L'elenco


La sua rotonda fattezza
non consentiva domande.
Accoglieva lo sguardo nel seno mastodontico
e un cenno della sua ombra
abbuiava la stanza.


Lui invece: sottile stretto intorno
alla barba del mento prominente.
Batteva le dita sul tavolo e lo faceva con tale maestria
da render distinguibili le cadenze
di un pezzo dei primi Rokes.


Signori, mi spiace, non posso.
Non posso vendervi questo tavolo.
Il bar non vende arredamento nè tantomeno
il suo spazio.


Come cosa lei non accetta?,
una risposta come un'altra dalle labbra infuocate
della gigantessa bruna: per una pausa di un secondo
un secondo eccedente
il pezzo dei Rokes si trasformò nel Pullover
di Aznavour. Perplesso, inarcai il sopracciglio destro.


Se ne accorse anche lui, smise bruscamente quell'imbarazzante
traccheggio musicale. E sollevò una valigetta sulle gambe.
Lo fece con fatica, sembrava soffrire la posizione, il peso
del rettangolo scuronero.
La manona rosa e imprevedibilmente accorta della debordante compagna
fece scattare le chiusure. Era il loro tesoro, la loro offerta.


Rimasi interdetto e il sopracciglio destro a stento mi rimase in viso.
Volevano quel tavolo e quel tavolo soltanto per potervi sedere
alla bisogna anche nei giorni di chiusura.
Mi offrivano un elenco telefonico alto migliaia di pagine.


Cercai di comprendere perchè secondo quei due figuri
la proposta avrebbe dovuto allettarmi.
Prego, lo prenda pure tra le mani, così mi invitò lei.
Sospirò lui, a vedermi acconsentire.


Era pesante e polveroso quel cumulo di carta. Lo sfogliai
prima con attenzione. E.
Riconobbi il nome di Marco Fasano,
un mio compagno d'asilo, quello che aveva la moto automatica
e disegnava il fratellino perso dalla madre.
E poi c'era Pasqualino Settebellezze, non era il suo cognome ma lì
era riportato proprio così vicino Valentina, il primo amore dei miei 5 anni.
Non era un elenco alfabetico, molti nomi non mi dicevano nulla.
E non era un elenco telefonico, solo una data accanto a ogni nome,
una data soltanto.


Scorsi a lungo quelle pagine mentre la gigantessa e lo smilzo
gorgogliavano compiaciuti, finanche ridendo sguaiatamente
ai miei maggiori imbarazzi.


Come avete fatto, questa gente, questi nomi
e fino a quando son contenuti in queste pagine
i nomi delle persone che ho incontrato.


Con una carezza madida di sudore e tenerezza eccessiva
lo spinse verso di me, prima che potessi.
Cercare tra le ultime pagine un'ultima veloce risposta,
l'ultima data.
Rischiando di cadere quello s'aggrappò all'elenco e
fui io a finire in terra, ai loro piedi.


Mi rialzai dopo il colpo
infastidito dal perfido dolore alla schiena.
Ancora sghignazzante lei, senza fiato lui
riposava il capo, la cruna di un ago, sul tavolo.


Quell'elenco, lo vorrei.
Dissi, non senza timore.


Lo sapevo, sapevo che avresti ceduto.
Ma ora che conosci la mia offerta, voglio tutto questo bar.
E l'elenco sarà tuo.


Speravo fosse l'attimo buono.
Mi gettai sull'elenco. Un balzo.
A precipizio.


Mi ritrovai disteso, solo, nel bar ancora chiuso.
Dolorante, raggiunsi il banco e mi consolai bevendo.
Vino rosso. Mette sangue.


Incominciò il giorno e le pagine dell'elenco ripresero a scorrere.
All'indice di mani lontane e grassocce.


A.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Antonio, questo tuo bellissimo, struggente racconto mi ha messo i brividi. Spero non sia la metafora di quanto è accaduto pochissimi giorni fa. Spero di sbagliarmi.
Per favore, dimmi che mi sono sbagliata...
Un abbraccio,
melitta

Antonio Sofia ha detto...

No fiorella, non c'è un riferimento diretto, no.
Sta' serena.

Sai, quando scriviamo, credo le nostre emozioni indossino maschere, e le maschere ricavino le loro vite da tutto il nostro essere stati e dal nostro desiderio di diventare.
Sta a noi saper ascoltare senza legarle a quel che sappiamo, per quanto sia la coscienza stessa ad averle dipinte.

Quindi no, non sono così mostruose
le persone che ora sono lontane.
Non lo penso neanche un po'.
Sono convinto invece possano continuare a fare bene per chi vicino a loro preserverà la serenità del poter dire.

Sono giorni difficili come altri giorni sono stati difficili: e nei giorni difficili si devono fare scelte, ma non solo.
A volte bisogna amare il silenzio,
perchè l'esistenza parli e suggerisca la bellezza delle vite che (ancora) non siamo.

Grazie, di cuore, un bacio.

A.
p.s.
laura sorride lieve.
qualcosa sembra cambiare in bene. :-)