Il Pessotto indicibile (Del ma e del perché)


L'Italia ha vinto, viva l'Italia.
Ho gioito e gioisco, niente da dire,
si poteva vincere ed è stata
una discreta partita vinta.
Ma.

Sono troppo innamorato
dei miei ma.
Penserà qualcuno.
Ma come io non.
Ma come aspetta un attimo.
Ma come no, forse no.
Dall'inizio alla fine
di Italiaucrainatreazeroevviva
ogni singolo giornalista sbrodolava
parole incitanti alla lotta per la vita
del povero Pessotto
che quest'oggi, son felice per lui,
e sono felice sul serio,
ha riaperto gli occhi.
Ma.
Sono due lettere assai diverse,
la rima è stentata, timida, eppure
la pronunciamo presto per dire 'mamma'
e ancor prima per capire 'mio'.
Una consonante da prima Repubblica
in sostanza.

Quanto mi ha infastidito,
quanto mi ha stancato,
quell'occhio falsamente accordato
sulle note basse,
quel profilo obliquo
per un gioco di ottiche distorte,
l'accento sommesso della voce
singhiozzante godimento,
l'inutile invocazione al dolore sopraffatto
dal lattice, dalla colla, dalla panna,
ogni pennivendolo connesso,
ogni disseminatore d'inchiostro
ogni volto televisivo in salsa rosa
rimpinguava le sue gote del boccone più lauto:
il dramma umano.
La seconda invece è aperta, sboccata, rissosa,
minacciosa, immediata, sincera,
è la lettera del pianto e del piacere
è la vocale della fede e del giudizio.
Tipica sinistra postsessantottina
depressa e infelice, la A maestrina,
la A tradita.
Io ho parlato con mio fratello,
un ragazzo di tredici anni
per niente stupido,
e dopo poche ore già raccontava
le liti in famiglia, il rosario appiccicato
alle dita, o finanche ancora roteante
come una girandola,
schiantato sopra un cofano
quel poveraccio ha detto più di sè al mondo
che in tanti anni di onesta carriera.
Perchè.
Dopo il ma,
la tentazione del perchè.
E il perchè è uno spogliarello
la cane nuda e vera
e pagata perchè sia nuda,
perchè sia vera carne e basta.
Illusione, dubbio,
illusione, risposta.
Flebile è l'esistenza.
E l'assenza di pudore sconfortante.
Il piacere di mostrarsi tristi quasi seducente.
Cordoglio d'annata, cordoglio chic, cordoglio al peso.
Se comprendo il gesto dei colleghi e compagni,
la loro bandiera a fine partita,
se posso riuscire persino ad apprezzare l'amicizia
così orgogliosa e urlata, sperante chissà sia vero
che la scatoletta magica amplifichi tutto
e arrivi anche alla luna,
(qualcuno l'ha visto, è vero, lì dentro
è possibile la luna sotto i piedi)
il resto no.
Ma. Perchè.
Ma e perchè.
Quanto è stridente e feroce
trovarli insieme,
come le nuvole di giugno
promettono la pioggia e poi van via
l'asciando l'afa e le ombre
tutte intorno.
Ma perchè non posso scegliere,
non posso scegliergli di amarli
anche io
gli aedi del nostro misero tempo,
i cantori del fato spennato
e dell'idolino di piombo,
ma perchè non posso scegliere
di amarli
ed ignorare quanto io ignori
la vita d'un calciatore
delicatamente incerta oltre il campo di gioco
come la vita di ogni ricoverato grave
magari senza cognome e telecamere
senza famiglia e senza preghiere.
Senza una girandola, neanche.


Dolore e silenzio
di occhi aperti
e poi richiusi.


Non visti.



Non raccontati.
Per questo graziati, forse,
dalla foga dei maiali affamati.
A.
Foto tratta da The Daily Drink

2 commenti:

Nu e Marianna ha detto...

Certo sarebbe bello se potesse leggerlo, ad ogni modo è triste che si parli tanto di uomo quasi come non lo fosse...

Rosario ha detto...

Grande barista...hai descritto anche molte delle mie sensazioni.
A presto!