Pendolare


Viaggio in treno, adesso. Un vero pendolare.
Da piccolo immaginavo i pendolari come persone tutte uguali,
per lo più blu e grigie ferme ad aspettare una vicina all'altra.
Stessa faccia per tutti.
Se un pendolare si scostava dagli altri il suo viso tornava a distinguersi
ma nell'adesione al gruppo dei lavoratori viaggianti ogni tratto distintivo
risultava impercepibile.




La mattina presto, andando in stazione, incontro sempre un signore,
un signore diverso. Ma sempre un signore per postura, età, passo solido
e capelli stinti. Li chiamavo signori da bambino quelli così.
Dicevo. Sempre un signore diverso però: la statura, il naso, la lunghezza delle braccia.
Gli occhi e la corporatura. Diversi. Tutti i giorni.
In un medesimo punto della strada tra la mia casa e la stazione,
un signore diverso che porta la stessa valigetta.
È una valigetta scura, non ha chiusure, sembrerebbe quasi una borsa
per lo spessore sottile, ma è una valigetta, ne sono sicuro: lo ribadisce il suo essere
perpendicolare alla terra, le valigette sono così.



E quando al mattino mi sveglio e penso al giorno dinanzi
scopro la bellezza della lontananza tra i punti:
poter smettere qualche ora di fare
quel che al sonno si ruba
e alla pace si nega.


A.


(foto tratta dal sempre nobile The Daily Drink)

Assenza giustificata


powered by ODEO


Iniziano i lavori di RadioLupocattivo.. e senza di me.. sigh..
Ho perso la prima trasmissione sulla Magica..
..e pensare che avevo tante cose da dire (e quando mai!).


E devo procedere con la trasmissione del Bar!


Inutile dire che il barista non c'è solo per cause di forza maggiore.
Le stesse cause che lo portano a trscurare un po' il baretto..
Fastweb.. SVEGLIATI!


Continuo ad aver fiducia in questo operatore ma la pazienza si sta esaurendo..
Non vorrei dover rimpiangere Telecom. No, non vorrei proprio.


A.

L'attesa


Vicino all’entrata la proboscide del tetto
biascicava petulanti consigli.
A guardar bene
il marciapiedi
sulle narici della collina grigia
presentava un chiaro riflesso del sereno.
Di lì a poco la quiete del cielo.


Lucide giacenze piovose
le circondavano
i passi;
scostanti, le calze nere.


Fino alla soglia del Bar.
Poi rivolse il roseo petto alla strada
senza rinunciare ad allineare le scarpe bianche
l’una vicino all’altra.


Il soprabito blu
sapeva come confondersi nei pensieri dei passanti
senza lasciare commento, dubbio o ricordo.
Sarebbero state ore e non
lo immaginavo.


Per quella sagoma solida e definita
il temporale del primo mattino
scorse via nel ballo vivace del giorno
per poi sedarsi stanco
nelle ore della sera.


La scorsi muoversi di poco
pochissimo
solo al punto più alto del sole
per quel momento soltanto
sembrò temere il peso
della luminosa prepotenza in essere.


Non altro indugio non altra debolezza.


Quando chiusi il Bar le chiesi,
senza che il tono tradisse imbarazzo,
le chiesi di spostarsi.
Non le costò molto
non era quel pezzo di strada
quel rettangolo perfetto di cemento
a imprioginarle la forma.


Mi accorsi di una mano sul polso
a coprire la delusione delle ore.
Avrei voluto chiederle di porgermene il palmo
per leggervi il destino.
E confidarle leggero il passo
Di quella giornata in attesa.


A.

Ossigeno



Ritratto di famiglia


A.

(immagine da Exploding dog, come sempre!)

A riveder le stelle


Siamo oramai ai nastri di partenza.


Al Bar dello sport diventerà una trasmissione radiofonica
ospite del palinsesto della nascente (Web)RadioLupocattivo.


Le registrazioni di RadioLupocattivo saranno distribuite tramite Podcast
all'interno del portale Lupocattivo.net e tratteranno non solo, ma soprattutto,
la passione per i colori sangueoro nella voce del Direttore Massimo Lanzi.


Al Bar dello sport, in questo stimolante contesto,
sarà uno spazio destinato a trattare e approfondire
Scrittura, Musica, Cinema
anche grazie alla partecipazione di ospiti e tifosi.


Voci straordinarie come tutte le voci
che desiderano
rallentare
finanche fermarsi
per farsi ascoltare.


