A presto..


Carissimi frequentatori del Bar,
proprio nel momento in cui ci siamo ritrovati
tanti e appassionati
nonostante il caldo e le tristezze
del mondo al di là dei vetri,


il barista si accinge a un trasloco epocale,
una di quelle devastanti ma soddisfacenti fatiche
che danno aria e colori nuovi.


Per qualche giorno, sicuramente fino a martedì,
non potrò servire ai tavoli il consueto affetto e la sincera passione
di ogni giorno su queste mie, spero, accoglienti pagine.


Ai nostalgici che come me sentiranno la mancanza di questo Bar,
se pur per così poco tempo chiuso,
lascio la lettura del mio romanzo (pdf scaricabile)
e l'ascolto di PodcastRoma.


Un saluto di cuore a tutti quelli che passeranno da qui in questi giorni
con l'augurio di vivere il miglior tempo possibile.


A presto,


A.

La fine di un grande amore


Tratto da Casa Sofia,
uno sfogo sincero.


è finito un amore ,amore perche per questo ho lottato ,ho creduto mi sono imposto anche troppo ,ma ora e finita.delle persone come noi hanno rovinato qualcosa in cui tante persone hanno creduto,su questo hanno giocato ,nei bar hanno discusso,perche l'avete fatto?
io 13 anni ho sempre creduto in questo amore lo coltivato fin dai primi passi con il mio fratellone ,nn solo la roma ma tutto il calcio ,conosco a memoria tutto, ho imparato a leggere e aconoscere il calcio alla pagina 201-202 e 244 ,nn sn mai andato al'olimpico a gridare insieme ai miei fratelli forza roma, non ho mai visto partite neanche in televisione perche nn avevo il decoder, le sentivo a cardiopalma alla radio. e oggi 25 luglio 2006 un grande amore è finito,un amore per cui ho lottato, facevo a pugni con miei amici pur di impormi dicevo forza roma ad lata voce e abbasso juve. sognavo milan in B, pensavo che era arrivato il momento. adesso galliani , solo a dire il nome mi viene ribrezzo e Ber... , lo stesso, staranno ridendo di noi, ex tifosi almeno per me. nn parlero piu di calcio con mio fratello e i miei amici, col barista e al parco, perche?perche sn distrutto e amareggiato. questo e un tifoso che aveva creduto nel c... nn voglio piu parlarne. questo però nn significa che continuero ad amare 2 colori giallo, come il sole, rosso, come er core mio.


L.

Promemoria


Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola,
a mezzogiorno.


Ci sono cose da far di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per sentire.


Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
per esempio, la guerra.


Gianni Rodari


A.

Nascondino


Aspettiamo le sentenze.
Con le dita scure, macchiate di inchiostro,
aspettiamo che qualcosa ci salvi dalle notizie di guerra,
dai delitti estivie dall'ennesima vergognosa piroetta politica.
E pensare che il panem et circensis era pensato
per distrarre, ammansire, governare.


Ora siamo noi, noi priv(at)i di potere
e sbeffeggiati dalla rappresentanza
a invocare una notizia che dia da poter parlare
in metafora e senza sangue
della condizione ignominiosa in cui versa la morale italica.


Sembra incredibile, ma è soltanto estate:
quando la calura distrae dagli uragani lasciandoli soli e silenziosi,
quando un delitto attanaglia più di centinaia di morti in cronaca
e quando il cambio di casacca innamora migliaia di tifosi speranzosi.


Eppure quest'anno le figurine e la loro poesia appiccicosa
non bastano.
Quest'anno per distrarci da un mondo impressionante
abbiamo implorato una battaglia vera, sensazionale, senza precedenti.
Lealtà, regole, giù le maschere.


Giocare a nascondino in una stanza vuota è sì impossibile: quindi.
Invochiamo carcasse di bue, o soltanto divani sfatti. Qualcosa,
qualcosa per poterci coprire e giocare sapendo di poter
persino vincere.
Qualcosa di abbastanza grande per poter provare a scomparire,
per sentire fremere le gambe correre e gridare.
Liberi tutti.


No. Io non voglio questo. Non voglio vincere a nascondino.
Per liberare tutti. Voglio che il gioco si fermi e ci si guardi in faccia.
Per capire se è divertente. Se ne vale la pena. E se chi fa la conta
è convinto di poterlo fare, che sia giusto farlo.


Intanto la luce invade la stanza e mi guardo intorno e siamo grandi
enormi, eccedenti qualsiasi nascondiglio.
E se la luce cresce ancora e ancora cresce
neanche questo processo e le sue sentenze
riusciranno a distrarre abbastanza.


Perchè non c'è che l'uomo infine, l'uomo e la sua coscienza.
Si può scegliere di sopravvivere senza dir nulla:
allora anche il gioco e la fuga
s'arrischieranno al buio
dove non c'è riparo ma soltanto voglia di dormire


senza sognare più.


A.


