Scolastica


Testa pesante, bocca cattiva.
Come in alcuni giorni capitava andando a scuola,
quando mi soffiavo fortissimamente il naso
pur di poter cambiare il destino del giorno.


In questi giorni scrivo di meno,
e scrivo diversamente al mio bar,
eppure non mancano presenze affettuose e costanti segni
di presenza nella mia vita prima di ogni parola.


Sto lavorando molto, è per questo che non ci sono o quanto meno sto zitto.
Arrivo la sera sfinito, il lavoro divora quel che resta del sonno.
Oggi, con gli occhi che mi cadono scrivo qui e scriverò ancora
un capitolo del mio romanzo perchè così mi ribello alle regole del pane o del fieno.


Vedo, ovunque nel web, stracci di un'inquadratura rafferma: studenti,
scolari ammalano i loro anni di cronicità irreversibili.
Che tali sono le ghirlande scorsoie della violenza e poco manca
perchè l'uomo non diventi una lama d'acciaio riflettendo unicamente di taglio.


Cosa può spiegare l'ansia di affermare le figure del Potere
ad occhi chiusi guardando negli occhi,
imponendo la presenza di un chiodo nei piedi e nelle mani,
non so. Ma ricordo gli amori nella mia malattia


quei ragazzini che ogni giorno aspettavano la mia presenza ottusa d'adulto
per accedere a un campo da gioco; farsi dettare le aspre condizioni
del codice morale dei grandi; imporre il proprio incauto urlare sillabe
virtuose in aria dalle zanne ligie ai doveri della fame.


La mia scuola non è stata una bella scuola, anche la mia come tante e troppe.
Eppure al mio matrimonio ho desiderato molti dei compagni di allora
e con loro abbiam smesso di ricordare uncini e monoculi di quel tempo
pirata. Abbiamo, inevitabilmente forse, intinto frollini di cemento


nelle mattine di adolescenziale fragranza e mai penso potrò smettere
di concedermi il diletto del rimpanto compatito per quel che non
avevo e non avevo voluto ricevere. Che la miseria degli anni futuri
è un morso rabbioso, la fisiologia del verso baciato n'è pulviscolo e morbo.


Procuratevi stampelle e psicofarmaci o leoni della ripresa da tre pollici
che tanta sarà la tristezza e mostruosa regnerà l'angoscia nei vostri specchi
di calce: non capirete mai che quel fumo e quel giardino
che sognate bruciare non è vero se non nel nido reciso dietro le vostre palpebre.


A.

1 commento:

Markdeca ha detto...

ciao antonio tua madre mi ha fatto vedere la tua laurea sei un genio ...
comunque ti vorrei chiedere come mai quando voglio far visualizzare degli index sul mio web server non li fa vedere??