Western, Cap. 5 - La luna nell'acqua

Quando si svegliò una libellula si compose sulla finestra appena sfiorata, ma decisamente sfiorata dalle curiosità del sole.
Le doleva ancora, la fasciatura non c'era più e neanche le ferite ma non si era lavata le mani dopo aver letto il giornale. Ancora tutta la vita del mondo bagnava le sue dita e ogni carezza sul viso aveva i baffi e gli occhiali del fumo.
Non era morta, non era morta, non era poco. Sembrava oro, oro in tutta la stanza: la zucca l'aveva portata al ballo di corte e poi era fuggita via con un riso beffardo.
Si svegliò e il verde e l'azzurro erano gli unici sbiaditi colori dell'ovatta in cui l'aveva posata l'ala di un aquila generosa. Dopo il fuoco non avrebbe più volato, al bordo di una strada attendeva gatti, topi e sguardi inorriditi, l'attendeva e chiudeva gli occhi.
Quanti occhi sul mio viso, aveva pensato, immaginandosi labbra rosso vermiglio e occhi viola da grande attrice; quanti occhi senza faccia a chiedermi una confessione, nuda e profumata nel lenzuolo e del lenzuolo soltanto nuda.
Non era poco guardare: ogni primosole dinanzi solleticare le finestre timide. Non era poco.


Western

1 commento:

FulviaLeopardi ha detto...

scrivi sempre bene