Riportatemi dentro, sbattetemi fuori



Portatemi dentro. Toglietemi dalla strada e ridatemi la mia libertà.
Io mi chiedo. Se basta avere le chiavi di una porta per essere liberi.
Mi avete lasciato uscire, adesso riprendetemi.


E quella vecchia si fece sfilare la borsa da un sessantaquattrenne
determinato a non retrocedere di un passo ancora.
Una moglie e tre figli lontani, nessun lavoro, una condanna.


La libertà seduce, per questo suono, una cascata capovolta:
l'indulto ha bruciato le giornate circolari di chi in pochi metri di nulla
sapeva cosa poter trovare e cosa non poter perdere.


Sto signore si è spaventato del mondo, come dargli torto:
e a immaginare il suo viso, attaccherei al muro chiunque non riconosca al risveglio
una domanda di coraggio la possibilità di un cedimento.


Ma non c'è solo questo signore.
Qualche giorno fa un marocchino ha scelto di farsi arrestare
per essere espulso.


Quanti altri dovranno rinunciare perchè sia chiaro
che spostiamo pietre, mastichiamo polvere e sghignazziamo pigri.
Io non esprimo sentenze, non io. Ma mi vergogno perchè domani


inizia una settimana che chiamerò dura, e il mio tempo
perderà ancora qualche giorno per qualche giorno ancora a venire.
Miseria, eppure l'amiamo questa vita.


Quello si fa rimettere in galera, quello torna alla sua dignitosa fame.
E io andrò al lavoro, e cercherò di sentirmi fortunato com'è giusto che sia.
Non aver forza di sognarsi diversi, non aver voglia di diventare diversi.


Una densa marmellata di more consuma i nostri denti e comunque sapremo
sorridere. E darci una pacca sulla spalla, così allegri come si deve:
trascinarsi mascherati da fanti orgogliosi, sotto gli occhi tronfi di un riflesso Cesare.


A.

1 commento:

enza ha detto...

Non penso che manchi la voglia di diventar diversi, e che , a volte, non ci sono le condizioni adatte...non ci resta che aspettare il momento propizio. Una tenera pacca sulle spalle da chi ti pensa sempre con affetto. Salutami Laura :)Ciaooo