(foto tratta da Trasparente)

Ritornando a niente (A 13 anni guardare il mondo)


Articolo originale tratto da Casa Sofia


in questo periodo mi sento strano: come se nn servissi a niente per la societa, inutile e il termine giusto. nn riesco a fare niente sono spriciato. non ho amici, ho 2 fratelli che sn lontani e un fratello sempre nervoso :ci vuole una svolta a sta vita .....che so un viaggio,no io,luigi sofia nato il 9 gennaio1993 deve fare un viaggio?attenzione mo casca il mondo.un aquistoche mi faccia passare un po di tempo.un qualcosa che mi faccia sentire realizzato. nn giocare alla playstation fino all'esaurimento ,una volta finito ti chiedi :e mo?bo! purtroppo oramai il mondo va cosi nn e come una volta che si era tutti amici come nei vecchi paesi ,ci si rispettava e ci si voleva bene.ora esiste solo i soldi e la tecnologia che schiavizzano il ragazzo a imparare e a frequentare 2 cose videogame e i soldi come se fossero i suoi migliori amci. i miei genitori e fratelli hanno sempre disprezzato questo e me l'hanno trasmesso.a volte vorrei vivere in quei paesini come terlizzi ,mola ecc dove tutti si conoscono o la maggior parte,per dire. a bari nn si puo far piu nulla nn ce niente aria inquinata ,mafia,topini e vecchiaia.forse la mia svolta sarebbe avere un mondo migliore senza soldi e senza niente,senza pensieri come dice jhon lennon una vita senza pensieri senza niente cui dar conto la proff o il capo,senza topini che ti fermano e sopratutto senza slodi che hanno rovinato il calcio: calciopoli.vorrei essere nato in un mondo diverso: non materialista e soprtattutto rispetto.


Il Mondo


il mondo e come un girotondo,
se si spezza una catena il mondo incomincia a far pena
aria vizziata come i bambini che sembrano cretini,
soldi solo soldi ,ricchi che sembrano dei cani affamati
peccato che sti cani sono bacati e rovinano il girotondo.
guerre, morte e sangue distruggono cio che dio ci ha dato: un prato nn ancora maturato.


A.

Senza maledire



Che dire.
Ho una faccia di piombo stamani.
Non è facile
serbar occhi leggeri
quando il tempo lo senti masticato
dai pensieri
e i pensieri non esitano a sputar via
il tempo.


La volgarità dell'uomo che
ordisce trame e attende prede
la sua inestimabile piccolezza
è solo un minino cenno di presenza
aggrappati con le unghie alla terra
resistiamo al vento
anche per poco.


Guerre seminali:
guardano guardare.
Poteri zoppi:
venditori di bolle.


Procedere dalla notte al giorno
è naturale
nessun taglio nessuna cesura
l'arrivo del sole è discreto, delicato.
Ma schianta la vita che pretende
il suo ritmo stupido e violento
è lo stesso del sangue
incapace di fermarsi o solo uscire
senza urlare.


Uomini che cercano parole d'acciaio
per scolpire il catrame
modellando desideri senza stelle
irriguardosi per le stelle i desideri
ciechi e palpatori.


La tristezza per lo spettacolo
di un'ennesima
alba
s'annida intima,
oramai mansueta.


Dolgono i muscoli delle mani
e i denti iniziano a spaccarsi,
meglio non continuare
e tornare
a scivolare
nei guanti unti d'olio
del giorno.
Così. Aspettando di
andar via senza maledire.


A.


(foto di Jan Saudek)

Stop War


Ora anche in Somalia la guerra,
se mai ne fosse mancato l'odore,
appesta l'aria.
E se a Giava la colpa è del cielo,
o solo del cielo che si buca tossico,
e quindi la notizia non è più interessante come un tempo
(incredibile ci sono anche uragani/tsunami demodé)
credo che l'uso brutale delle armi in Medio Oriente e in Africa
sia terribilmente prepotente nel suo imporsi.

Poche parole ancora.

Attenzione. Dalla seconda guerra mondiale sono passati
solo sessant'anni. Ma sono più che sufficienti.
Perchè la malattia non sia completamente estinta
e il sapore del sangue non sia ancora allettante.


Eppure basterebbe poco.
Eppure quel poco sembra non esser possibile.
Homo homini lupus, l'uomo è lupo per l'uomo,
affermava Hobbes.
E raccontava del suo gioco disperato:
bellum omnium contra omnes, guerra di tutti contro tutti.


Forse non è solo questo.
Forse questa è una malsana giustificazione.
Ci sono scelte. E scelte di cui si è responsabili.
E se non giudica il cielo,
che neanche il cielo è degno
di giudicare,
è semplicemente il cuore
che si frantuma.


A.


(illustrazione: "We are all together" da Exploding Dog)

diciannoveluglio (23:59)


diciannoveluglioduemilasei
Libano: trecentomorti, milleferiti, cinquecentomilaprofughi


Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
-t'ho visto- dentro il carro di fuoco, alle forche,


diciannoveluglioduemilasei
Israele: unrazzo, duebambini, tremorti


alle ruote di tortura. T'ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero,


diciannovelugliomillenovecentonovantadue
Italia: unmagistrato, cinqueagenti, unastragedimafia


gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all'altro fratello:
"Andiamo ai campi". E quell'eco fredda, tenace,


diciannoveluglioduemilasei

Olanda: unpartito, dodiciannipiccoli, milleiscritti


è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,


diciannoveluglioduemilasei

Giava: settevirgolasettegradi, cinquecentoventicinquemorti


gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.



Versi di Salvatore Quasimodo, Uomo del mio tempo


A.

Roma Podcast Mundi


Con grande soddisfazione prosegue la partecipazione del barista al Podcast Roma,
tanto da richiederel'introduzione di un adeguato podcastplayer qui all'interno del Bar.


Le puntate si sviluppano piacevoli e interessanti
animate ottimamente dagli spunti di Massimo Lanzi
con il contributo vivace della redazione
di cui sono onorato poter far parte.