Il barista è convinto che questa sia un'iniziativa importante:
perchè la passione calcistica non è una maschera, ma un angolo di cuore.
E se il cuore lo dividi, ne tagli via un pezzo, lo ammazzi.


Non solo il tifo fa fremere,
impazzire
per un angolo di cuore.


Grazie a RadioLupocattivo
il barista cercherà di scoprire, continuerà a cercare
le parole della passione, della paura, della saggezza,
le melodie del furore e della quiete,
il pianto, il riso, il sogno delle immagini in movimento.


Non sarà facile, soprattutto all'inizio ci sarà forse impaccio
e timidezza. Ma molti lettori del Bar sanno quanto il pudore
sia sì prezioso e non arresti mai il desiderio e la coscienza di dire.


Al Bar dello sport avrà una cadenza settimanale
e durerà presumibilmente
intorno ai trenta minuti proponendo le rubriche che
il barista ha provato a immaginare.


*Scritti

Cercheremo di invitare aspiranti scrittori e, perchè no, anche scrittori affermati
per chiedergli di raccontare cosa accade nella loro testa dinanzi a un foglio bianco.


*Letture
Ci confronteremo sui volumi letti ma anche sulle forme della lettura:
romanzi, poesie, fumetti.


*Ascolti
Accoglieremo segnalazioni di artisti emergenti proponendo anche
brani all'ascolto; poi recensioni e commenti agli eventi live.


*Visioni
Condivideremo le esperienze cinematografiche provando anche
combinare visioni collettive cui far seguire dibattiti e valutazioni.


Evidentemente c'è tanto da fare, tanto da dire
e ogni puntata non potrà toccare tutti gli argomenti proposti.
O nessuno. Perchè potranno sorgere
dalla storia che ognuno di noi vive e tenta di capire
imprescindibili spunti di riflessione sul sociale.
La disponibilità degli ospiti, l'attualità, il solo piacere di farlo
suggeriranno dove posare gli occhi.
Con la libertà e la voglia di esserci
che contraddistingue tutto il palinsesto di RadioLupocattivo.


Sarà una bella avventura ne sono sicuro.
A presto.


A riveder le stelle.


A.

Orme


Faceva molto caldo.
Pochi giorni fa, prima del cielo argento,
di quell'argento grattato sulle unghie e senza
alcuna vincita il cielo.


Pochi giorni fa il caldo: una lingua
indomita dai piedi al collo
all'attaccatura dei capelli sentire pulsare
e non sapere se il ritmo risponde
all'esigenze delle coppie danzanti.


Mi tolsi le scarpe.


Nessuno deve guardarmi i piedi.
Dietro il bancone pensai.
Mezzelune storpie
mal contenute in bisaccia da pescatore
i miei piedi.


Posai il destro sul pavimento
liso da giorni ma che importa
e sentii un refrigerio sano
generoso
fino a stendere
le palpebre
a sollevarle.


Aperti gli occhi.


L'altro.
Bellissimo.
Non pensavo di poter vedere così
non pensavo di vedere così poco.


Un passo solo, qui è già sopito,
il fresco.


Potevo camminare per tutto il Bar
centimetri e centimetri di mattonelle
compiacenti e compiaciute.
Nessuno.
Doveva vedermi.
E avrei continuato a vedere così.
Così una persiana divelta nella mia faccia
un saloon colmo di rumori voci colori
e carne. Il mondo un pistolero bruno
senza voglia di uccidere silenzioso
dinanzi il mondo e io
una persiana divelta nella mia faccia.


Qualcuno. Qualcuno dietro i vetri.
Stanno arrivando dei clienti.


Non avevo ancora oltrepassato la fine del bancone.
Mi bastò comunque servirli così scalzo protetto dal legno.


Un ombrellino di carta, certo, un ombrellino di carta per decorarle il bicchiere.
A lei. Se lo merita. Con quel cappello. Deve essere coraggiosa.
Un ombrellino di carta è il minimo. No.


Cadde lento e senza profumo.


Mi sorpresero allora
le orme che avevo lasciato
sul pavimento. Impresse
orme panciute gustose.


Tornai a raccogliere
l'ombrellino di carta
ma
non c'era più.


A.


(particolare foto da
Portale Fotografico)

Il nome ad un albero



Hai dato il mio nome ad un albero? Non è poco
pure non mi rassegno a restar ombra, o tronco
di un abbandono nel suburbio. Io il tuo
l'ho dato a un fiume, a un lungo incendio, al crudo
gioco della mia sorte, alla fiducia
sovrumana con cui parlasti al rospo
uscito dalla fogna, senza orrore o pietà
o tripudio, al respiro di quel forte
e morbido tuo labbro che riesce,
nominando, a creare; rospo fiore erba scoglio -
quercia pronta a spiegarsi su di noi
quando la pioggia spollina i carnosi
petali del trifoglio e il fuoco cresce.


