Tifo ergo sum


Sono tifoso. Perchè.
Forse perchè stare dalla parte di quelli che snobbano
mi farebbe orrendamente schifo.


(Il barista è nervoso.
E Il suo colon non apprezza).


Non ho grande sentimento delle mie radici,
anzi. La Puglia dove sono nato per me
sarebbe una terra qualsiasi
se non ne conoscessi i dolori, le malattie,
gli sfregi. Se non li sentissi miei sempre e dovunque.


E se c'è una continuità emozionale nei miei giorni
è nel rancore che porto, ineffabile e inesauribile,
nel confronti della penisola dei figli di e degli amici che:
umanità senza morale, bassa e triviale,
in cui la regola è un eccezione
e l'arte di arrangiarsi l'anatema di dio.


Io non sono solo, non vivo solo
e non posso volare, devo camminare
e il mio Bar lo sogno e lo amo
per posare i piedi senza temere
sorprese. Botole, condanne o
defecazioni che siano.


L'Italia, gli italiani. E la brava gente.
Le infelici cantilene del gioviale parolare,
le carriere sotto l'albero, e i tronchi infissi nel petto
dei falsi vampiri, alla nascita, vampiri bambini
segnati dalla necessità di non poter
vedere il sole.


Si ride e si beve,
e sono i taralli ed è il vino: fiele in vene di cristallo,
m'auguro guardando i fuochi di ogni festa,
ogni festa una scusa e una colpa sbiadita,
ma il canto tronfio del ranocchio più grasso
attira gli occhi di tutti. E si balla fino al giramento
di testa, che ci si vuol bene alla fine,
alla fine siamo sotto al cielo signora mia.


Eppur si tifa.
Dicevo.
L'ho capito crescendo.
I palazzi si facevan piccini
e potevo prender l'ascensore da solo.
E scoprivo che quel tempo
dal piano T al quarto piano
lo passavo a leggere le targhette
imbarazzato dal mio riflesso
nello specchio, così zitto da non veder l'ora
che l'ascesa, o la discesa, finisse.


Sapere cosa fare, sapere cosa dire, sapere dove mettere le mani.


Tifo ergo sum.
Questa sera non vedrò la partita,
non sarò a scambiarmi telefonate con gli amici e i miei fratelli,
non sentirò mio padre ribadire il suo amore per Totti,
che poi è il mio e chissà, forse così ci vogliam più bene anche tra noi.


Devo lavorare, stasera.
Qualcuno per giustificare la scelta infame
di questa tra le infinite sere
ha affermato. Il calcio è un fenomeno marginale.


Certo. Un fenomeno capace di fermare le guerre civili.
O di far vergognare un popolo intero.


In ascensore.
L'Italia che sale, l'Italia che scende
preferisce guardare le targhette,
non le partite,
imbarazzata dal suo riflesso.


Siamo così innamorati di una sfera.
Forse perchè rotola. Va via.
Fino a quando qualcuno
non lo butta in rete.
Quando il pallone
supera il portiere
è l'anima che ti rimane in gola.
E ti senti persino vivo.


Una testata fortissima
contro uno spigolo.
Riaprendo gli occhi
rimanendo in piedi
contando i respiri. Vivo, ancora.
Fino a prova contraria.


Forza Italia! Daje France'!


A.

1 commento:

L'Innocente ha detto...

Alla faccia di quei pazzi che stasera snobberanno la nostra nazionale... FORZA AZZURRI!!!