Ma PodcastRoma non è solo la Roma,
bensì una webradio sangue e oro
che sempre più vuole proporre
visioni del mondo ricche e diversificate.
All'orizzonte si stagliano nuove prospettive, infatti.
Massimo Lanzi ha proposto al barista
una trasmissione nel palinsesto
in cui poter trattare il tema della scrittura.


Come dir di no?
Nei prossimi giorni rifletterò e cercherò i contatti giusti
per proporre qualcosa di buono,
come al solito mettendocela tutta.
È una promessa, una bellissima promessa.


Buon ascolto con PodcastRoma!





A.

Caffè terminale


Era sull'autobus con me,
durante il viaggio storto
che mi portava al bar.
Come sempre, ogni giorno,
per una via diversa.


Magro ma gentile negli angoli,
una mascella a stento conclusa
e due braccia da spaventapasseri.
La curva dal collo verso la schiena
dolce da avvelenare
e gli anelli della colonna
sistemati come un rosario pendente
dalle mani del santo.


Mi aveva preceduto,
anticipando ogni singolo passo
fino all'ingresso del Bar.
Poi, ruotando come un limone
senza staccarsi dal ramo,
mi aveva guardato
mostrandosi sospeso.


Cercavo di dissimulare
l'imbarazzo per quel giudice imprevisto
e ogni gesto ambiva all'efficenza e alla grazia
inutilmente.
Mi cadde il lucchetto, e lo fece più di una volta
ma lui non rise,
temendo gli si strappasse il viso,
non rideva nè esagerava coi respiri.


Appena dentro il Bar,
fui tentato di chiedergli.
di attendere fuori,
cortesemente,
qualche minuto.
Per liberarmi di lui, senza dubbio.
Ma il giallo dell'asfalto,
ingenuamente trascurato dall'ombra,
suggeriva una calura ingorda
e quell'uomo non sembrava contenere
molta acqua, no, per niente.


Con me nel Bar dunque,
mentre accendevo le macchine e ordinavo il bancone,
le sedie, i tavolini, il giornale.
Mi aiutava, lento e indeciso forse,
ma mi aiutava imitando ogni mia operazione.
Finchè non decisi di accelerare il tutto
per risparmiargli la fatica.



Buongiorno.


Buongiorno.
Prego, cosa posso servirle.


Appoggiato in posa scomoda allo sgabello
mi chiese un caffè, il più ovvio caffè che avessi mai servito.
Aspettava si freddasse, alcuni fanno così,
altri preferiscono bere il nero quando ancora brilla.
Aspettava fosse freddo, io continuavo a sentirmi
a disagio, ma d'altra parte era solo l'inizio del giorno.
A sera non lo ricorderò più, pensai.



Sa, non ho molto tempo.
Eppure non riesco ancora a
berlo caldo.
Nonostante io abbia solo qualche giorno,
qualche giorno soltanto,
quando voglio un caffè devo aspettare
che si quieti il fumo.
Allora vuol dire che è abbastanza freddo
perchè io possa berlo
senza scottarmi le labbra e la lingua.
Non ho mai amato le sorprese.
E una scottatura è sempre una sorpresa.


Aspettavo con lui si diradasse
il vapore del nero,
e forse aspettavo qualche parola ancora.
Non disse niente invece,
fin quando, di colpo,
il fumo smise di sollevarsi dalla tazzina.
Non avrei mai pensato avvenisse in maniera
sì repentina.
Allora senza indugio l'uomo portò la tazzina
alle labbra e trangugiò in un sorso.


Buonissimo, grazie.


Pagò e andò via.
Arrivavano i clienti del mattino.
Il giorno pressato dal sole
affermava le sue ragioni
e tutto intorno stava ad ascoltare.


A.

Trecentosessanta


Tornando sull'argomento.
Quale.
La vergogna.

Tornando su questo argomento
ultimamente così di moda
sollevo una questione semplice e immediata
sproloquiando meno del solito.


360.


Trecentosessanta i gradi della completezza
trecentosessanta un quadrato come un altro
trecentosessanta più qualcuno i giorni di un anno
un anno qualsiasi.


360 euro.


Il costo di trecentosessanta quotidiani.
Il costo di trecento sessanta caffè e qualcosa in più.
Il costo di una camera in affitto in una metropoli.
Il costo di una casa in affitto, una casa a stento una casa.
Quel poco che qualcuno guadagna e si fa bastare.
E che in alcuni Paesi del Mondo sarebbe il costo
del cibo per venti persone.


360 euro per un biglietto.
Tanto costava il biglietto di curva per la Finale,
la Finale della Coppa del Mondo di Calcio.


360 euro per una partita,
la stessa partita dalla quale
due inchieste son partite
per una parolaccia e una testata,
in cui abbiamo affogato ogni tristezza,
a cui abbiamo affidato la rinascita
morale
del Calcio in Italia.


Costava 360 euro.
Bene saperlo.


A.

Sentenze di guerra


Ieri sera sono state emesse le sentenze di primo grado
per il processo che, oltre a singoli tesserati illustri,
coinvolgeva direttamente le società juve, milan, fiorentina e lazio.


Cosa aggiungere alla tempesta mediatica
che non sia stato detto.
Forse è proprio questo il problema.
E non tornerò sui perchè e i per come
dei raffreddori dell'informazione
turbolenta, non è il caso.
Fa caldo e la noia di certi discorsi
azzanna i polpacci.


