Nascondino


Aspettiamo le sentenze.
Con le dita scure, macchiate di inchiostro,
aspettiamo che qualcosa ci salvi dalle notizie di guerra,
dai delitti estivie dall'ennesima vergognosa piroetta politica.
E pensare che il panem et circensis era pensato
per distrarre, ammansire, governare.


Ora siamo noi, noi priv(at)i di potere
e sbeffeggiati dalla rappresentanza
a invocare una notizia che dia da poter parlare
in metafora e senza sangue
della condizione ignominiosa in cui versa la morale italica.


Sembra incredibile, ma è soltanto estate:
quando la calura distrae dagli uragani lasciandoli soli e silenziosi,
quando un delitto attanaglia più di centinaia di morti in cronaca
e quando il cambio di casacca innamora migliaia di tifosi speranzosi.


Eppure quest'anno le figurine e la loro poesia appiccicosa
non bastano.
Quest'anno per distrarci da un mondo impressionante
abbiamo implorato una battaglia vera, sensazionale, senza precedenti.
Lealtà, regole, giù le maschere.


Giocare a nascondino in una stanza vuota è sì impossibile: quindi.
Invochiamo carcasse di bue, o soltanto divani sfatti. Qualcosa,
qualcosa per poterci coprire e giocare sapendo di poter
persino vincere.
Qualcosa di abbastanza grande per poter provare a scomparire,
per sentire fremere le gambe correre e gridare.
Liberi tutti.


No. Io non voglio questo. Non voglio vincere a nascondino.
Per liberare tutti. Voglio che il gioco si fermi e ci si guardi in faccia.
Per capire se è divertente. Se ne vale la pena. E se chi fa la conta
è convinto di poterlo fare, che sia giusto farlo.


Intanto la luce invade la stanza e mi guardo intorno e siamo grandi
enormi, eccedenti qualsiasi nascondiglio.
E se la luce cresce ancora e ancora cresce
neanche questo processo e le sue sentenze
riusciranno a distrarre abbastanza.


Perchè non c'è che l'uomo infine, l'uomo e la sua coscienza.
Si può scegliere di sopravvivere senza dir nulla:
allora anche il gioco e la fuga
s'arrischieranno al buio
dove non c'è riparo ma soltanto voglia di dormire


senza sognare più.


A.


(foto tratta da Trasparente)

2 commenti:

Rosario ha detto...

Ciao barista!!Le sentenze sono arrivate...Io ho fatto un post. Sinceramente credo che la giustizia sportiva sia del tutto inadeguata. Un saluto!

Anonimo ha detto...

Ciao barista. Ti capisco e voglio condividere con te questo momento. Alla fine forse aveva ragione Moggi (anche a me viene da vomitare a nominare certe persone) quando diceva che senza di lui il calcio non sarebbe stato migliore. A nessuno interessa dei valori che certi eventi trasmettono ai giovani: aggregazione, fede calcistica, cosa vuol dire gioco di squadra, lottare insieme per un obiettivo comune, saper riconoscere la prorpia e l'altrui forza, rispettarsi e rispettare. Tutto questo non interessa nulla. Valgono solo il soldo e il potere: i diritti televisivi, la politica.
Ti dico però che c'è qualcosa che si può fare perchè anche noi abbiamo bisogno di credere ancora nell'espressione del Buono e del Vero: io ho voglia di andare a rivedere quelle partite che per giocarle occorreva pagare, che per finirle occorreva qualquno che dcesse, chi segna questo ha vinto. Forse quelle partitelle (con noi che giocavamo) non ci sono più. Ma quelle dei nostri figli devono (e lo sottolineo: devono) riprendere a vivere.
Vito Fulco