Metti Luciano Moggi a cena (e a letto i piccoli)


Ho visto la trasmissione ieri sera.
Mi ha fatto tristezza.
Ma non per Luciano Moggi, non merita le sue stesse lacrime.


Tristezza per quello che raccontava con semplice, disincantato realismo.


Il valore della vittoria lo faceva innamorare
della sua gente e della sua squadra perchè,
ci ha tenuto a ripeterlo infinite volte,
la Juventus è un azienda seria.


Pochi accenti da tutti su sto fatto, poco scandalo dalla stessa Ministro Campanellino,
nessun pregiudizio, so' di sinistra lo san tutti,
ma gli occhi e le orecchie sono le mie non le scambio con un voto.


La vittoria porta amore e che cosa c'è di più facile allora.
Farsi una sega costa meno di mantenere in vita un matrimonio.
Ma se chiudo gli occhi me la son fatta con la Bellucci.
Vuoi mettere col fare la spesa al caldo e portare le buste.


E l'azienda poi. L'azienda.
Quella che ideologicamente mi mangia le interiora tutti i santi giorni.
Quella per cui devo sacrificare la mia testa e,
senza metafora, permettetemi, il mio culo.


Il Calcio è dunque condannato?
Una carogna che continuerà incessantemente a morire?
Io amo il calcio delle partite nei cortili e quello degli abbracci delle curve.
Quello che permette di spiegare ai ragazzini che
una squadra tutta di forti contro una tutta di deboli
rende il gioco meno divertente ma non solo.
E' iniqua, è ingiusta, è violenta, come la vita può essere.


Ma se così non è.

Ai ragazzi non sarà il caso dunque di parlare di partita doppia invece che di tecnica, tattica e valori sportivi?


E non la mesta partita dissociata, la patacca mediatica per le scimmie ammaestrate,
quella degli arroganti venditori di carta igienica e dei deliri asfittici del nostro commissario tecnico.
No, la semplice partita doppia delle entrate e delle uscite, dei più e dei meno, dei soldi e del modo per farli, delle tasse e del modo di non pagarle.


Cari tifosi, anche noi quando parliamo di mercato
sembriamo ben educati oramai all'apparato di cattura.
Ci contiamo i soldi in tasca e buttiam via un calciatore come una figurina inutile,
magari dopo averlo osannato per un risultato
vagamente storico o solo per un gesto, che ne so, di un pomeriggio.


Poco cambia.
Non mi basta chiedere il castigo di Moggi. E lo chiedo.
E non mi basta immaginare un castello di infami dietro di lui. E lo denuncio.


Vorrei di più.
Vorrei che si iniziasse a mettere in discussione e a pulire il nostro stesso modo di guardare.
Il calcio. I cortili. E il pallone che rotola. Rotola. Rotola. Ma prima o poi, sempre.
Si ferma.


A.


p.s.
Per Pessotto solo un pensiero. Spero non soffra. Spero guarisca e sia felice. Spero che la sua felicità possa migliorare il mondo. Del resto non mi interessa.

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