiali. Un rapporto dell’organizzazione non governativa (Ong) ‘Save the Children’ lanciava un allarme: tra il 60 e l’80 percento delle ragazze in età scolare nella capitale liberiana Monrovia erano costrette a ricorrere alla prostituzione per pagarsi la retta dell’anno scolastico. I ricercatori della sezione britannica di ‘Save the Children’ (StC) avrebbero scoperto questa situazione allarmante nel corso di una loro inchiesta più ampia sullo stato del sistema educativo del Paese africano, appena uscito da 14 anni di guerra civile, che ha lasciato l’85 percento della popolazione attiva senza lavoro. Il rapporto della Ong evidenziava come le tasse scolastiche liberiane per un singolo figlio sarebbero costate a un capofamiglia metà del suo reddito annuale, di poco inferiore a 100 euro.

Un problema reale. ‘Save the Children’ ha da poco pubblicato un altro, encomiabile, rapporto sui 60 milioni di bambine nel mondo che non riescono ad ottenere una educazione appropriata, a causa di rette scolastiche troppo alte. Di loro, 20 milioni si accumulano in dieci Paesi dell’Africa subsahariana, dall’Etiopia al Burkina Faso al Mali, alla Somalia, al Niger, al Congo. Il rapporto viene presentato ai leaders mondiali riuniti da mercoledì 14 a venerdì 16 al Palazzo di vetro Onu in New York per il Summit sullo ‘Sradicamento della povertà’. Nel 2000 furono concordati dai membri delle Nazioni Unite dei ‘Millenium goals’ (‘Obiettivi per il millennio’) mirati a eliminare le cause della povertà entro il 2015. Per esempio, si mirava a consentire pari accesso a maschi e femmine all’istruzione primaria, cosa che avrebbe – come sottolineato nel rapporto di ‘StC’ – anche ridotto la quantità di madri in età giovanissima, escluse dal mercato del lavoro. “L’obiettivo di permettere pari accesso a maschi e femmine alla scuola entro il 2005 è stato disatteso – ha scritto ‘StC’ nel rapporto – ma si può ancora raggiungere quello di garantire educazione primaria a ogni bambino entro il 2015, purché vengano abolite, almeno nei Paesi più svantaggiati, le tasse scolastiche”.