So, con certezza,
che molte persone ripongono nella squadra del cuore
la speranza di una rivincita sociale,
una sorta di sublimazione
delle traversìe quotidiane all'interno del gioco,
per questo ora sono le più nude, le più vulnerabili
e le più efficacemente colpite.


So che ora il dolore intimo e non riducibile

improvviso
freddo
come l'acqua non fredda
sul corpo accaldato lo schianta
almeno per poco
almeno finchè non vi si abitua
potrà generare reazioni furenti e esplosioni di rancore
contro chi complotta macchina e distrugge
la semplice dimensione del sogno privato.


E so anche che qualcuno pagherà la violenza annidata
nelle parole e nei gesti, nella vergogna imposta
e nella disillusione marcata
so che qualcuno pagherà queste settimane
in cui il gioco s'è macchiato di grasso
e so che chi pagherà probabilmente
non ha molto da difendere
se non quel gioco stesso
così pur macchiato di grasso.


Si sta innescando un meccanismo noto:
l'infame macchina della sobillazione per delega
arruola anime bambine
e l'assenza di giustizia è il nemico o l'illusione
o l'ombra la pelle e il sangue dell'essere nel mondo.


Io credo che sia ora di piantarla
di vestire, noi tifosi, abiti da improbabili educande.
Non siamo candidi e non siamo innocenti.
Questo tempo fa schifo
e la più grande condanna
che ci stiamo accollando
è la disgrazia di viverlo.


Poche ultime parole,
cui questo mio discorso
feroce tra i denti e modesto nelle dita
ha teso sin sall'inizio:
se anche il gioco è malato
è rimasto ben poco da salvare.
Se il gioco è motivo di sete e fame e rabbia e odio
allora non c'è futuro in cui sperare che valga
altro dolore.


Ed è sufficiente
scegliere altre pagine e altri giornali
che non parlino del gioco e delle sue sentenze
altri giornali più o meno sudici
altri giornali più o meno vacui
per sentire comunque viva l'urgenza di
un rinnovato pudore.
La guerra, le guerre s'impongono alle lingue
lasciandole secche e scure e macchiate
le lingue mute le lingue fiorite
le lingue dei morti cantanti
le temo e le scanso
per non dovermi chiedere
un perchè che sa di fiele.


A.

A Bari, un ritorno qualsiasi


Sono a Bari, dopo tanti mesi.
Felice di ritrovare i miei fratelli e i miei genitori,
la casa in cui sono cresciuto,
le strade, i negozi rimasti uguali.
L'aria umida.
E la triste desolazione che divora questa città
quand'è estate e anche quando estate non è
partendo dalle mani e dai piedi
fino al petto.


Sono venuto da solo
per il caldo e per i costi,
un Firenze Bari in treno
costa più di un Italia Inghilterra in aereo,
paradossi dello spaziotempo moneta.


Laurina mi manca, stamani è stato strano svegliarsi
e non attendere il suo abbraccio mattutino..
Ma torno presto, già domani sera tornerò da lei
che ora è la mia famiglia.


A.

La guerra che verrà









non è la prima. Prima
ci sono state altre guerre.
Alla fine dell'ultima
c'erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Fra i vincitori
faceva la fame la povera gente ugualmente.

Bertolt Brecht
(1898 - 1956)

Un antipixel per Marta


Una bella notizia.
Il barista ha quasi tutte le idee in testa
per iniziare un nuovo romanzo.


Tante cose sono cambiate da Marta,
da quando iniziai a immaginarlo, a scriverlo;
e ora si volta letteralmente pagina.


Ma un'ultima innamorata esitazione.


Ho realizzato un antipixel,
chiunque abbia un blog o un sito web,
potrà sostenere la distribuzione gratuita
del mio romanzo.

Marta: il romanzo

Spero che molti dei cari amici del Bar vorranno sostenere quest'iniziativa.
Non mi resta che ringraziare e promettere che il nuovo romanzo
sarà leggibile a episodi durante la sua stessa lavorazione. Come? Dove?
Questa è un altra storia, la prossima storia.

A.


(foto di Lorz)

11


Ripensa all'intenzione
della generosa ceca
Buffon il portierone,
Zidane incorna e spreca.


Sopracciglio d'amatore
petto in fuori pulcinella
"Robba bona, dottore"
Cannava' la vit' è bella.


Dritto e solido nel piglio
canta mistico l'insulto
Materazzi cuor vermiglio
cadi in terra che io esulto.


Esaltato in ripartenza
per niente intimiditito
Grosso perde la pazienza
col tedesco appecorito.


Prima classe sulla fascia
nessun folle lo dirotta
della Juve non c'è traccia
sembra vero ma è Zambrotta.


Centromediano metodista
dalla palpebra offuscata,
ridai la palla a Pirlo!
e chi gliel'ha mai levata?


Pesta l'uva battezza il mosto
l'incursore ha trovato posto:
ma quando s'apre la cantina
Perrotta lo chiama la panchina.


Ringhio e l'Italia infiamma:
tarchiatello calabrese
di cui ogni donna è mamma,
genio, forza, in 15 riprese.


Simpatico come un ascesso
l'oriundo non beve l'espresso
poi neanche l'inno intona:
Camoranesi offre la sua chioma.


Il centravanti viola solo attende
poi cade, impreca e si riprende:
ruota la mano sul tetto del mondo
Toni segna sempre e ha il culo tondo.


Prode il recupero del dieci romano
soffre Campione e guarda lontano:
si gode il trionfo e raccoglie la gloria
Francesco il Magico, alla memoria.