Eugenio Montale, da La bufera

A.

Quanto costa un Pizarro


Un Pizarro costa tanto.


Nervi e sproloqui,
credibilità e convenienza.


Pizarro tecnicamente darà tantissimo alla Roma, ne sono convinto.
Non so chi meglio di lui sul mercato per il nostro gioco.
Ma.

Tifosi della Roma così stressati da non poter credere mai a quel che ascoltano.
Tifosi appannati dal desiderio di
avere quel che gli manca: vittorie e purtroppo, troppo spesso, vittorie politiche.


Questa estate e Pizarro
ci stanno costando troppo care.
Se pensiamo che siamo solo noi
e l'Inter (mah) a non aver nulla di cui vergognarci.
Io ho sottoscritto il Roma Channel e son qui nonostante ora sia a Udine dalla mia nipotina
a parlare di Roma e per la Roma.
Per i niziare a pensare che bisogna partire
proprio dal nostro quasi morboso fremere
per i colori giallorossi sempre e comunque.


Insisterò fino a che potrò farlo.
Siamo diversi dagli altri.
E Pizarro non dovrebbe costarci così tanto.
Averlo, non averlo. Poco dovrebbe compromettere i toni di una passione
comunque sempre privilegiata da quel che non si può dire.


Pizarro con Francesco e gli altri saprà probabilmente infiammare
il campo di calcio, qualcun altro arriverà e insieme agli altri proverà a farsi dire. Bravo.
Da noi. Che si vinca o che si perda. Perchè noi sappiamo farlo.
Evitiamo altri Perrotta, altri Mexes
dati per finiti prima di aver cominciato.
Fiducia a tutti i nuovi e nuova fiducia a quelli rimasti.
Il gruppo si deve fare e mantenere unito.
E che sia un gruppo di 70000 tifosi.
Non uno di meno.


A.


p.s.
Ci tengo a sottolineare quanto io comprenda il dissenso di molti tifosi nei confronti dell'attuale dirigenza. Incapace a mio parere quanto meno di comunicare persino quella buona volontà che non basta.
Credo che poluiticamente contiamo poco.
Ma è difficile contare qualcosa quando Matarrese striscia lasciando bava urticante controla recente memoria. E allora, permettetemi di dire: meglio così.

Lettera al tifoso calciomercante


Questa estate sta appannando come non mai l'entusiasmo di noi tifosi
ed è triste non essere esenti da quella malattia che ormai ammala tutto il Pallone nostrano.


Niente, sembra non ci siano speranze.
Questo calcio avvelena e annoia. Si parla solo di soldi, frustrati, giocando coi miliardi. e forse non è davvero il tempo per cedere. Al vizio. Di essere sempre come gli altri.


Quelli che scelgono di comprarsi tutto per vincere, chi lecitamente e chi non.
Quelli che si nascondono dietro una falsa propensione al sacrificio per la bandiera e dilapidano capitali spropositati. Anche in cambio di un titolo rosa.
O di una poltrona. O semplicemente del Potere essere adulati, amati, osannati. Comprare la Storia. Si può? ci piace?
Continuo a dirvi. No, non siamo così anche noi.Noi amiamo la Roma non per l'Impero (!) e non perchè è la Capitale (!).
Non soltanto quanto meno, non tutti son sicuro. Non io.


Amiamo la Roma perchè ha saputo sempre alimentare un tifo di passione, opposizione alle facce sporche, amore senza interesse, amore bambino.
Amore senza perchè, perchè nessun perchè esaurisce l'amore.


Perchè tifare la Roma se non è l'Inter, se non è la Juve, se non è il Milan.
Semplicemente non si può spiegare.
Semplicemente stupisce.


Continueremo a demoralizzarci dietro ai quotidiani insozzamani e cuore.
No. Spero.


A ciascuno il suo. Diceva.


Bene. Vedo gli juventini adorare l'ennesima farsa allestita, i milanisti trepidare dietro al delirio mediatico, gli interisti ingozzarsi di antipasti.
E noi. Qui. Ognuno decida come spendere il suo tempo. Le sue parole. E a cosa dedicare il suo cuore.


A.

