Vittorie


L'Italia è Campione del Mondo.


Dopo una finale stentata, sofferta, tollerata
ci siamo ritrovati con la Coppa tra le mani e
da ieri niente è più lo stesso.


È stata una bella vittoria, una vittoria sincera,
di quelle grezze dove ci si siede bene
contro soprattutto quel velo sottile
e tuttora non completamente espugnato
che è la diffidenza.


Diffidenza per gli atleti partenti
con l'acqua alle caviglie
quando il gabinetto italico dimostrava
fastidiose otturazioni.


E diffidenza per un allenatore antipatico, presuntuoso,
irritante nelle sue sicurezze, una maschera da vincente
qualora esista questa istantanea prosopopea della vittoria.


Diffidenza, ancora, per chi è arrivato ai Mondiali stanco
per una lenta riconquista della condizione agonistica,
diffidenza questa incancrenita dalla consueta pretesa
di concludere le vite in poche pagine, in poche frasi, in miseri titoli.


Infine la Diffidenza più grande.
L'avevo vista vacillare solo un'altra volta,
la Diffidenza dei vicini di casa, dei colleghi di lavoro,
dei familiari acrilici, dei compagni velenosi,
degli eterni estranei, dei sordiemutieciechinonsoniente,
dei noncipossocredereeratantonunbravoragazzo,
dei ladri, degli avidi che costruiscono i ladri, dei derubati,
Diffidenza di strada, Diffidenza di piazza,
l'avevo vista vacillare un'altra volta, nel 2001.
Ora posso moltiplicare quella piazza miracolosa,
quel Circo Massimo in tripudio
per dieci, venti volte
e la forza del colpo inferto, ben assestato
riempie ancora una volta, ancora un giorno di speranza.


Abbiamo bisogno di questo, di sorrisi gratuiti e felicità condivisa,
abbiamo bisogno di ricevere regali e non dover far altro che gridare
l'incontenibile gioia e lo smisurato amore.
Abbiamo bisogno di festeggiare insieme, stare insieme,
distendere le rughe della fronte, togliere ombra agli sguardi.
Il Calcio può dove falliscono tanti discorsi, tanti profeti


e questa straordinaria vittoria senza celebrità schiaccianti
lascia il giusto spazio al riflesso:
la gente innamorata si specchia
negli schermi e freme a salutar se stessa.


È finito il Mondiale, siamo intontiti e mastichiamo
i ricordi che verranno. Qualcuno sente già
odore di passato, pensando ai giorni prossimi a venire.
Un consiglio. Aspetti. Aspetti un attimo.
Non ci vuol niente. È gratis. Non occorre un grande sforzo
per essere felici. Basta un pallone. E qualcuno che lo insegue.
Basta un pallone. Che ricordi. L'interezza del Mondo.


A.

1 commento:

Rosario ha detto...

Grandi, grandissimi. Hai pienamente ragione: aspettiamo un attimo, non voltiamo subito pagina. Godiamo, godiamoci questa gioia meritata ed attesa per 24 anni.
La felicità è un attimo e può passare anche attraverso undici metri di prato verde.
Un caro saluto!