A.

Mai perdere la testa



Grazie a http://www.czeta.it/
che ha reso scaricabile il file..

Perdete anche voi la testa
e guardate che succede..


Clicca qui


A.

Vittorie


L'Italia è Campione del Mondo.


Dopo una finale stentata, sofferta, tollerata
ci siamo ritrovati con la Coppa tra le mani e
da ieri niente è più lo stesso.


È stata una bella vittoria, una vittoria sincera,
di quelle grezze dove ci si siede bene
contro soprattutto quel velo sottile
e tuttora non completamente espugnato
che è la diffidenza.


Diffidenza per gli atleti partenti
con l'acqua alle caviglie
quando il gabinetto italico dimostrava
fastidiose otturazioni.


E diffidenza per un allenatore antipatico, presuntuoso,
irritante nelle sue sicurezze, una maschera da vincente
qualora esista questa istantanea prosopopea della vittoria.


Diffidenza, ancora, per chi è arrivato ai Mondiali stanco
per una lenta riconquista della condizione agonistica,
diffidenza questa incancrenita dalla consueta pretesa
di concludere le vite in poche pagine, in poche frasi, in miseri titoli.


Infine la Diffidenza più grande.
L'avevo vista vacillare solo un'altra volta,
la Diffidenza dei vicini di casa, dei colleghi di lavoro,
dei familiari acrilici, dei compagni velenosi,
degli eterni estranei, dei sordiemutieciechinonsoniente,
dei noncipossocredereeratantonunbravoragazzo,
dei ladri, degli avidi che costruiscono i ladri, dei derubati,
Diffidenza di strada, Diffidenza di piazza,
l'avevo vista vacillare un'altra volta, nel 2001.
Ora posso moltiplicare quella piazza miracolosa,
quel Circo Massimo in tripudio
per dieci, venti volte
e la forza del colpo inferto, ben assestato
riempie ancora una volta, ancora un giorno di speranza.


Abbiamo bisogno di questo, di sorrisi gratuiti e felicità condivisa,
abbiamo bisogno di ricevere regali e non dover far altro che gridare
l'incontenibile gioia e lo smisurato amore.
Abbiamo bisogno di festeggiare insieme, stare insieme,
distendere le rughe della fronte, togliere ombra agli sguardi.
Il Calcio può dove falliscono tanti discorsi, tanti profeti


e questa straordinaria vittoria senza celebrità schiaccianti
lascia il giusto spazio al riflesso:
la gente innamorata si specchia
negli schermi e freme a salutar se stessa.


È finito il Mondiale, siamo intontiti e mastichiamo
i ricordi che verranno. Qualcuno sente già
odore di passato, pensando ai giorni prossimi a venire.
Un consiglio. Aspetti. Aspetti un attimo.
Non ci vuol niente. È gratis. Non occorre un grande sforzo
per essere felici. Basta un pallone. E qualcuno che lo insegue.
Basta un pallone. Che ricordi. L'interezza del Mondo.


A.

Campioni del mondo! (La notte bella)


Quale canto s'è levato stanotte
che intesse
di cristallina eco del cuore
le stelle


Quale festa sorgiva
di cuore a nozze


Sono
stato
uno stagno di buio


Ora mordo
come un bambino la mammella
lo spazio


Ora sono ubriaco
d'universo


Devetachi, il 24 agosto 1916
G. Ungaretti

A.

Sulla lingua nuda (Prepartita)


Incisi con punta di diamante
tra i ricordi delle nostre vite
i nomi dei calciatori giunti
al limite della Storia
dettata dalla Vittoria.


Cosa accade nelle ore in cui si può
gridare ogni cosa
in cui persino l'odio non fa a meno dei sorrisi
cosa accade nelle ore in cui
la vicinanza dei volti ignoti
è un abbraccio possibile .


Si gioca tra poche ore la Partita
che accompagnerà gli uomini e il loro nome
di un sigillo o di un discreto rimpianto.
Trema la mano che su versa da bere
in gola si prepara il fuoco a stingersi
nell'urlo più appassionato.


E il terrore di perdere di provare
quell'assoluto sconforto
quando tutto finisce e non c'è
un capitolo solo dedicato alla fine
non c'è che la ricerca di spiegazioni
per la tristezza esigente più della gioia
nella scelta del suo abito da scena.


Saremo a guardare
e accompagneremo in tanti ogni singolo istante
con occhi affamati di rapimento e dimenticanza.
Sublime è non distinguersi
dagli altri non poter scindere la passione
nell'aria
bere a un unico ricolmo calice
champagne velenoso o spumante d'ambrosia
attende la lingua e i suoi nervi
nuda, chissà.


Forza Italia, forza Francesco Totti
alla conquista del Sogno Mondiale!!


A.

Lettera prima (della finale) dei Mondiali


Quando ho aperto questo bar, quasi un anno fa
non avrei mai immaginato di poter raccontare così tante cose.
Ci sono stati momenti scuri in cui la paura di non
farcela lasciavo spazio soprattutto alle domande
lenitive le domande
su cosa volevo fare, su cosa stavo facendo e perchè
lo stavo facendo.
Quelle stesse domande che in altri momenti sono madri
della paura, sono state virgole rassicuranti in un discorso
senza molti spazi
senza gli spazi sufficienti e necessari
perchè la vita pigramente si guardasse vivere
fino a dirsi.
Il mio bar
un docile strumento in pareti di parole
la metafora
che ha permesso libertà fresche
come frutti d'oro
ha accolto le durezze più piene degli interrogativi
per farne bende e medicamenti bianchi
su cui lasciare il nome di ogni generosa
visita la cifra la maschera migliore
di chi ha saputo o pur solo cercato
di ascoltare
consolare con una presenza attenta.


