Quando la porta del Bar si muove


Quando la porta del Bar si apre
ritaglia nell'ovatta dei vetri
un quadro perfetto.

Cosa vedo
quando la porta del Bar si apre.
Vedo la parte conclusiva di una palazzina,
un terratetto per la precisione.
Ne vedo solo una porzione, poi un breve giardino
e l'angolo della strada che uncina ogni cosa.
La strada è un croupier malizioso ed esperto
attende le puntate e poi solleva senza tradir
emozione alcuna
la mano a dosar gioia e sventura.
Cosa fa la strada quando è sera
e sveste l'abito scuro.
Le duole la schiena,
si siede con lentezza e rimorso che quel tempo
sarebbe bene durasse poco, meno.
Adagio si libera delle scarpe,
sono ancora lucide, nonostante il giorno
polveroso, tutti i giorni polverosi.
Controlla i polsi della camicia,
non sono lisi, e si libera del farfallino
scagliandolo lontano.
Cosa è un farfallino
scagliato lontano.
In fila stavano
e ognuno di loro imbracciava una pallida candela.
La mantellina stringeva arcigna la gola
e il passo lento non prometteva sollievo.
Aveva evitato la cravatta con strenue decisione
eppure quel doppio triangolo al mento
non gli apparteneva più dei vessilli poco ispirati
al collo dei compagni di cerimonia.
Un po' di vento sarebbe bastato
a farlo volare via.
Cosa vedo quando la porta del Bar
si chiude.
Spesso una faccia non basta a colmare
l'opaca morbidezza dei vetri.
Cerco di focalizzare, distinguere, separare
la sua pelle umida dallo sfondo avido.
E magari ricordare un nome.
A volte inutilmente.
Quando non basta attendo.
Che la faccia si avvicini.
Non la guardo più.
Fino ad averla a un passo.
Non la guarderò
se non verrà qui al banco a chiedermi.
Cosa vuole. Cosa desidera.
Cosa posso fare per lei.


A.

1 commento:

Markdeca ha detto...

ciao antonio come va??? io tra poco vado in vacanza quindi ci sentiamo e a presto...
buone vacanze