Lo scambio


Mi sono ripreso da poco.
Lo scambio è riuscito. Tutto bene.
Come previsto.


I cavi sono bruni adesso. C'è della ruggine.
Mi districo a fatica, evito graffi, tagli, non le macchie.
Non mi fido della mia percezione del tempo.
Potrebbe essere passato un anno. O solo un minuto.
Ma questa non sono le mie mani.
O meglio. Non erano le mie mani.


Esco dalla stanza. Anche i colori della stanza.
Sono cambiati. Si sono spenti. Quella sera
sembrava di galleggiare nei fuochi
artificiali.


Sono più alto. È evidente.
E più pesante. Respiro senza problemi. Questo, ricordo,
mi spaventava. L'aria per una strada diversa, forse più lunga
e il mio sangue zitto
accontentarsi e aspettare.
Credo non ci siano problemi. Non ho affanno.


Fuori.
Era così bianco?
Provo a camminare alternando passi brevi a passi
lunghissimi. Poi corro e poi mi fermo. Niente.
Tutto rimane bianco.
Tranne. Il segno del mio movimento.


Lo scambio. Quando decisi di effettuare lo scambio
andavo a scuola e a scuola avevo la spina dorsale storta.
Niente di grave. Prima o poi l'avrei raddrizzata.
Con lo scambio nessun problema.
Neanche andare in palestra. Neanche un bustino.
Neanche una vite a bucare la cannottiera.


Mi chiedo cosa sia accaduto intanto.
Ho qualcosa di ben proporzionato fra le gambe.
Il dubbio c'era. Ridicolo.


Torno indietro.
Non ho fame, lo so.
Non avrò più fame.
Saltare tanti anni per essere qui
così definito, completo,
procura una lieve vertigine.
Poi però ci si calma.
Inevitabilmente.


A.

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