Sono sempre più convinto
di essere sulla strada
per diventare una buon uomo
di quelli dondolanti fra il ricordo caldo e la speranza fredda
il ricordo degli occhi socchiusi la speranza delle mani ferme
un buon uomo in un mondo buono ma stanco
perchè la bontà si stanca
dopo tanto tempo si stanca
di passeggiare con le sue trecce false
e si mostra scompigliata e bruna
come una coperta trascinata ma non per questo meno madre.


Tante le sincere difficoltà a comprendere
accogliere
i fluttuanti patimenti di un'aria così densa
da chiedere morsi e masticazione
fatica alle ossa e profonde ricerche della riporosa quiete
nell'ora del sole basso quando anche il dolore
subisce l'esitazione del tramonto.


In questa stanza, con queste luci
ho indossato abiti diversi distinti colori
modulato i miei gesti sulle richieste di ogni ispirazione
perchè fosse onesto o quanto meno dedicato
il mio servire ogni singolo tavolo imbandito
e meticolosa la costruzione di ogni offerta
chè il sapore si sentisse puro proprietario
della sua storia.


Questa è la notte.
Questa è la notte in cui l'uomo incontra il bambino
e gli dice di amare ogni singolo ingrediente
di questo pudico caffè
riconoscendovi l'unicità nel concepimento dell'insieme
sapendovi cogliere le essnze più integre e i confessati
scrigni di ogni animo titubante a darsi.


In questa piccola notte
serena la mente dichiara al cuore
di non belligerare
di sedersi discreta
di voler stare a guardare per
imparare tutto quello che
un cuore palpitante sa musicare.
In questa piccola notte
aggraziato il cuore
si confessa alla mente
investendo con vigore gli ultimi residui pallori
irrora il corpo di appassionato nutrimento
raccontando semplicemente la bellezza
e il desiderio.


Domani sarà bello servir loro una birra
e aspettare che lo spettacolo continui
con i cori e la sua fame
dispensi sottolineature brillanti
al fragore dell'uomo non solo.


Si accordi il pianeta alle debolezze dei suoi abitanti
e compia un giro perfetto
tagli l'universo in una parabola sicura
e si arresti poi
solo per i nostri occhi
almeno un attimo fermo
tra gli incroci delle stelle
si raccolga poi
la delusione degli dei in una costellazione danzante
per quel gesto ribelle al cielo
che senza minimo riguardo alle passate morti
attenta ancora al calore del Sole
e vince.


Io ci sono e sto bene
ora andrò a dormire
e sognerò se sognerò.


Buonanotte.


A.

Una canzone per Bobby Long


Un film fatto di vero Cinema,
mano discreta, ritmo disteso,
sceneggiatura scritta con dovizia e sensibilità,
poi le parole, tante non troppe,
la musica, costante,
e i visi stanchi, invecchiati
precocemente per l'arsura
dei cuori.


Interpretato molto bene, soprattutto da Scarlett Johansson.
Una vera diva degna della Hollywood vecchi tempi:
mai sopra le righe (come ogni tanto Travolta),
sempre elegante e allusoria, capace di caratterizzare con poche sfumature
dove sue illustri colleghe necessitano di accetta o sega elettrica.
Un talento straordinario.
L'ambientazione riesce a essere un personaggio a sè
e molti di quei posti in Lousiana ora non ci sono più.
I vari caratteristi si alternano regalando maschere mai casuali.


Ma il cuore di questo film è nelle sue parole,
da ascoltare ambrate come un whisky
puro e robusto:
buttandole giù e assaporandone quel che rimane in bocca.
fuoco. O solo un ricordo.


Regista all'esordio, e che esordio, Shainee Gabel,
anche sceneggiatrice e si vede.
Quello che manca al nostro cinema è proprio questo:
una penna e una lente,
poco più.


La grande colonna sonora in serata su Radio Bar.


A.

Estate, Firenze 2006 - Bari 1992


Che caldo.
Polvere incollata alla pelle
tutto si muove
in un immensa bolla di rimpianto
per i giorni poco apprezzati dei passi svelti.


