Che ci importa di vincere


Un articolo duro, netto, semplice.




Che ci importa di vincere se domani potremmo morire
di Edna Calo Livne (da Repubblica del 03/08/2006)


Forse non è ancora chiaro: a noi, alla maggior parte degli israeliani, non importa di vincere la guerra. A noi importa di vincere la pace.


La morale del nostro popolo, il rispetto della nostra storia e i comandi della nostra Bibbia ci impediscono di mostrare le immagini della nostra carne dilaniata, di corpi senza testa, insanguinati e smembrati. Nelle nostre tv è vietato mostrare queste immagini devastate e devastanti perché un padre, una madre, un fratello potrebbero accendere la televisione nell'attimo in cui, sorda sia quest'ora (come si usa dire da noi ebrei romani) appare sullo schermo il braccio del proprio caro o la sua maglietta sbrindellata, un dito con il suo anello di fidanzamento. No, non vogliamo vincere le guerre in questo modo. Anzi non le vogliamo proprio fare le guerre.


Siamo stufi di facce sconvolte di bambini che al suono delle sirene si aggrappano alle gambe delle proprie madri. Siamo stufi di ingegneri di morte che piantano i loro quartier generali in cittadine dichiarate patrimonio dell'Unesco come Baalbek, siamo stanchi di chiedere perdono ogni volta che restituiamo uno schiaffo a chi ci riempie di botte.


Siamo saturi di odio, di intolleranza, di volgari trucchi mediatici per commuovere un mondo che non si sforza di capire il dolore di tutti. Di tutti. Oggi, in un'ora ci sono cadute addosso 70 katiushe. Noi siamo ancora vivi, altri no. Potrei non essere qui domani a scrivere questo diario. Che può importarmene di vincere la guerra finché non avrò un po' di sicurezza per i miei figli?


Romana, abita in Israele dal 1975.
Fondatrice del Rainbow Theatre e della Fondazione Bereshit la Shalom



A.

2 commenti:

enza ha detto...

Strana interpretazione della Bibbia! Come dire...un pò troppo personale.

Taro ha detto...

Sante parole.