Secondo piano


Sempre più mi rendo conto che
ogni uomo considera se stesso
un pianeta.


Gli oceani, le terre e le infinite forme viventi
asservite al procedere del tempo soggettivo
scalzano passato e futuro universali
per compiacere il debole tratteggio
dal grembo alla scomparsa.


Quando l'uomo ama
stenta a considerarsi completo
nella debolezza che si insinua
nella precarietà che si impone
nella concreta finitezza delle dimensioni.


E il pianeta libero
arride alla meraviglia
di un uomo liberato
da se stesso.


Meravigliosamente
limitati. Sapersi, potersi, volersi
disporre in secondo piano.
Levigare il rumore
con archi di silenzio.


Rifugge il barista dalla definizione.
Ma propone soltanto una richiesta:
considerare la propria ombra
come un giovane primo amore.


Incominciare da lì e poi alzare lo sguardo.


A.


(Foto tratta da the Daily Drink)

2 commenti:

enza ha detto...

Siamo pianeti in moto nell'immenso universo. Come pianeti siamo soggetti alle forze di attrazione e di repulsione e restiamo in equilibrio nello "spazio" se anche gli altri pianeti lo sono.
Un bacione a te e Laurina

Anonimo ha detto...

Leggerti mi emoziona sempre.
Grazie, Antonio.
Un bacio da melitta