Un grido d’allarme. Troppo allarmato.
Intenti lodevoli, come si può vedere. Ma un dato non poteva mancare di colpire per la sua enormità: secondo il grido d’allarme lanciato dalla portavoce britannica di ‘Save the children’, Pippa Ranger, “fino a quattro bambine su cinque a Monrovia vendono il proprio corpo per poter andare a scuola”. “E’ una conseguenza della guerra – dichiarava Erasmus Saidi, uno degli insegnanti interrogati dall’agenzia di notizie Onu, la ‘Irin’ – i loro genitori non hanno soldi per pagare le rette; è un problema serio: se girate intorno gli alberghi di notte, vedrete molte ragazze quindicenni in cerca di clienti. Vedo le mie stesse studentesse per strada a ora tarda, quando dovrebbero essere a casa a studiare, e quando chiedo loro che fanno, mi rispondono “Ci sbattiamo per i soldi”. Parole più diplomatiche arrivano da un preside monroviano, David Brent: “Visto che gli amanti pagano loro le rette, le ragazze si sentono.. obbligate a stare con loro di notte, cosa che potrebbe distrarre la loro attenzione dal ripassare i compiti”. Non tutti però, giurerebbero sulle cifre fornite da ‘Save the Children Uk’. “Io non ho mai visto proiezioni del genere; 80 per cento di ragazze prostitute?”; il telefono da Monrovia rimanda alla redazione di PeaceReporter la voce della signora Gayflor Varbah, dirigente del ministero dell’Educazione liberiano, che sbraita stupita al sentire le cifre del rapporto. “A noi non risulta nulla del genere, non so questi signori inglesi da dove abbiano tratto questi dati… Non è possibile fornire cifre simili: non esistono dati statistici di nessuna agenzia ancora… anzi, ora che me lo dite, devo contattare questi signori per fare una chiacchierata…”
Se Pierino urla: “Al lupo, al lupo!”. “Il nostro intento era soprattutto portare all’attenzione del Summit contro la povertà il problema liberiano – replica a PeaceReporter da Londra Pippa Ranger – andava denunciato adesso, ai Grandi della terra riuniti per il rilancio degli obiettivi del Millennio… comunque in gennaio produrremo un report ufficiale sul sistema educativo liberiano e in quella occasione pubblicheremo dati più scientificamente attendibili…”
Alla domanda se avessero anche foto delle ragazze intervistate, la portavoce di ‘StC’ ha risposto di “no”. “Abbiamo compilato noi il rapporto sulla base delle dichiarazioni raccolte dai nostri colleghi sul campo.. mentre facevano la loro inchiesta sono emerse queste situazioni scioccanti, sulla base di 300 ragazze intervistate, più alcuni genitori e insegnanti”.
Si tratta solo di orfane di guerra? “No, ma abbiamo ragione di credere che il problema non riguarda solo Monrovia, ma tutta la Liberia, e in continua crescita”.
Ma avete basi scientifiche per sostenerlo? “Non è questo il punto della nostro rapporto: da quel che è emerso durante la ricerca sul campo, abbiamo deciso di lanciare un appello, comunque sulla base di centinaia di colloqui…” Quindi, più che altro un grido d’allarme.. Non dati scientificamente attendibili. “Esatto, un grido d’allarme. Non si può definire un'inchiesta scientificamente attendibile. Ma volevamo spronare il Governo liberiano a fare fronte a uno dei suoi problemi più gravi, perché smetta di far pagare rette scolastiche”.

“Io non ci metterei la firma”. “Non si può negare che la situazione attuale sia questa, e purtroppo riguarda parecchi altri Paesi; ma che l’estensione sia così preoccupante, è una cosa che non mi posso permettere di sottoscrivere” rilancia da Monrovia a PeaceReporter un funzionario dell’agenzia Onu per l’infanzia, 'Unicef' da noi contattato. “Lavoriamo parecchio con ‘Save the Children’ e sono ottimi partner, ma in questo frangente ho dei dubbi su come la ricerca sia stata realizzata. L’Unicef a sua volta è interessata a questa tematica, ma non siamo in possesso di statistiche del genere.. Comunque vorrei dire che nel loro rapporto per la Campagna Antipovertà (“60 milioni di ragazze senza scuola..”, ndr) esistono parti molto interessanti, come per esempio quando sottolineano che una educazione paritaria parta anche da una formazione adeguata per gli insegnanti..”
Ciò non toglie che in questo caso non sembra abbiano usato metodi scientifici.. “Vorrei sapere come hanno fatto a produrre questi numeri. Io al momento non so quale sia l’estensione di questo fenomeno e in che misura ne siano coinvolte le ragazze di Monrovia.. Sicuramente esiste il problema, ma non conosciamo l’estensione del fenomeno con esattezza.. si sa purtroppo che è vasto, ma al momento non sottoscriverei queste cifre..”.
In sostanza, ‘Save the Children Uk’ ha sollevato un problema esistente, per il quale è bene trovare subito la soluzione, come dimostrato dal ‘caso Uganda’ ricordato dal loro report: dopo l’abolizione delle tasse scolastiche da parte del Governo di Kampala il numero di femmine iscritte dovrebbe uguagliare in proiezione per il 2007 quello dei maschi; un esempio virtuoso seguito dallla Tanzania nel 2002 e dal Kenya nel 2003, portando altri 4 milioni di studenti sui banchi di scuola. Ma questo non toglie che ogni ricerca che denunci, pur giustamente, una situazione scandalosa debba porsi, come primo obiettivo, quello di essere credibile.


A.

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