Provo la prima punizione.
La mattina qui al campo è impossibile
un altro gioco.
Il sole
è una margherita
che strappa gli occhi
e brucia nel naso
mentre calcio dall'angolo di sinistra
dell'aria di rigore.
Da questa posizione un destro può calciare
a rientrare, forte, come la prima parola
che impari, precisa;
di esterno, invece, si crea una sottile
linea dall'errore verso la perfezione.
Tiro la botta, cerco l'esterno.
Sentono il peso dei muscoli
verticali sulla terra
fissi i lampioni
tengono su un tendone in fiamme.
Nessuno guarda più i pagliacci
gli animali sono in fuga.
La seconda punizione è spostata
quarantacinque gradi
verso l'interno.
Difficile non è inquadrare lo specchio della porta
quanto riuscire a evitare l'intuizione del portiere.
Fermo, senza una barriera,
attende che io parta,
ritardo la rincorsa
per guardarlo bene: stringe l'occhio destro
contro la luce
come uno straccio, appuntato al muro di gesso,
tutto il viso segue la forma
della tensione.
La mia rincorsa non è lunga,
calcerò come
nel primo tiro, piazzarla no,
è un'arancio senza polpa.
Fuggono le nuvole
quando sembrano vicine
gatti ipocriti e
colombi violacei
puntellano lo sfondo:
un pentagramma scalzo
che rammenda futili motivi.
La centrale è semplice, come un rigore,
il pallone fermo si compiace di essere
sulla perpendicolare della rete
vanesio svela le sue toppe strappate
frivolo vezzo di rivincita
privo di ombra alcuna.
lo spazio alla destra e alla sinistra
del portiere
si godono lo spettacolo
del tiro soccato senza indugio
interrompendo la briscola.
Passano i bus, gialli
ma non maturi:
qualcuno insegue
inutilmente la scia dei limoni
sperando in giardini di menta frescura
rimane qualcun altro a guardare
ansioso di riconoscere
il proprio nome
in un nome qualunque
immerso nell'aria.
Le ultime due punizioni.
Le due più difficili per un destro:
ancora d'esterno
una dopo l'altra
ultime disperate pennellate
dell'affresco meridiano
di fretta di corsa per non bruciare.
Uguali e inutilmente distanti
di qualche metro.
Non alzerò la palla più di tanto:
rasoterra bugiardi e
un sibilo dolce,
per due volte
l'illusione del vento.


Vinsi un ghiacciolo,
cinque reti su cinque.
Il portiere sudato sorrise,
è pagò senza parlare.
Neanche io ero in grado di far altro
dopo tanto patire.


A.

La mia prima volta (in Podcast Radio!)


Il barista ieri sera ha partecipato con grande gioia a PodcastRoma!

Era la mia prima volta radiofonica e devo dire che è stata un'esperienza piacevolissima!
C'era un po' di emozione e timidezza, ma poi tutto è filato via benissimo
grazie a Massimo Lanzi e Giuseppe Leanza che m'han fatto sentire a casa.


Miracoli della rete! Una chiacchierata interessante con due altri tifosi della Roma.
Penso che qualche anno fa, quando vivevo a Bari e tifavo in risicata compagnia i colori giallorossi,
una cosa del genere me la sognavo.


Da piccolo, ai primi viaggi lontano dal mezzogiorno natìo,
appena incontravo un romano m'emozionavo e cercavo subito di capire
se era tifoso della Roma o della Lazio per farci amicizia.


Ci si realizza in tanti modi, ma anche il tifo evidentemente ha una sua carriera.. e ieri sera mi son sentito davvero un giallorosso DOC!

Ancora grazie a Massimo per avermi invitato!! Alla prossima.. puntata!!

A.

Monoral, visioni nella mia testa



Un'interessante proposta dall'estremo Oriente nipponico.


Ho scoperto i Monoral grazie ai titoli di testa di Ergo Proxy,
poi siccome non mi piace perdere le buone occasioni
ho cercato di approfondire.


Ed ecco che dalle spalle dell'amato asinello
caddero piccole perle opache:
semplici e piacevoli sfere del JPOP,
i Monoral custodiscono nelle loro rassicuranti melodie
energia e convinzione,
un percorso non di recente inizio
in costante oscillazione tra l'indie post rock
e i compromessi di basso profilo.
Forse non ancora maturi, cresceranno ancora.


Peccato per il video, non è un granchè.


Il loro sito ufficiale con possibilità di ascolto free.


Buon ascolto, felice visione, al Bar dello sport.


A.

Supplementari (Italiagermaniadueazero)


E' entrato avanzando lento, ha cercato qualcosa nelle tasche
a pochi passi dal banco
senza mai alzare lo sguardo
trascinava i piedi
come se il bar fosse pieno di neve.


Guardavo la partita, un intervallo non previsto,
o forse sì
ma così abituato ai caffè
dovrei saperlo,
si può tornare più volte, durante il giorno.


Arrivato al banco, con un rapido cenno,
mi ha indicato una bottiglia di vino già aperta,
la tenevo per me, questa sera,
non aspettavo nessuno.


Quando la sera non è ancora sera
nonostante l'ora e il buio
versare il vino è un atto quasi religioso
che può riempire il cielo e dare
congedo al giorno.


Non beveva, guardava con me la partita
e al momento della fuga del centravanti
scoprii il suo cuore timido
sotto una pietra un formicaio
tremava di emozione
come il mio appena lontano.


Alla traversa del calciatore
mi accorsi che aveva da qualche momento
ripreso a cercare nelle tasche
con nervosismo bruno
lo stesso che lo aveva allontanato dal banco
qualche secondo.


Ero in piedi da troppe ore, non ho
uno sgabello dietro il banco, intralcia il più delle volte
e poi non mi negherai mai
il mare ruvido del pavimento brontolante
bacia e saluta la riva dei riflessi
mentre le luci fanno schiuma delle ombre.


Passato dall'altra parte,
seduto su uno sgabello
accanto a lui
ancora impegnato in una esplorazione
a questo punto sfinente
non potevo non esser tentato da quella scena
che mi rubava ai pupi e alle donzelle.


Si era fermato, di colpo
stringendo il pugno
dietro il tessuto verde della sua giacca
una giacca con troppe tasche
vuote
non dice quasi mai la verità.


Portò la mano al viso
continuando a stringere così forte
da imbiancarsi i nervi del palmo
anche le labbra,
ora protese in avanti
tendevano allo scrigno ossuto
come la strega porgendo la mela avvelenata
sognava un'infinita bellezza.


