Christmas (fixed) time


"Ogni anno a Natale non posso stare serena con i miei cari perchè devo ridiscutere il contratto di lavoro".


Così ci si approssima a Dicembre tra un corteo e una Finanziaria, e il precario fortunato, quello che gode e traslucida un incarico annuale, intuisce i primi riverberi dell'irrequietezza made in Christmas.
Ma poi, non sarà invece che siam precari per scelta sottointesa? Che dobbiamo ringraziar qualcuno per questa condizione solo in apparenza anomala? Che in fin dei conti sapere di non esser condannati se non ad interim abbia i suoi porci vantaggi?
Io tiepidamente diniego e comunque non soddisfatto rifletto.
Qualcosa di buono deve esserci.
E sì perchè in fin dei conti i privati continuano ad assumere e chi usa e getta i lavoratori par esser proprio lo Stato. Lo Stato sono io disse il re Sole. E quale terra più di questa conosce il piacere della lascivia sull'asfalto ingiallito, il gatto riverso non si disturba di andar via neanche alla prossimità più minacciosa.
Precarietà mia concubina: baci, abbracci e molestie cui aggrapparsi come ricordi ancora a venire;
un figlio cocopro e una casa a partita iva sono sogni realizzabili, sono sogni internazionali, citando ed eccitando.
Si tien duro, questo no, non è poi così vero: che la sera la penombra è una razza gigante e adombra ogni corallo insinuando una battuta velenosa. Ma allora non resta che il sogno? Quello è precario di per sè e non è poi così male (per esempio questa notte guidavo la moto come un dio, io che non so portare neanche una vespa; stabilivo il record più clamoroso di tutti i tempi sulla distanza più folle che si sia mai vista, ma lo facevo da solo e senza testimoni).
Ci si avvicina a Dicembre e fisso, inevitabile, sempre al suo posto il Natale incombe.
Che non sia questo il vero problema?


"Signora mia, spostiamo il Natale".


C'est plus facile.


A.


(immagine tratta da I-am)

2 commenti:

Nu e Marianna ha detto...

Fratello mio hai proprio ragione!
Ma una casa o un pupo secondo me sono sogni possibili. Anche per non darla vinta ad un sistema assurdo che si impadronisce fin troppo delle nostre esistenze...

Brigatta ha detto...

Il Natale. Un pranzo per abbracciare la famiglia tutta in una volta. Anche quelli che si vedono soltanto per Natale, ai matrimoni, ai funerali. E tenersi il precariato nella pancia insieme al cappone. E rispondere 'Bene' a chi chiede 'Come va?'. Perché che ve lo dico a fare che va di merda (che mi pagano ad acconti, ogni due o tre mesi, che esco due volte al mese a mangiare una pizza in un circolo, che aspetto gli ultimi saldi per compare quello che resta di quello di cui ho bisogno) mentre si mangia e si beve e si brinda. A che, a chi? A noi. Alla famiglia e a questa precaria. A questa precaria che si è presa una casa da pagare proprio la settimana scorsa. Perché sì, perché voglio uno spazio mio e dei miei amici, perché voglio ricambiare l'ospitalità ricevuta in anni d'amicizia, perché voglio leggere fino a tardi senza che qualcuno mi dica di spegnere la luce. E per molto di più di questo. Perché me la merito lavorando precariamente tutti i giorni e voglio tornare stanca la sera a casa MIA. Perché con una casa mia mi sento meno precaria, almeno fra quelle mura. E grazie a mio padre. Che se non mi dava le garanzie ancora salutavo la curva dalla mia cameretta. Inviterò soltanto lui e mia madre per Natale. E se mi avanzeranno soldi per comprare un cappone, lo cucinerò per loro. Altrimenti sarà pollo di batteria. E andrà BENE. Davvero e senza mal di pancia. Almeno per un giorno.a