Preparativi


L'uccello sospira per desiderio d'aria,
Il pensiero per non so qual luogo,
Per il grembo il seme sospira.
Ora scende un medesimo riposo
Sulla mente, sul nido,
Sulle cosce sforzate.

Yeats


In questi giorni io e Laura abbiamo iniziato a pensare concretamente al 14 Ottobre.
Abiti, invitati, scarpe, viaggio di.
Nozze.


Andremo a Dublino, grazie alla Ryanair che coi suoi prezzi ci consente un desiderio.
Sarà sicuramente bello
avere un po' di tempo lontani da quella ciambella
zuccherosa e nauseante che è ogni giorno gemello.


Le telefonate sono dense e pudiche: sento di voler condividere questi giorni
ma vorrei lo si facesse in punta di piedi. Con la stessa discrezione
che anima noi, prestati al rumore dal delizioso
silenzio dei veli.


Ci sono preoccupazioni,
quelle nascono da un equilibrio in tensione.
Ricerca di armonia:
un festeggiamento allegro
e lo spietato imporsi dei colori bruni del mondo.
Riusciremo a fare quel che riteniamo giusto.
Ne sono convinto.


Tra pochissimo sarò vestito: un abito scuro,
come cerimonia, pur laica, vuole.
E mi sentirò bene, così, per Laura mia.


Una bolla di sapone leggera
mi punge sovente sul naso
lasciandomi la realtà nuda


e bellissima nuda
al cospetto dei sogni.


Quelli incastrati nel senso
di privilegio che sa
il valore del cuore e
il colore brillante del sangue.


A.

Lo scambio


Mi sono ripreso da poco.
Lo scambio è riuscito. Tutto bene.
Come previsto.


I cavi sono bruni adesso. C'è della ruggine.
Mi districo a fatica, evito graffi, tagli, non le macchie.
Non mi fido della mia percezione del tempo.
Potrebbe essere passato un anno. O solo un minuto.
Ma questa non sono le mie mani.
O meglio. Non erano le mie mani.


Esco dalla stanza. Anche i colori della stanza.
Sono cambiati. Si sono spenti. Quella sera
sembrava di galleggiare nei fuochi
artificiali.


Sono più alto. È evidente.
E più pesante. Respiro senza problemi. Questo, ricordo,
mi spaventava. L'aria per una strada diversa, forse più lunga
e il mio sangue zitto
accontentarsi e aspettare.
Credo non ci siano problemi. Non ho affanno.


Fuori.
Era così bianco?
Provo a camminare alternando passi brevi a passi
lunghissimi. Poi corro e poi mi fermo. Niente.
Tutto rimane bianco.
Tranne. Il segno del mio movimento.


Lo scambio. Quando decisi di effettuare lo scambio
andavo a scuola e a scuola avevo la spina dorsale storta.
Niente di grave. Prima o poi l'avrei raddrizzata.
Con lo scambio nessun problema.
Neanche andare in palestra. Neanche un bustino.
Neanche una vite a bucare la cannottiera.


Mi chiedo cosa sia accaduto intanto.
Ho qualcosa di ben proporzionato fra le gambe.
Il dubbio c'era. Ridicolo.


Torno indietro.
Non ho fame, lo so.
Non avrò più fame.
Saltare tanti anni per essere qui
così definito, completo,
procura una lieve vertigine.
Poi però ci si calma.
Inevitabilmente.


A.

Creep (Low Morale video)

Il video è tratto da Low Morale.
Il barista consiglia vivamente la visione dei lavori di questa equipe inglese.

E sottolinea di amare in ogni singolo tratto
il profondo desiderio di silenzio
che li anima.

Musica dei Radiohead.

Testo originale.

Traduzione in italiano.

A.

Sotto il segno della pecora


Non riuscii a parlarle nemmeno una volta. Ero un ragazzino introverso e maldestro. Avrei voluto ribellarmi contro il sistema di valori che i professori e i genitori cercavano di inculcarmi, ma non trovavo le parole per oppormi. Qualsiasi cosa facessi, non funzionava. Ero l'esatto opposto di Gotanda, al quale tutto riusciva alla perfezione. Mi riusciva però di percepire le cose con uno sguardo fresco. Era una dote meravigliosa. Gli odori erano odori, le la crime erano calde, le ragazze belle come creature di sogno, il rock'n roll sembrava eterno. Il buio delle sale cinematografiche era confortevole e accogliente, e le sere d'estate erano lunghe e struggenti. Quei giorni inquieti li vivevo insieme ai miei alleati: la musica, il cinema e i libri.


