Cambio di prospettiva


Oggi sono stato tutto il giorno
tra i tavolini del bar.
Non dietro il banco, no.
Ho scelto ogni ora una sedia,
e dalla sedia ho guardato.
Verso la macchina del caffè.


I tavolini del bar sono vecchi
ma ancora mantengono un lucido mansueto
sul legno amaranto.
Qualcuno zoppica, non ho mai pensato
a raddrizzare le gambe più inette.
Nè ad allestire un bugiardo equilibrio
con improvvisati quadrati di cartone.


Le sedie sono troppe,
a volte lo penso.
Il locale non è mai pieno,
forse non è mai stato pieno,
neanche un giorno, neanche il giorno
della sua inaugurazione.
Quel giorno mi tremavano le mani
ed erano vecchie, vecchie come non le ho
mai avute.


Continuo a fissare il banco
ma penso ancora a quello che dal banco
ogni giorno guardo.


E mi assale meraviglia
alzandomi per iniziare a chiudere,
quando per un attimo gustoso
scopro il segno di un gomito.
Ingiallito preciso un angolo
dell'ultimo tavolino
saluta settembre.
E io lo guardo rapito.


A.

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