Furto al mercato del sabato


Ebbene sì, il barista latita.
E latita perchè non ha la rete
come un pesce libero dal dover dire, forse.
O forse no.


Eppure accade che qualcosa si precipiti nel sole sabatino
per rubargli il giallo luce e l'or profumo,
così acini d'uva acerbi dinanzi agli occhi e perniciose perle
verdi come biglie.


Ingoiai un intero grappolo di sì bestiale giovinezza
e mi trovai senza portafoglio
amaro l'incedere in tra la gente
che l'avrei presi tutti a sassate
tutti quelli a cui davo uno sguardo e uno sguardo affettuoso.


Non me lo merito mi son detto,
ipocrita.



Poco da meritare e ancor meno l'impegno di chi giudica.
Poco ancora quel che si può chiedere indietro, qualche ricordo,
bello, brutto, un ricordo che sa di palloni senza elio
fermi in terra e sporco soltanto qualche ombra.



A casa poi, a casa ho aspettato.


Che si depositasse sul fondo.
Il caffè prima di bere.
Che tutto quanto tornasse a comporre
una speranza tagliata sottile
da sciogliersi in bocca.
Sulla lingua.
Dolcissima.



A.

(fotogramma da Pickpocket di Robert Bresson)

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