Dance dance dance
, Haruki Murakami


Oggi al Bar vorrei raccontare di un uomo che racconta.
E di una traccia smarrita.
Ho letto quasi tutto quello che in Italia è stato pubblicato di Haruki Murakami.
Ricordo con affetto e pudore le pagine di Tokyo Blues Norwegian Wood:
il regalo di una cara amica, la scoperta di Toru Watanabe
paralizzato dal vivere.

Poi la fame di altre parole, quella dipendenza che in pochi altri momenti
ho provato per penne che sono ancora, adesso, nel mio guardare
il mondo: come per Svevo e Kundera, come per Garcia Lorca e Dylan Thomas,
l'ansia di ascoltare l'ascoltabile, o più volgarmente,
possedere oltre le orme i piedi e addentare le caviglie fino alle ossa,
per conoscere da dove, per dove, fino a dove,
il pensiero procedeva innamorato.

I protagonisti dei romanzi di Murakami
si scoprono colti nell'imbarazzo del non fare,
apologia improbabile dell'ozio,
patologia impalpabile del senso inconcepito,
immersi e accovacciati sul fondo di un tempo
svuotato che non gli appartiene.

In Giappone, sulla Terra, Ora. Senza far niente.
Impossibile. No, possibile. Aspettando, e continuando ad aspettare
persino nella ricerca spasmodica di una soluzione sollecitata.
Dalla sopravvivenza, per la sopravvivenza.
Cosa distingue i travagli surreali dei Watanabe
murakamici dagli inutili e usuali percorsi quotidiani
del producibile prodotto, cosa. Avversa. La quiete dell'infunzionale,
la soddisfazione del desiderio di un tempo liber(at)o.
Se non le passioni più deleterie e rivelatrici dell'animo umano.
O di quel che di lui rimane.

Per questo Murakami è uno scrittore secondo me importante,
oltre la qualità stessa del suo scrivere.
InItalia chi voglia iniziare a leggerne
sarebbe privato del suo primo volume Sotto il segno della pecora.
L'ho trovato e fotocopiato, è fuori catalogo, mentre gli altri volumi vendono bene
e non mi dispiace.
Cosa fare. Per ora scrivere che non c'è questo libro. Non c'è
quando potrebbe esserci.
Ora vado, mi aspettano
e nel treno, tornando a casa, ne leggerò ancora un po'.

A.

Quando la porta del Bar si muove


Quando la porta del Bar si apre
ritaglia nell'ovatta dei vetri
un quadro perfetto.

Cosa vedo
quando la porta del Bar si apre.
Vedo la parte conclusiva di una palazzina,
un terratetto per la precisione.
Ne vedo solo una porzione, poi un breve giardino
e l'angolo della strada che uncina ogni cosa.
La strada è un croupier malizioso ed esperto
attende le puntate e poi solleva senza tradir
emozione alcuna
la mano a dosar gioia e sventura.
Cosa fa la strada quando è sera
e sveste l'abito scuro.
Le duole la schiena,
si siede con lentezza e rimorso che quel tempo
sarebbe bene durasse poco, meno.
Adagio si libera delle scarpe,
sono ancora lucide, nonostante il giorno
polveroso, tutti i giorni polverosi.
Controlla i polsi della camicia,
non sono lisi, e si libera del farfallino
scagliandolo lontano.
Cosa è un farfallino
scagliato lontano.
In fila stavano
e ognuno di loro imbracciava una pallida candela.
La mantellina stringeva arcigna la gola
e il passo lento non prometteva sollievo.
Aveva evitato la cravatta con strenue decisione
eppure quel doppio triangolo al mento
non gli apparteneva più dei vessilli poco ispirati
al collo dei compagni di cerimonia.
Un po' di vento sarebbe bastato
a farlo volare via.
Cosa vedo quando la porta del Bar
si chiude.
Spesso una faccia non basta a colmare
l'opaca morbidezza dei vetri.
Cerco di focalizzare, distinguere, separare
la sua pelle umida dallo sfondo avido.
E magari ricordare un nome.
A volte inutilmente.
Quando non basta attendo.
Che la faccia si avvicini.
Non la guardo più.
Fino ad averla a un passo.
Non la guarderò
se non verrà qui al banco a chiedermi.
Cosa vuole. Cosa desidera.
Cosa posso fare per lei.


A.

Venerdì pomeriggio


Venerdì pomeriggio.
Ancora qualcosa da dire qui al Bar.
Ascoltando un maledetto blues.
Non ho ancora collegamento a casa,
il Bar rimarrà vuoto per due giorni.
Ma lunedì sarò qui a guardare il mondo.


