diciannoveluglio (23:59)


diciannoveluglioduemilasei
Libano: trecentomorti, milleferiti, cinquecentomilaprofughi


Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
-t'ho visto- dentro il carro di fuoco, alle forche,


diciannoveluglioduemilasei
Israele: unrazzo, duebambini, tremorti


alle ruote di tortura. T'ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero,


diciannovelugliomillenovecentonovantadue
Italia: unmagistrato, cinqueagenti, unastragedimafia


gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all'altro fratello:
"Andiamo ai campi". E quell'eco fredda, tenace,


diciannoveluglioduemilasei

Olanda: unpartito, dodiciannipiccoli, milleiscritti


è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,


diciannoveluglioduemilasei

Giava: settevirgolasettegradi, cinquecentoventicinquemorti


gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.



Versi di Salvatore Quasimodo, Uomo del mio tempo


A.

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