Tu chiamale se vuoi, emorroidi


Tempo fa il fratello del barista è stato felicemente operato di tumore al cervello: benigno, ma grande quanto un arancio tarocco. Lo aveva dalla nascita e il cervello gli era cresciuto intorno, fino al limite di pressione tollerabile. Poi le crisi, la dignosi dagli specialisti, il rischio e la paura,
l'intervento e la terapia di sostegno. Sembra passato un secolo. No, chi viene al bar sa che è solo l'altro ieri. E' andato tutto bene. Ma.


Nonostante le dieci ore di intervento prodigioso, la madre del barista è infuriata con i medici. Perchè. Tanta ingratitudine.


Perchè non era necessario. Arrivare al rischio, no si poteva fare di meglio.
Per anni il fratello del barista ha lamentato tutti i sintomi che certamente non sta ad amici e genitori collegare all'arancio tarocco impropriamente ospite.
Dal medico curante per un calo della vista repentino e ripetuto, per mal di testa e spossatezza: ma sì, sta crescendo, i ragazzi son fatti così, si lamentano sempre, non vogliono andare a scuola.
E poi questa generazione è così svogliata, disinteressata, apatica. Dove andremo a finire signora mia.


Mia madre ringrazia il cielo ogni giorno per le mani che han salvato, curato suo figlio.
Mia madre non perdona la negligenza presuntuosa, il giudizio morale e non professionale, la pigrizia offensiva e irresponsabile di chi, in sedici anni non ha mai commissionato un esame.
Fa bene.


Diceva Gandhi. Si può perdonare solo quando si è condizione di scegliere il perdono.


Noi no. Noi che non ci presentiamo con un cognome d'oro, noi bassi, noi storpi, noi che non possiamo promettere nulla e chiediamo provocatoriamente il giusto, non possiamo scegliere il perdono.
Ancora. Accade.


Che io stia male, dio mio, niente di paragonabile al pericolo corso da mio fratello.
Ho semplicemente in continuazione un bruciore al fianco, colite mon amour.
E la colite ha portato le emorroidi, che dio le abbia in gloria.


Sono stato in ospedale, una visita e la necessità di un consulto specialistico. Bene.
Quando. Dopo otto giorni.
Cosa. Accade. Ancora.
Io posso contare sulla flessibilità, non solo. Le prassi e i comportamenti dei miei colleghi e responsabili non mi crea preoccupazioni che non siano quelle relative al mio senso del dovere.
C'è comprensione, bene. Eppure ci sarebbe chi non potrebbe mai permettersi otto giorni così. Con niente di mortale senza dubbio. Ma un'inadeguatezza ai compiti quotidiani tale da porre imbarazzi e angoscie in chi, ci giurerei, molto spesso arriva a questi malesseri per una vita di merda.
E accade. Dell'altro.


Che mi venga la febbre, che la febbre arirva di sera sì sa, è creatura notturna.
Dottore, mi scusi, ho un po' di febbre non è che.. Non è che.
Sarà influenza, si figuri.
Che coincidenza anche lei qui?


Non una visita, escludendo le proprietà d'analisi di una telefonata. Non una preoccupazione, certo. Il culo, d'altra parte è il mio.


Passano due giorni, la febbre non va via e mi duole adesso il gluteo, fino al fianco. Basta, richiamo, poveraccio lo disturbo di domenica. Io vorrei. Non vorrei. Ma se vuoi.


"C'è la guardiamedica dal venerdì alle 10". La segreteria così dopo un solo squillo.
Fanculo. Chiamo la guardia medica che in tutta evidenza conviene con me sulla semplice diagnosi di un'infezione in corso.
E vai con gli antibiotici.
Ma scusi per le emorroidi che sta prendendo?
Gli avrei voluto rispondere con il cuore ma la mente mi ha preceduto. Niente, il mio medico ha stabilito che si può aspettare fino al 28. C'eravamo tanto amati.
E vai con il trattamento per quel che da giorni mi tiene immobile e addolora. Così semplice. Altro che sensi di colpa.


Sarebbe stato meglio avere una visita, forse. Ma avran pensato che in una camera dove già alloggiano malesseri e iracondia non c'era da propor ulterior disturbo.


Mi chiedo soltanto.


Se io avessi un altro cognome, se potessi permettermi uno specialista per ammazzare anche le zanzare in camera, se io avessi qualche orecchino in meno e un tatuaggio meno evidente, se avessi i capelli corti e le ginocchia levigate, se dessi l'impressione di poter ricambiare un favore, se.
Sarebbe comunque lo stesso.


Forse no.


Rimane la certezza. Si muore tutti.
Siamo uomini, non angeli.
Ed è una meraviglia.


A.

2 commenti:

Rosario ha detto...

Barista io sono con te!!
Tieni duro...
Cmq i discorsi che hai fatto sulla malasanità purtroppo sono una realtà quotidiana. E' una cosa ignobile. Ti dico una cosa: SI, sono convinto che se tu avessi un cognome importante tutto sarebbe diverso. C'è gente che non ama il suo lavoro: lo fa e basta, anche se da ciò dipende la vita di altre persone. La negligenza quando si ricoprono certi ruoli nella società è a mio avviso INESCUSABILE. Quindi concordo con voi: non si può perdonare.
Un saluto speciale, rimettiti presto!
Rosario
www.equatore.blogspot.com

Nu e Marianna ha detto...

Caro fratello
inutile dirti quanto condivido!
Se avessimo un altro cognome non vivremmo con un conto bancario quasi sempre asciutto e soprattutto non ci sembrerebbe un reato usufruire dei nostri diritti.
Sembra quasi che medici della mutua, impiegati, tutori della legge ci facciano un favore ogni volta che ci ascoltano o che fanno qualcosa per noi, ma scordano chi paga i loro stipendi!
Siamo tassati fino alle orecchie noi poveracci mentre c'è il principe di sto cacchio che solo oggi, in procinto ormai di passare al creatore, viene arrestato per tutti i suoi imbrogli.
Io per partorire senza dolore ho sborsato 150 euro ad un medico gentilissimo, premuroso, sorridente che mi ha fatto una punturina di anestetico.
Sono certa che se non l'avessi pagato col cavolo che mi sorrideva di domenica pomeriggio!!!
Abbi pazienza e speriamo di stare sempre bene perchè altrimenti rischiamo ogni giorno di morire anche per un semplice raffreddore!!!