Nelle prossime settimane il barista dovrà scrivere e molto.
Molte cose di lavoro, troppe forse, ma il barista è fatto così.
Si lamenta sempre.


Di bello c'è.
Che come promesso sono deciso a riprendere a scrivere,
riprendere a scrivere dopo Marta.
Vuol dire avere la certezza di nuove domande
di parole rinnovate con la speranza
di capire qualcosa di più o soltanto. Qualcosa di diverso.


Non sarà un romanzo forse, o lo sarà in veste ulteriormente frantumata.
Chi ha letto Marta sa cosa intendo.


Penso comunque a una prosa più netta questa volta,
a racconti legati tra loro, organi di uno stesso corpo.
Basta con le anticipazioni. Il titolo a breve.
Il primo pezzo. A presto.


Inoltre. Di bello c'è.
Che per fine agosto, inizio settembre
al Bar dello sport diventerà una trasmissione radiofonica,
distribuita attraverso podcasting.


Grazie al grande Massimo Lanzi,
padre del palinsesto di PodcastRoma,
che mi ha offerto questa preziosa possibilità di dibattere
in viva voce sulla scrittura, sulla creatività
cercando di offrire i nostri migliori pensieri.
Grazie a Lupocattivo che con Massimo sta approntando lo spazio web
per ospitare e sviluppare il progetto cui saprà contribuire decisamente.


E grazie a tutti voi che qui venite a leggermi lasciandomi
sempre il desiderio di tornare a capire qualcosa di più, insieme.


Per questo ho un blog. Per questo scrivo.
E per questo continuo a sperare che ci sia qualcosa di buono.
Da difendere, da inseguire, da sognare.


A.

Storie estive (Non gridate più)



Cessate d'uccidere i morti,

Non gridate più, non gridate
Se li volete ancora udire,
Se sperate di non perire.


Hanno l'impercettibile sussurro,
Non fanno più rumore
Del crescere dell'erba,
Lieta dove non passa l'uomo.

Giuseppe Ungaretti
Nonostante il sole
e la sabbia ammansiscano
i ciclici timori
dell'uomo globale,
l'acqua si muove.
Sempre.


Così accade che in Afghanistan
ci sia ancora una guerra.
E se il conflitto nel Libano
stenta a esser visibile nel deliquio agostale,


900 morti


annegano nel silenzio le incessanti esasperazioni di violenza
sul territorio del Sud, prima "controllato" dagli Americani,
ora sotto il controllo della Forza Internazionale di Sicurezza e Assistenza.




Altri morti, altra povertà, altro odio.

Come nello Sri Lanka, in Iraq, in Somalia.


Solo questo, così per raccontare.


Una storia estiva.
Di mare, sole
e sentimento.


A.

Che ci importa di vincere


Un articolo duro, netto, semplice.




Che ci importa di vincere se domani potremmo morire
di Edna Calo Livne (da Repubblica del 03/08/2006)


Forse non è ancora chiaro: a noi, alla maggior parte degli israeliani, non importa di vincere la guerra. A noi importa di vincere la pace.


La morale del nostro popolo, il rispetto della nostra storia e i comandi della nostra Bibbia ci impediscono di mostrare le immagini della nostra carne dilaniata, di corpi senza testa, insanguinati e smembrati. Nelle nostre tv è vietato mostrare queste immagini devastate e devastanti perché un padre, una madre, un fratello potrebbero accendere la televisione nell'attimo in cui, sorda sia quest'ora (come si usa dire da noi ebrei romani) appare sullo schermo il braccio del proprio caro o la sua maglietta sbrindellata, un dito con il suo anello di fidanzamento. No, non vogliamo vincere le guerre in questo modo. Anzi non le vogliamo proprio fare le guerre.


Siamo stufi di facce sconvolte di bambini che al suono delle sirene si aggrappano alle gambe delle proprie madri. Siamo stufi di ingegneri di morte che piantano i loro quartier generali in cittadine dichiarate patrimonio dell'Unesco come Baalbek, siamo stanchi di chiedere perdono ogni volta che restituiamo uno schiaffo a chi ci riempie di botte.


Siamo saturi di odio, di intolleranza, di volgari trucchi mediatici per commuovere un mondo che non si sforza di capire il dolore di tutti. Di tutti. Oggi, in un'ora ci sono cadute addosso 70 katiushe. Noi siamo ancora vivi, altri no. Potrei non essere qui domani a scrivere questo diario. Che può importarmene di vincere la guerra finché non avrò un po' di sicurezza per i miei figli?


