Finestatica


Che sonno.
Bar vuoto, luci spente, Laura dorme.


Dietro i vetri, che spiava,
c'era un cantiere a bagnarsi.
Una luce bianca abbagliava l'ospedale.
Insistente come un bambino, rubati
lo specchietto alla madre,
all'universo il sole cerca gli occhi.
Anche se chiusi.
Soprattutto se chiusi. Gli occhi.
Di chi dorme.


Qui vicino, sull'ultimo banco della sera,
una delle mie costole
dondolante.


Fresco, arancio, dolce senz'altro.
L'estate va via e mi piego un attimo.
Solo un attimo per non perdere l'equilibrio.


A.

1 commento:

enza ha detto...

Su un vento leggero di finestate il mio pensiero veleggia verso gli amici lontani, sfidando la pioggia...buon tempo, ora e sempre.