Erano stati pugni duri,
e con difficoltà nei placai la furia
sudato mi guardava e tutto il bar respirava con lui
spostando il soffitto tra le stelle e il cuore rosso
della terra.


Non attese oltre,
mi ero sbagliato
la partita non gli interessava,
raccolsi la foto di una bambino e una donna
come pane fresco disposti in un cesto
di crini sottili
non era che una piuma sfinita
o una lacrima bruciata
la buccia di una mela avizzita
dal mio silenzio idiota.


Poi il calciatore segnò due gol.
Felice.


A.

Non (ti amo) sento






Il barista oggi stupisce e ai suoi tavoli serve
niente meno che un cortometraggio da lui diretto
qualche anno fa.

Quando per il barista far video non era ancora una professione
ma poteva ancora essere una passione.

Chiede scusa per la qualità della compressione video,
ha fatto il possibile.


Nient'altro serve,
se non ringraziarvi per ogni visione
e se vorrete per ogni commento.


A.

Dolci le udite melodie, più dolci

Tanti auguri a Gianluca e Gabriele
entrambi nel mio cuore.

Dolci le udite melodie, più dolci
le non udite; dunque voi, soavi
flauti, all'orecchio no, più care all'anima
sonate melodie prive di suono.
Bel ragazzo, cessare tu non puoi
sotto gli alberi il canto, né quegli alberi
essere nudi; audace amante, mai
tu puoi baciare benché quasi a mèta;
pur non ti dolga, ella non può sfiorire
benché tu gioia non ne colga, sempre
tu l'amerai ed ella sarà bella.


Keats

A.

Il Pessotto indicibile (Del ma e del perché)


L'Italia ha vinto, viva l'Italia.
Ho gioito e gioisco, niente da dire,
si poteva vincere ed è stata
una discreta partita vinta.
Ma.

Sono troppo innamorato
dei miei ma.
Penserà qualcuno.
Ma come io non.
Ma come aspetta un attimo.
Ma come no, forse no.
Dall'inizio alla fine
di Italiaucrainatreazeroevviva
ogni singolo giornalista sbrodolava
parole incitanti alla lotta per la vita
del povero Pessotto
che quest'oggi, son felice per lui,
e sono felice sul serio,
ha riaperto gli occhi.
Ma.
Sono due lettere assai diverse,
la rima è stentata, timida, eppure
la pronunciamo presto per dire 'mamma'
e ancor prima per capire 'mio'.
Una consonante da prima Repubblica
in sostanza.

Quanto mi ha infastidito,
quanto mi ha stancato,
quell'occhio falsamente accordato
sulle note basse,
quel profilo obliquo
per un gioco di ottiche distorte,
l'accento sommesso della voce
singhiozzante godimento,
l'inutile invocazione al dolore sopraffatto
dal lattice, dalla colla, dalla panna,
ogni pennivendolo connesso,
ogni disseminatore d'inchiostro
ogni volto televisivo in salsa rosa
rimpinguava le sue gote del boccone più lauto:
il dramma umano.
La seconda invece è aperta, sboccata, rissosa,
minacciosa, immediata, sincera,
è la lettera del pianto e del piacere
è la vocale della fede e del giudizio.
Tipica sinistra postsessantottina
depressa e infelice, la A maestrina,
la A tradita.
Io ho parlato con mio fratello,
un ragazzo di tredici anni
per niente stupido,
e dopo poche ore già raccontava
le liti in famiglia, il rosario appiccicato
alle dita, o finanche ancora roteante
come una girandola,
schiantato sopra un cofano
quel poveraccio ha detto più di sè al mondo
che in tanti anni di onesta carriera.
Perchè.
Dopo il ma,
la tentazione del perchè.
E il perchè è uno spogliarello
la cane nuda e vera
e pagata perchè sia nuda,
perchè sia vera carne e basta.
Illusione, dubbio,
illusione, risposta.
Flebile è l'esistenza.
E l'assenza di pudore sconfortante.
Il piacere di mostrarsi tristi quasi seducente.
Cordoglio d'annata, cordoglio chic, cordoglio al peso.
Se comprendo il gesto dei colleghi e compagni,
la loro bandiera a fine partita,
se posso riuscire persino ad apprezzare l'amicizia
così orgogliosa e urlata, sperante chissà sia vero
che la scatoletta magica amplifichi tutto
e arrivi anche alla luna,
(qualcuno l'ha visto, è vero, lì dentro
è possibile la luna sotto i piedi)
il resto no.
Ma. Perchè.
Ma e perchè.
Quanto è stridente e feroce
trovarli insieme,
come le nuvole di giugno
promettono la pioggia e poi van via
l'asciando l'afa e le ombre
tutte intorno.
Ma perchè non posso scegliere,
non posso scegliergli di amarli
anche io
gli aedi del nostro misero tempo,
i cantori del fato spennato
e dell'idolino di piombo,
ma perchè non posso scegliere
di amarli
ed ignorare quanto io ignori
la vita d'un calciatore
delicatamente incerta oltre il campo di gioco
come la vita di ogni ricoverato grave
magari senza cognome e telecamere
senza famiglia e senza preghiere.
Senza una girandola, neanche.


Dolore e silenzio
di occhi aperti
e poi richiusi.


Non visti.



Non raccontati.
Per questo graziati, forse,
dalla foga dei maiali affamati.
A.
Foto tratta da The Daily Drink