Romana, abita in Israele dal 1975.
Fondatrice del Rainbow Theatre e della Fondazione Bereshit la Shalom



A.

Quello che ho imparato sui Blog (10000 grazie)


Il blog non è semplicemente riducibile ai suoi contenuti.


Spesso il blogger personalizza la propria pagina nella disposizione dei contenuti e negli aspetti grafici: le difficoltà tecniche sono ridimensionate dalla forte motivazione e risolte dal supporto di programmazione ampiamente presente nel web (codici già compilati e personalizzabili).


Il blog nasce come Web Log, una traccia della propria presenza sulla rete.



I blog personali e generici sono probabilmente i più diffusi, ma si è andata affermando l’esigenza di una maggiore specializzazione. Nella sterminata quantità di blog online, la scelta di un focus permette una maggiore riconoscibilità e facilita la fidelizzazione dei lettori.


La scelta di un preciso specimen di approfondimento comporta una inevitabile caratterizzazione linguistica: questo ha slegato in maniera decisa i blog dalla necessità di conformarsi alle diffuse forme di mediazione e contrazione lessicale, grammaticale e sintattica nella rete.


La scelta di un blog personale e generico propone l’esigenza di una ricerca stilistica che ne avvalori l’eccellenza: questi blog spesso sono quelli più ‘carichi’ esteticamente e rischiosi formalmente.


Tra i blog ‘focalizzati’ sono considerabili anche i blog di professione o di servizio: per essi è facilmente immaginabile l’uso di un linguaggio specifico, bensì ugualmente prevedibile sarà il target selezionato di riferimento.


La frequenza dei post, oltre la loro qualità, consente al blog di sviluppare una presenza continua nel tempo della rete, estremamente veloce nelle affermazioni e nelle dimenticanze.


Un blog privo di caratterizzazione rischia di rimaner muto.



Quale sia la destinazione del blog, la caratterizzazione del contenuto è fondamentale: come detto, essa può realizzarsi nella struttura grafica, nella valorizzazione di un focus, nella scelta del target.

Ma si scrive in un blog anche dotandolo di strumenti di comunicazione efficaci: gli RSS sono imprescindibili; una tag-board può rivelarsi utile (istant messaging embedded: piccole chat annidate nella struttura); funzionalità audio e video arricchiscono le possibilità di interazione con il “visitatore”, pur costando la fatica di più pesanti aggiornamenti e il rischio di naufraghi nella navigazione su 56k (nel rispetto delle normative sul copyright si tratta di flashplayer in streaming).


La scrittura di un post può avvalersi di precise scelte nel font, nella dimensione del carattere, nell’uso di corsivi e grassetti, di immagini fotografiche e video (come anche esistono photoblog e videoblog che privilegiano altri linguaggi a quello testuale), di link all’interno del testo stesso. Cercare di mantenere costanti le scelte in merito rende il blog più leggibile e ne valorizza i contenuti.


Il blog necessita dei bloggers.


Chi scrive su un blog deve necessariamente diventare un lettore di blog: per conoscere le tendenze espressive del momento, i dibattiti sollevati dalla community dei bloggers, ma soprattutto per stabilire quella rete di contatti che sviluppano fidelizzazione, rapporti proficui di reciproco favore (link ma non solo), eccezionalità nel proprio contributo informativo.


I bloggers si ‘riuniscono’ attraverso gli aggregatori: il termine, dedotto dalla tecnologia RSS in realtà indica in senso lato quei siti in cui il blogger iscrive gratuitamente il proprio blog, segnala un nuovo aggiornamento, acquisisce visibilità e popolarità.


Fondamentale in questo senso è l’attenzione ai visitatori: non semplice numero, come in alcune quasi patologiche dipendenze da counter, bensì vera e propria risorsa. I commenti ad ogni post dovrebbero sempre esser abilitati e resi quanto più immediatamente visibili.


Educarsi a rispondere ai commenti - e a commentare nei blog altrui -, fornire semplici canali di contatto (email, identificativo msn, icq, skype, ecc.) sono operazioni che dimostrano cura e attenzione nella gestione e volontà di far crescere il blog secondo le logiche di condivisione del web.

A.

Bologna2agosto


26 anni dopo 85 morti e 200 feriti


Cosa è cambiato nell'odio
dal 1980.
Credo poco e troppo poco.


