Altro / mondo



Finalmente un minuto, un minuto per me. E poi un altro e un altro ancora.
Ho appena sentito i miei cari amici di Radiolupocattivo e mi sento leggero per le risate, l'allegria e la passione genuina del nostro stare insieme.
Alla fine del giorno, accade. Mentre fuori, vicini o lontanissimi, le ansie di questo mondo frullato si perdono inascoltate. Grazie al cielo, a volte la pace ti bacia sulle labbra e l'amicizia ha il morbido calore delle piume.


Mi chiedo perchè quando si parla tra uomini non sempre si cerchi questo, il meglio possibile; perchè non si possa al lavoro così come in famiglia o per strada aspirare alla gioia di un abbraccio anche solo sottointeso. Cosa, cosa c'è di tanto attraente nella voglia bramosa di dominare e supporre il Potere, cosa si annida tra le dita rosse, lucide, incrostate, cosa si può stringere di tanto prezioso da non poter liberare i palmi dalle unghie in uno straordinario anonimo cenno di saluto.


Quando esco di casa la mattina mi rendo conto di odiare ogni passo che faccio: e ai piedi chiedo, pazzo, di non procedere, di lasciarmi stare, di abbandonarmi prima di essere visto. Ogni passo che faccio è un dubbio sulla possibilità di resistere: non bere troppo petrolio, mi dico, non oggi, non ancora. E mi scopro stanco di vivere, e mi scopro innamorato della vita per questo stesso faticoso resistere.


Non amo, e mi dispiace, l'asserzione di forza, troppo sedotto dalle intelligenze, scanso e l'incudine e il martello. E stringo gli occhi sulla fronte e mi dico se non sarebbe meglio andare altrove. Ma quel che mi muore tra i denti, quel che mastico fino a sentir dolore nei nervi costretti, è il desiderio di continuare a vedere, distinguere, così nitidamente, il vetro e lo spettacolo dell'universo.


Che miseria. Perchè il barista scrive di questo. Perchè il barista riconosce anche il dolce commiato del vino. E quando si bagna le labbra, assecondandone la corposa arringa, non può fare a meno di ricordare tutto quel che manca al petrolio per essere così meraviglioso.
Vorrei domani scoprire la gioia di fare cose importanti: basta con la puzza di piccole cose.
La storia ha fame di uomini enormi, di scelte decisive, di coraggiosi capitani profferti all'oceano.
Che non si debba sperare soltanto, che non si debba curvare la schiena, che non si debba più cercare soddisfazione nel proprio riflesso insozzato. Forse è proprio la bellezza di quel che possiamo a schiacciare le nostre intenzioni. Che miseria, però.


Non so se è sempre stato così, se in realtà siamo destinati a sbranarci senza degna sepoltura.
Che sia magnanimo il cielo e non entri mai nelle case, negli uffici, nelle teste. Che sia prudente e non cammini distratto, che sia astuto e non si sveli gentile. Che sia innocente ancora il cielo e rimanga lassù almeno un po', almeno un po' ancora.



Non so se sia solo il pensiero pigro di una lingua narcisa. Non so.
Però credo che sia onesto dire quello che so.
Può essere altro il mondo.
Lo dico in faccia a chi mi scruta sospettoso e dilata vuoti intestini di tigre.
Non è accaduto nulla, nulla di brutto oggi. Al contrario mi sono sentito bene,
io divertito bambino che scopre la luna. Meno luminosa del sole, la luna.
Ma il sole non c'è e la scopro bella, bella da morire.


A.

4 commenti:

enza ha detto...

Bella la luna! Ma è grazie al Sole che la veste della propria Luce che la vediamo, non ti pare? Un forte abbraccio da questo mondo, enza

sumire669 ha detto...

circondata dalla nebbia, riesco a intravedere la luce del baretto, a sentire la voce di tom waits e risate amiche....
aspettami con un bicchiere di vino rosso, sophos... l'arsura non dura per sempre
simo

enza ha detto...

dimenticavo...grazie per la bellissima musica che ci proponi :)
ciaooooooooooo (baci a Laura ;)

Antonio Sofia ha detto...

sempre grandi.. mi sento davvero meno solo con voi qui al bar!!

A.