Dove sono Elmer, Herman, Bert, Tom e Charley,
il debole di volontà, il forte di braccia,
il buffone, il beone, il rissoso?
Tutti, tutti, dormono sulla collina.


Uno morì con una febbre,
uno fu arso in una miniera,
uno fu ucciso in una zuffa,
uno morì in una prigione,
uno cadde da un ponte lavorando per moglie e figli -
Tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.


Dove sono Ella, Kate, Lizzie e Edith,
il tenero cuore, l'anima semplice, la rumorosa,
l'orgogliosa, la felice?
Tutte, tutte, dormono sulla collina.


Una morì di un parto vergognoso,
una d'un amore contrastato,
una per mano di un bruto in un bordello,
una d'orgoglio spezzato inseguendo il desiderio del cuore,
una dopo una vita nelle lontane Londra e Parigi
fu riportata al suo angusto spazio vicino a Ella a Kate e a Mag.
Tutte, tutte dormono, dormono, dormono sulla collina.


Dove sono zio Isaac e zia Emily,
e il vecchio Towny Kincaid e Sevigne Houghton,
e il Maggiore Walker che aveva parlato
con uomini venerabili della rivoluzione? -
Tutti, tutti, dormono sulla collina.


Li riportarono figli morti dalla guerra,
e figlie che la vita aveva schiacciato,
e i loro orfani, in pianto -
Tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.


Dov'è il vecchio violinista Jones
che giocò con la vita per tutti i novant'anni,
sfidando il nevischio a petto nudo,
bevendo, chiassando, non pensando né a moglie né a famiglia,
né all'oro, né all'amore, né al Cielo?
Eccolo Ciancia di pesce fritto di tanto tempo fa,
delle corse di cavalli di tanto tempo fa al Boschetto di Clary,
di quel che Abe Lincoln disseuna volta a Springfield.


E. L. Masters


A.

Meduse


Si riapre!
Il barista è tornato al lavoro ieri ma una fastidiosa infezione agli occhi l'ha costretto ad allungare l'assenza dai suoi amati tavolini.
Il trasloco, manco a dirlo, è stato faticoso come poche cose in vita mia (nell'ordine: andare in spiaggia in agosto, prendere la patente, sopportare la competizione sul lavoro).


Purtroppo la nuova casetta di Pistoia non è ancora dotata di collegamento ad Internet:
spero che Fastweb sistemi tutto al più presto, intanto cercherò di strappare minuti, e minuti preziosi, alla mia estate in ufficio e senza ferie.


Cosa è accaduto in questi giorni.
Una tregua piccina picciò in Medio Oriente,
una tregua ai saldi
dopo una strage in grande stile:
e il rimpiattino delle colpe
tra scudi umani e missili coscienti
non rende atto alla truce significanza del caso.
Forse le guerre ammazzano, sul serio.


In Italia il virus Indulto sta facendo ammalare
i voti del centrosinistra:
dopo aver liberalizzato,
e non si sospetti che io non approvi,
settori di mercato finora salvaguardati
dal precedente governo comunista,
la bagarre per un provvedimento indecente
e irriguardoso,
continuerà a far propagare l'infezione fino a settembre.
Poi si tornerà a parlare di soldi.
Chissà che non vada meglio.
Altre cose importanti: è estate e fa caldo,
piove e ci sono i fulmini,
si vendono meno autoveicoli e
in Corea del nord si fan frullati di corpi,
ma si sa lì mangiano pure i bambini.
In Africa si sparano col ritmo nel sangue
-Sri Lanka e Somalia ballano più di tutti-,
l'Iran minaccia tutto e tutti
e si candida al ruolo di Gargamella negli anni a venire.
Castro non sta bene, si è operato e già si è ripreso
come pure Pessotto, o grazie a dio.
Nelle strade i consueti incidenti d'auto
e nella televisione
i soliti bombardamenti in Iraq e i soliti sproloqui
sull'Afghanistan (ma esiste sul serio? chi ha mai visto
Iraq e Afghanistan nella stessa stanza?).
E quindi il Calcio,
nostro amato paladino del nulla
nel nulla.
La giustizia sorride ironica,
l'Europa sbeffeggia e
il calciomercato dei titoloni
annoia.
Ad ogni modo è quasi ora.
Tra qualche giorno
ci sarà il classico delitto inspiegabile
che come una tramontana discreta
suggerirà la caducità dell'amore
tra la Terra e il Sole.
E l'autunno inizierà a bagnare
il paesaggio nell'oro.


Meduse.
Si muore un po' per poter vivere.


A.